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Quel tardo pomeriggio a Bali

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Illustrazione di Agrin Amedì
No dai, non sorridere. È solo cortesia la mia. Su, visti i tempi, due chiacchiere con un rappresentante non potranno mica farci male, no? Maurizio Quattrocchi riceve una visita imprevedibile.

Dopo un anno di pandemia in cui le relazioni sociali sono ridotte al minimo, qualsiasi occasione per socializzare va presa al volo. Così anche un appuntamento con un venditore di aspirapolveri porta a porta diventa un’opportunità per vedere nuove persone e passare un pomeriggio in compagnia.
La scusa con cui il rappresentante e la sua spalla-tirocinante sono riusciti a entrare in casa è una di quelle subdole, tecnica che sicuramente si insegna in quei corsi aziendali affollati, ma poco importa, in quel momento non avevo niente da fare e lui era risultato fin dal primo impatto una persona piacevole, ben vestito, e dalla parlantina spigliata sporcata appena appena da una residua balbuzie giovanile.
Entra in casa trasportando la sua valigia piena di accessori che sotto lo sguardo attento del tirocinante inizia a aprire, tirando fuori – mentre parla del suo passato di avvocato mancato e delle gloriose prospettive di carriera nel mondo del porta a porta con la mia compagna seduta su una sedia – una serie di oggetti e fogli stampati. Lei lo guarda un po’ divertita, e forse incuriosita dalla situazione, anche se allo stesso tempo appare un po’ scocciata dall’invasione in casa non programmata. Io, seduto comodamente sul divano, pronto a ricevere una valanga di informazioni, lo ascolto distrattamente mentre inizia a parlare della quantità di sporco residuo presente nei miei pavimenti – che evidentemente, con i miei metodi tradizionali, non ho mai mandato via – e della gran quantità di polvere sulle superfici che non pensavo nemmeno di avere. Mentre parla avvia il suo fantastico aspirapolvere di ultima generazione che inizia a emettere un rumore accelerato, simile a una turbina di aereo in fase di decollo, con in sottofondo la sua voce puntuale, tipica di quella di uno stewart che distrattamente indica ai passeggieri le uscite di sicurezza.
«E con questo nuovo sistema di aspirazione raccogliamo anche lo sporco più ostinato e nascosto…»
Questa domanda si traduce nella mia mente in un’altra domanda: quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho preso un aereo?
Mi distendo meglio sul divano, guardando con aria interessata il tizio intento a cosparge il mio pavimento con del pangrattato. Del bel pangrattato, quello dal colore sabbia dorata (e finissima), quella con cui ti ritrovi a giocherellare tra una chiacchiera e l’altra dopo una giornata di sole e bagni. Proprio come la sabbia in quella piccola spiaggetta isolata non raggiungibile a piedi. Ti ricordi? Avevamo noleggiato un barchino per poterci arrivare, e quel giorno eravamo soli io e te.
«Perché il nuovo sistema lava e pulisce è il primo al mondo, pensate che ci hanno lavorato 45 ingegneri, centomila ore di lavoro, cinque anni di collaudi per ottenere un prodotto così piccolo e compatto.»
Come quell’ultimo trenino notturno che eravamo riusciti a prendere di corsa solo per poter esserci prima dell’alba nella spianata dei templi, che a quell’ora non c’era nessuno e noi volevamo vedere il sole sorgere esattamente sopra il laghetto su cui si riflettono i templi creando quell’atmosfera rarefatta dai colori caldi immersa nella quiete e nel silenzio della…
«E tutto questo a soli 2.600€ pagabili in comode rate per 24 mesi a interessi zero.»
Mi volto verso di lei e scorgo delle lacrime nei suoi occhi. Dentro c’è lo stesso stupore di quel giorno al mare, sull’isoletta, e poi all’alba, dove i colori avevano la stessa intensità della spianata dei templi, delle attese cariche di futuro e dello stesso pangrattato che voglio lasciare lì dov’è.

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