Condividi su facebook
Condividi su twitter

A prescindere devo stare cima

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Corri Mimì, corri! Non fanno altro che ripetermelo in continuazione, come una litania. A volte mi sembra quasi di trovarmi nell’Inferno di Dante, in risalita. Bianca Colitti impenna verso un mondo possibile.

Devi correre. Me lo ripetono da sempre: «Corri più veloce Mimì, perché questo mondo ti si mangia».
Mi sarei fatta mangiare volentieri, inghiottire, inglobare. Non voglio correre. Mi piace andare piano, prendere lunghi e profondi respiri e poi perdermi nel nulla. Nei piccoli riti, nel tè il pomeriggio, nelle gambe distese e nel libro in mano, io ci sto comoda.
E che palle mia madre che mi dice incessantemente che devo pur far qualcosa, che devo arrivare, che non posso aspettare la manna dal cielo.
E che palle anche mio padre che ripete che la pigrizia è la malattia dei ricchi, che è tutta colpa sua se sono cresciuta viziata e scansafatiche.
Alzo le spalle, ci sono abituata. Le vedo e le sento le persone che nella mia immobilità vedono solo pigrizia. Non concepiscono l’idea che in mondo che va così veloce, che si vuole mangiare tutti, qualcuno possa essere felice anche da fermo. E quando rispondo alla fatidica domanda “cosa vuoi fare da grande?” con un “essere serena”, nell’immaginario di chi chiede compare solo un buco nero, un’esistenza vuota. Sprecata.
Dicono che sono depressa.
«Così giovane e così depressa», questo dicono.
Non mi importa.
Ma allora cos’è questo senso di vergogna?
Il biglietto scivolato ieri sotto la porta della mia camera mi martella in testa.
La pagina di un libro di terza media piegata in quattro, il canto terzo dell’Inferno: gli ignavi. La scrittura sbilenca di mio fratello con una penna rossa: “Ho pensato a te vecchia culona. Se solo studiavi avresti saputo chi erano”.
Non riesco a muovermi, non riesco a smettere di pensarci. L’immobilità che mi è sempre stata così cara ora mi sta schiacciando.
È così che mi vede la gente? Pigra e dunque ignorante?
Ho una cultura io. Una mia cultura. Non riescono a vederlo?
Tutto ciò mi punge l’orgoglio vivo, qualcosa deve cambiare qualcosa.
Cambierò io.
Mi iscrivo all’università. Così anche mia madre sarà contenta. Ho 21 anni, sono ancora in tempo.
Sbircio il calendario sul telefono. Che giorno è oggi? A sì, mercoledì 13 agosto. Ho tempo per settembre.
Devo scegliere un corso di laurea.
Potrei buttarmi su storia, un sacco di nozioni e date aiuterebbero la mia causa.
O lettere, parlo bene e leggo tanto, potrei unire passione e dovere. Sì, vada per lettere.
Ora che ci penso lettere non dovrebbe avere nessun test di ingresso. Meglio così, ho del tempo per avvantaggiarmi sul programma. Chissà se danno un premio al migliore del corso.
A prescindere, devo stare cima. Sarò una di quelle a cui chiederanno gli appunti. Certo è che se inizio a dare appunti a tutti le possibilità di primeggiare diminuiranno.
Penso che però dovrei farmi anche una bella comitiva, così la pianto di rimanere a casa sola il sabato sera.
Ma l’università a Roma o all’estero?
Cambiare città in così poco tempo può diventare problematico. Però, di contro, andare all’estero sarebbe proprio un bel colpo.
Vada per la triennale a Roma e la biennale all’estero.
Vediamo quali sono le migliori università al mondo di lettere.
Ah, eccola: Oxford. Perfetta. Se mi impegno duramente non ci sarà nessun problema ad accedervi.
Continuo a guardare le foto, rapita. Sento già l’eco dei miei passi su quelle mattonelle. Perché non ci ho mai pensato?
Ma altra cosa fondamentale sarà trovarsi un ragazzo. Bello brutto simpatico, non importa. L’importante è che sia ricco. Ricco da far schifo. Da far venire un infarto a mio padre.
Ora che ci penso a Oxford potrei anche fare conoscenze con qualcuno della famiglia reale. Chissà, potrei diventare duchessa o marchesa. Forse addirittura principessa. Qualche principe libero è rimasto? Mi pare di no, ma non c’è alcun problema, duchessa andrà più che bene.
Per diventare duchessa dovrei sicuramente curarmi di più.
Via questi rotoli in eccesso, sono solo una testimonianza dell’inerzia che mi ha soffocato fino a oggi. Mi iscrivo in palestra e ci vado almeno quattro volte a settimana.
Poi appuntamenti, estetista e parrucchiere.
Diventerò bella come Venere, non mi riconosceranno più. Già mi ci vedo a stringere mani a persone che conosco da una vita, a ridere un po’ imbarazzata dicendo: «Sono sempre io, Mimì, non mi riconosci?».
E una volta che sarò bella, laureata e sposata, dovrò trovarmi un lavoro.
Con una laurea a Oxford ogni porta mi sarà aperta. Mi stenderanno un tappeto rosso.
Devo solo decidere. Forse in politica? Potrei entrare in Senato. Sarebbe un bel colpo. Davvero un bel colpo.
Devo solo alzarmi da questo letto.
Devo iniziare adesso.
Devo farlo.
Guardo il libro ancora poggiato sulle mie gambe. Mi manca così poco per finirlo. Anche la tazza di tè che tengo in mano è ormai quasi fredda.
Penso che farmene un’altra mi renderebbe felice. E questo si che sarebbe un bel colpo. Davvero un bel colpo.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Pose

Sfoglia
MagO'