La zattera

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Illustrazione di Agrin Amedì
Non puoi scrivere ciò che senti se la carta non è quella giusta. Io cercavo una carta capace di trattenere il profumo delle rose. Lorella Natalizi lascia frusciare un foglio tra le mani.

Lo so che non ci credi, ma l’ho fatto. L’ho fatto perché ieri, durante la passeggiata mattutina lungo il fiume ho visto una zattera con una vela di iuta e ti ho pensato. Chissà da dove è spuntata? Una zattera con la vela. Vado a passeggiare lì quasi tutti i giorni ma prima di ieri non c’era mai stata una zattera. Bah, ogni cosa ha il suo mistero. Allora oggi dopo colazione – non mangio più pane e miele, ho scoperto di essere celiaca, e il miele sopra le gallette che sanno di pannocchia, credimi, non va proprio giù. Insomma, sono uscita per andare in cartolibreria e ho impiegato diverse ore prima di trovarne una. Ai commessi e alle commesse veniva da ridere alla richiesta: «Avete carta da lettere profumata alla rosa?». La risposta nei differenti negozi è stata la medesima: «Signora, lei cerca della carta da lettere? Oggi con le mail le lettere non le scrive più nessuno, figuriamoci poi con foglio profumato di rosa. Anche le cartiere di Fabriano hanno chiuso. Non si usano più».
Lungo la strada del ritorno un mormorio avvelenato di sconcerto ha risuonato a fil di labbro: «Non si usano più».  È vero che noi due non ci vediamo e non ci scriviamo da quasi vent’ anni, ma dico, sono bastati solo due decenni per far saltare in aria carta, inchiostro e francobollo? Questo è davvero difficile accettarlo.
Ho avuto fretta di rientrare a casa e nel ciondolare tra una stanza e l’altra mi sono chiesta: Avrà conservato quella piccola zattera con la vela di iuta che gli regalai per un suo compleanno? Di sicuro tu l’avrai gettata, come avrai gettato la clessidra, la lente d’ingrandimento e quella mappa con le rotte da noi tracciate. Oggetti che avevano un valore profondo. Ti ricordi come eravamo grati della loro esistenza? Di tempo ne è passato da allora e il tempo rende banali e piccole le cose destinate alla polvere. E allora perché ti ho cercato ora? Una bella domanda. Alla vista della zattera delle lacrime hanno iniziato a uscire dai miei occhi. Non sono riuscita a fermarle. Ci ho provato, credimi, ma non ce l’ho fatta. Quella zattera è stato un colpo basso. No, non voglio mentire, e poi lo sai, su certe cose non ne sono capace. Per anni ho continuato a parlare con una parte di te, e per inciso, t’assicuro che a volte quella parte mi rispondeva. Sì, proprio quella parte a cui nei giorni di rabbia gridavo: «Sei stupido e infantile!». Quella parte lì che privatamente si sentiva messa all’angolo e invece pubblicamente in modo sfacciato mi raggiungeva ovunque io fossi. Quella parte che bussava al finestrino di un treno allungando, tra lo stridio delle rotaie, un grande mazzo di fiori e un biglietto rassicurante con su scritto “Ti raggiungerò con la mia auto. Grazie al congresso riuscirò a restare due giorni interi con te”. Quella parte che s’arrischiava fin sotto la mia casa e implorava tenendo in mano un cesto di ciliegie: «Ti prego, una bottiglia di cherry falla anche per me». Quella parte che mi faceva indossare l’abito dell’innamorata folle e mi regalava liriche con la leggerezza di chi regala un palloncino. Quindi, perché proprio ora? Non lo so, dopo la vista della zattera, il pianto e una soffiata di naso, l’aria è tornata a essere frizzantina e ho avuto voglia, anche se era presto, di bere un bel bicchiere di moscato in un bar che non conosci e poi di brindare insieme alla barista – perché da soli è triste – alla misteriosa comparsa della zattera ormeggiata lungo il fiume.
Questa non lettera mi è sembrata l’unico modo per poter condividere quello che è scivolato in un istante. No, non scrivo più né poesie né racconti. Mi chiedi pure perché? Il perché è ovvio, nessuno mi pubblica, nessuno mi legge. Lo sconcerto dei primi invii agli editori è stato come il tuo tradimento, neanche una riga di spiegazione. Ho fatto più volte i conti con le parole rimaste tra i denti ma anche con la nudità delle stanze d’albergo. Con il mio corpo che traboccava acqua dalle cosce e mentre t’immergevi in una vasca insieme a me.
«Con lui sì e con me no.» Avevi ragione quando dicevi che non ti capivo. Ho pensato solo a me stessa, mi bastava così. Avrei dovuto consegnare il mio corpo all’analista, ma la mente no, la mente era piena di te. Sono una sopravvissuta al cannibalismo amoroso. Tante volte appoggiata al parapetto di un pontile inesistente ti ho visto andar dall’altra parte della mia vita su una zattera con la vela di iuta. Certo, tutto immaginavo, tranne di vederla ieri lungo il fiume. Ma sappi che non aspetto miracoli, carta buona da lettere non se ne trova più, no. Non se ne trova più.

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