Blackjack

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Illustrazione di Agrin Amedì
L’uomo guardava le sue fiches fingendo distrazione. Ma un rivolo di sudore, improvvisamente, ha iniziato a solcare il suo volto. Nicoletta Mauceri resta in attesa della puntata più azzardata.

Si avvicina al tavolo avanzando con studiata lentezza e dà un’occhiata ai limiti delle puntate. Con la stessa ponderata lentezza si siede nell’unico posto libero rimasto. Il settimo, appunto. La sera di sabato il casinò è sempre pieno. Un’umanità varia si aggira per le sale e ai vari tavoli da gioco. E anche stasera non fa differenza. Si ritrova seduto vicino a una signora in abito da sera con caschetto nero corvino e lunghe ciglia finte e con un giovane smilzo che sembra già essere vecchio. Il dealer, un omone in gilet e farfallino nero con capelli unti e pesanti occhiaie, sembra già stanco e ha appena finito di dire: «Rien ne va plus». Si scoprono le carte del blackjack. Qui non conta la fortuna ma il pensiero strategico, la disciplina e l’attenzione ai dettagli. Il bicchiere che l’uomo tiene nella mano sinistra è quasi vuoto; resta ancora del ghiaccio. Le mani sono fresche di manicure, mani curate. Ma le lunette sulle unghie sono molto scure, probabile sintomo di un malessere cardiocircolatorio. È sicuramente sovrappeso, almeno per i canoni occidentali. Al polsino della camicia bianca i gemelli in oro bianco con una finitura lucida e satinata ricevono e restituiscono la luce dei tanti faretti incastonati nel soffitto. Il nuovo arrivato si prepara al cambio delle fiches per iniziare a giocare. Emana senso di potere. Sarà la giacca blu di sartoria, la spilletta del club esclusivo sul bavero o la cravatta che porta leggermente slacciata con effetto calcolato. Oppure gli occhiali dalla pesante montatura nera che incorniciano le rughette da sessantenne intorno a occhi celesti dallo sguardo severo. Sulla fronte due solchi profondi distanziati e in cima fini capelli corti bianchi. A tratti strizza gli occhi leggermente, con cadenza regolare. Come un tic. Non si guarda intorno. Non sembra interessato ai compagni di viaggio e a nulla se non al gioco. Chi sarà? Forse un ricco imprenditore in vena di svago, un avventuriero pieno di debiti alla ricerca di una ultima occasione di riscatto, un baro o, semplicemente, senza cercare un incasellamento forzoso, un uomo che stasera desidera giocare a blackjack.
Fa un cenno al cameriere e ottiene un secondo bicchiere. Scotch, questa volta liscio. Lo beve con avidità, quasi volesse attenuare una forte arsura. Gli occhi diventano liquidi, quasi acquosi, per un breve istante. Posa il bicchiere sul tavolo e noto che non porta l’orologio. Il dealer cambia le banconote in fiches e poi ricomincia a distribuire le carte. L’uomo guarda e valuta. I compagni di tavolo non riescono a smettere di studiarlo: attira la loro attenzione, come una calamita. Punta molti soldi nel suo box e vince la prima mano. Due dei giocatori invece sballano. Al secondo giro punta ancora molto alto e fa un blackjack; quasi tutti gli altri preferiscono stare. Va avanti così ancora per un po’. Il viso non tradisce alcuna emozione. L’uomo è impassibile. Chiede un altro bicchiere di scotch e lo beve avidamente mentre qualche goccia di sudore fa la sua comparsa sulla fronte. Vince ancora qualche mano, gli altri giocatori in ordine sparso perdono inesorabilmente. Durante tutto il tempo l’uomo non proferisce parola – o almeno solo quelle indispensabili. Ha già accumulato tante fiches di quelle che contano quando improvvisamente le carte sembrano tradirlo. E nel giro di poco tempo perde, perde tutto quello che ha vinto e continua a perdere e perdere ancora di più. I tratti del viso sempre più impassibili. Ma ora, mentre guarda le carte, strizza gli occhi più frequentemente e con le dita tamburella su un punto preciso del panno verde sul tavolo. Cambia ancora soldi per altre due volte. Continua a perdere.

La pelle del suo viso ora appare untuosa, come quella di una vecchia signora che ha esagerato con il fondotinta. Finito il giro, senza una parola, si alza.

L’indomani sui quotidiani della mattina una notizia campeggia nella pagina dedicata alla cronaca della città: un uomo di mezza età si è suicidato sulla spiaggia antistante il casinò. Dalle prime notizie sembra si tratti di un uomo d’affari che da tempo navigava in cattive acque proprio a causa della sua passione per il gioco.
Il suo corpo è stato rivenuto sulla spiaggia: indossava ancora dei gemelli in oro bianco e una giacca blu. Il suo ultimo sguardo deve essere stato rivolto verso il mare, ho pensato, ricordando i suoi occhi acquosi.

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