Condividi su facebook
Condividi su twitter

Non è colpa tua

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
No, guarda, non preoccuparti, non è colpa tua. No, aspetta, lasciami finire, stavo dicendo che, vedi, la responsabilità di questa che…, ma ti prego, aspetta, no, e cerca di non interrompermi. Gianluca Pesolillo intona un soliloquio senza sosta.

Puoi riprendere da … Dov’è che eravamo rimasti? Ah sì, vediamo, sì sì, mi ricordo, tu bussi, entri, dici che devi dirmi una cosa e se per favore ti faccio parlare che ci tieni molto e possibilmente senza essere interrotto, io ti dico che certo, certo che ti faccio parlare senza interromperti. Tu mi dici, me lo prometti? Te lo prometto, e allora inizi a parlare e parli, parli a memoria, ripeti il tuo discorso che ti sei preparato, quando? Ieri sera? Lo interpreti con la mano in tasca e con l’altra gesticoli e sei agitato, non hai dimenticato neanche una parola, bravo, mi guardi in faccia, come da copione ma sei agitato, eh, ti suda la fronte, tu mi guardi in faccia, sostieni il mio sguardo, ci metti ecco, insomma, non dico dignità ma voglio dire ci provi no? Giusto? Ci provi a essere dignitoso e io comprendo bene le difficoltà tue, di te che mi stai davanti e che temi che io abbia già deciso. Io credo di comprenderti sai, credo di sapermi mettere nei tuoi panni. E tu? Guardami, tu ti ci metti nei miei di panni? Solo un secondo, ti ci metti? Perché io lo faccio, eh, cavolo se lo faccio. Ti vedo a passare la serata a studiarti il discorso che mi avresti fatto stamattina, a provarlo davanti allo specchio con la mano nella tasca, ti vedo, ti vedo con questi occhi qui che metti tuo figlio a letto e poi apri l’armadio e scegli il vestito, la camicia, la cravatta con i pallini arancioni poi quella rossa poi quella a righe poi senza cravatta e ti vedo, ti vedo e ti sento davanti allo specchio ad allacciarti l’ultimo bottone, a chiudere il nodo e Amore? Amore vieni un secondo? Che dici, eh, va bene? Va bene questa qui con i pallini arancioni? Certo, certo amore che va bene, è la tua cravatta fortunata! Dico male? Mi sbaglio? Parola più parola meno? Ti vedo mentre sei davanti allo specchio a provare il discorso che mi avresti fatto stamattina Amore? Amore vieni un secondo? Che dici, eh, va bene? Va bene se busso e apro la porta e gli dico Scusami capo, so che mi cercavi, prima però vorrei dirti io una cosa e ti chiedo di poterlo fare senza essere interrotto e scusami, eh, insomma ti vedo a te che chiedi consiglio a tua moglie su quello che mi dovresti dire e penso, ma che cazzo ne sa tua moglie? Pensavo di averti chiesto se potevi sederti ma forse l’ho solo pensato e non l’ho detto, te lo dico ora, puoi sederti sulla mia sedia e dirmi cosa si vede dal mio punto di osservazione? Puoi farlo per me? Grazie. Resta seduto. Rilassati e prova a non pensare a tutto quel discorso che ti sei preparato, che poi potrai farmi eh, ma prima prova a non dare le cose per scontate, a non pensare che quello che hai fatto avrà conseguenze. Dico male? Non è a questo che stai pensando? Non è questo che vuoi evitare col tuo discorso? Non è per questo che ci sono quattro, cinque gocce sulla tua tempia sinistra? Secondo te quello che hai fatto mi avrebbe spinto a? Dici di sì? Ma sappi che prima di te anche io ho commesso diversi… Eccola! L’hai vista anche tu la goccia scendere sulla tua guancia? Ah, ho capito, è per questa… Hai visto che c’è il tuo nome sopra la busta e hai pensato che… Lo vedi come fai? Tu pensi che quella lettera sia… È questo che a me dispiace, sai? Tu arrivi a queste conclusioni fondamentalmente perché non mi conosci, perché non sai metterti nei miei panni. Ti dico una cosa, guarda: se io dovessi reagire come tu temi ogni volta che uno di voi facesse un errore non ti dico che sarei solo qui dentro però… Capiamoci una volta per tutte, senza tanti giri di parole che a me piace essere chiaro e non girarci troppo intorno alle cose. L’errore che hai commesso, è vero, è un errore abbastanza grave, molto grave, ok, va bene, e non è neanche la prima volta che succede, lo so, certo, e poi sì, è vero, uno si aspetterebbe che dopo un po’ si imparasse a non ripetere più certe cose…
