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La strada

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Illustrazione di Agrin Amedì
Avevi grandi ambizioni. La tua strada. Costeggi la strada e ti chiedi. No, non voltarti. C’è la strada davanti, devi stare attento. Federico Cicirata procede.

La strada
Solo la strada
Dritta, curva, saliscendi, ma sempre la strada
Nient’altro che la strada
Non conta la fatica, il sudore, le gambe legnose, ciò che conta è solo la strada
Niente ai lati, solo la strada
Non ti chiedi dove vai, è la strada che ti porta
E corri, corri, con i pugni al petto e l’ansimare del respiro
Vorresti fermarti, ti chiedi che senso abbia correre, ma non puoi
La strada vince, sempre
Voglie e paure, dolori e felicità, speranza e disperazione, la strada attraversa tutto senza fermarsi, mai
Provi un momento di gioia e in un baleno sei oltre, e non sai cosa t’attende dopo la curva o il prossimo dosso
Dolori, forse illusioni, forse inganni, verranno, e poi passeranno, in un baleno
Ricordo la voracità di un tempo, quando la voglia di correre mi divorava
Avanti, sempre avanti lungo la strada, correndo a più non posso, fin a far scoppiare i polmoni, spinto dalla curiosità di scoprire cosa ci fosse più oltre
Adesso corro, corro ancora ma non provo l’entusiasmo di un tempo
Corro e non so più perché lo faccio
La voluttà della scoperta è svanita da un pezzo
Adesso corro perché non so fare altro
Non vedo l’ora che la strada finisca
Ho solo voglia di fermarmi a sedere su un paracarro
Ma so che mi è negato, finché potrò dovrò continuare a correre
La solitudine mi pesa più della fatica. Alla fatica si fa l’abitudine, alla solitudine no, è impossibile
Seduto su un paracarro vedo una figura che guarda nella mia direzione
Correndo mi avvicino per passargli accanto, la guardo incuriosito, è davvero tanto, tanto tempo che non trovo nessuno sulla mia strada
Mi sembra un viso noto: un profilo regolare, baffetti elegantemente sagomati su labbro superiore, occhi che sprizzano intelligenza e arguzia, vestito con una cura ed eleganza d’altri tempo. Mi colpisce il sorriso che esprime una dolcezza che io non ricordo in altri che in mio padre
Chicco dice, e io soprassalto, era il mio nome di bambino
Papà, tu qui?
Ti aspettavo
Scusa, ma non posso fermarmi
Non importa, tanto sono io che verrò con te
Lui non cammina, non corre, è come se scivolasse sulla strada, restandomi accanto
Allora, com’è andato il percorso? Soddisfatto?
Non lo so, non ho mai avuto il tempo di fermarmi e fare un consuntivo
Avevi grandi ambizioni
Cercavo le montagne da scalare, quelle più alte, e quando sono arrivato in cima pensavo di essere giunto sul tetto del mondo, invece mi sono trovato in cima a una collina. Le vette che sfidavano i cieli erano ben al di là della mia portata
Ma hai fatto del tuo meglio, mi pare di capire
Sì, su questo non ho esitazione, ma questo resta al tempo stesso il marchio della mia mediocrità
Se potessi, a cosa vorresti ritornare?
Non ai momenti che suscitavano tanto invidia attorno a me, ma ai momenti felici dell’infanzia.
Adesso dammi la tua mano
Sento la mano piena e forte di mio padre che prende la mia, sento la carnosità delle sue dita mutarsi in dita magre e nodose e sento il dorso della mano bagnata dalle mie lacrime
Con sforzo socchiudo le palpebre, seduto sul bordo del letto vedo mio padre con un sorriso che ispira serenità, vedo il bianco abbacinante del letto ospedaliero, vedo volti noti e sento la voce di Alfio, il figlio maggiore che porta il nome del nonno, dire l’ultima cosa che ricordo
«guarda mamma, sorride»

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