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Nella terra di Swuami

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Illustrazione di Agrin Amedì
Il maestro Swuami è assorto nei suoi pensieri. Io mi siedo accanto a lui, lentamente. Ma ora non so chi dei due avverte maggiormente la presenza dell’atro. Stefano Falcone intraprende un viaggio sensoriale.

Era una tiepida sera di tarda primavera quando Tiziano, passeggiando nel parco che circonda il casale dove risiede l’ashram, vide il maestro che tutti chiamavano Swuami. Era seduto su un tronco mozzato di un vecchio albero con le gambe incrociate e la schiena dritta. Tiziano si trattene ad ammirarlo per qualche istante prima di richiamare la sua attenzione. Era evidente che Swuami fosse tutto concentrato a osservare qualcosa. Poi prese coraggio e si rivolse a lui: «Maestro, cosa sta facendo?».
«Sto ammirando il mio paese natale, Tiziano» rispose lui con lentezza, senza distogliere lo sguardo dal punto osservato.
«Mi perdoni maestro, ma non capisco, il suo paese è in India. Cosa osserva, allora, in questo momento?»
«Tiziano, essere un vecchio non vuol dire avere perso il senno. Davvero credi ch’io non sappia più da dove vengo?»
«No certamente, Swuami» si affrettò a rispondere il ragazzo.
Il maestro, quasi divertito dall’imbarazzo del ragazzo, fece:
«E tu? Tu lo vorresti vedere il mio paese?»
«Certo che sì, Swuami. Ne sarei onorato.»
«Bene, allora cominciamo il nostro viaggio. Sei pronto a seguire i miei passi?»
L’allievo, sedendosi, assunse la stessa posizione del maestro e annuì.
«Tiziano, ora osserva a lungo ciò che hai di fronte e quando sei pronto dimmi cosa vedi.»
Dopo qualche minuto il ragazzo rispose:
«Vedo il mare all’orizzonte. Il cielo è nuvoloso. E c’è una strada tra gli alberi che sembra raggiungere la spiaggia.»
«Osserva ancora. Respira l’aria. Cos’altro vedi?»
«Un tramonto, Swuami. Nubi viola e arancioni si muovono lentamente oltre i pini marittimi. La salsedine e la foschia offuscano qua e là la loro vista.»
«Bene» rispose il maestro con voce fioca.
Swuami lasciò poi cadere un breve silenzio, dando modo così a Tiziano di continuare a osservare.
Quindi il ragazzo questa volta, senza attendere che il maestro parlasse, disse:
«Guardando bene, maestro, ora riesco a focalizzare una distesa d’acqua che partendo da un azzurro chiaro vira verso un blu sempre più scuro, tanto scuro come se una seppia gigante avesse tinto lo spazio che la circonda.»
«Tiziano, tu hai mai assaggiato una zuppa al nero di seppia?»
«Qualcosa di simile, credo di sì.»
«Riesci a ricordarne l’odore?»
«Direi di sì, aveva un odore troppo forte da dimenticare.»
Allora Swuami dopo aver raccolto tutta l’aria possibile attraverso il naso riprese:
«Quella zuppa al nero di seppia la cucinava spesso mia nonna quando ero piccolo. Avevamo una cucina piccolissima e quando preparava la sua zuppa l’aria diventava pesante in tutte le stanze della casa. Ma ora presta attenzione Tiziano. Tu, che odore senti?»
Il ragazzo attese un po’ stavolta prima di rispondere. Poi venne anche a lui istintivo fare un respiro profondo con il naso e rispose:
«Sì, sento un odore penetrante. Con delle punte di acidità. Non so se di limone.»
«E adesso dimmi, cosa vedi?»
«Il cielo sembra una coperta azzurra puntellata da leggere palle di cotone.»
«Vedo che ricordi bene le nostre tre piantine di cotone.».
«Mi ricordo, da bambini io e i miei cugini grandi accumulavamo grandi masse di cotone sui teli stesi davanti alle nostre case.»
Passò poi un tempo in cui nessuno dei due volle parlare. Il maestro annuiva leggermente con il capo, immerso in chi sa quali ricordi.
«Vai avanti» disse.
«C’è una spiaggia, maestro. Una lingua bianca ai bordi della coperta blu.»
«E cosa ti fa venire in mente questa lingua bianca?»
«A del latte, maestro.»
Sorrise, Swuami.
«Sì, Tiziano. Ne mungevo tanto da bambino. Ma ora devi concentrarti meglio, prova a sentire meglio: cosa ti dice il vento?»
«Sento pescatori gridare sulla spiaggia. Il pesce sulla brace. Il fumo mi sta bruciando gli occhi. Il sale pizzica sulla pelle, e c’è un odore. Quell’odore: Papà!»
Quando le lacrime erano pronte a cadere dagli occhi di Tiziano un leggero vento smosse le sue ciglia.  E si volse verso Swuami, ancora assorto nei suoi pensieri.

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