Non è così. Mi credi adesso? Inizi a capirmi? Credi di aver capito ma vuoi sentire che lo dico in maniera più chiara, per non rischiare di? Lo comprendo, io mi metto nei tuoi panni e lo comprendo, evitiamo ogni fraintendimento anche se pensavo di essere già stato piuttosto, va bene va bene. Quella busta lì davanti a te sulla mia scrivania con il tuo nome sopra, quella busta non ha nulla, nulla a che vedere con quel tuo errore né con gli altri che hai commesso in passato. Con questo non voglio dire che certe tue decisioni e azioni in alcuni momenti non mi abbiano messo abbastanza in difficoltà, molto in difficoltà. Ma quella busta col tuo nome sopra, hai la mia parola, non c’entra nulla con tutto questo. Capisci ora che il tuo discorso, lo sguardo da sostenere, la ricerca di una dignità che insomma, i consigli di tua moglie, i pallini arancioni, le righe, lo capisci ora che tutto questo non serve a niente? Mi fa piacere, ti vedo sollevato, bene, bene, sono proprio contento, scusami ancora se ti ho interrotto ma mi sembrava, come dire, crudele stare a lì a vederti sforzare quando non c’era alcun motivo. No, no che non potevo. Quella lettera, e questo sì devi dirlo a tua moglie, non è in alcun modo colpa tua, diglielo, diglielo che dipende da un mercato sempre più, da una… come dire, senza peraltro che lo stato muova un dito per evitare che, diglielo, mi raccomando, a tua moglie, diglielo che la decisione che abbiamo dovuto prendere l’abbiamo presa non a causa tua bensì nonostante tu sia stato assolutamente all’altezza di, anzi, quello che auspico io, dille anche questo, è che appena questa situazione di crisi sarà terminata si possano ripresentare le condizioni per lavorare di nuovo insieme, io non lo escludo affatto eh, anzi, dovessi dirti, come azienda, lo scenario più probabile, non voglio dire certo ma più probabile lo dico senza problemi, è proprio che noi si possa farti una proposta per rientrare, una proposta anche migliorativa rispetto a quella attuale, eh, e io per migliorativa intendo almeno un cinque per cento, almeno eh, mi spiego? Tu comunque non ti fare problemi a chiamarmi nel caso ti dovessero servire delle referenze. E stai seduto, stai seduto non preoccuparti, figurati, io tanto ho un incontro in sala riunioni, così ti prendi il tempo che ti serve, ti leggi con calma i documenti, e vedrai che non c’è alcun riferimento a tue responsabilità ma che la fine del rapporto di lavoro riguarda questioni relative all’azienda. Tanto io devo andare quindi tu fai con comodo, eh, così metti una firma per presa visione, la penna è lì, vicino la busta, e poi o la lasci lì sulla mia scrivania o se vuoi uscendo la consegni in segreteria perché tanto già sanno tutto e la aspettano. Anzi se non ti spiace fa’ così, dalla a loro. Ora, guarda, la mia riunione sarebbe iniziata da dieci minuti ma se vuoi dirmi qualcosa non mi importa nulla, eh, aspettano. Ok, mi raccomando, eh, fai con comodo, nessun problema. E ricordati una cosa: non è colpa tua. Ok? Mi credi, sì?
Non
è
colpa
tua.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Pose

Sfoglia
MagO'