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Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Quando Giovanni è nato, il Giovanni sé stesso lo ha allevato, gli ha dato il latte e i consigli necessari per avere un buon futuro. Anton Giulio Calenda rotola fiduciosamente di generazione in generazione.

Ci sono persone che amano,
che nascono
e che muoiono.
Ci sono persone che lottano.
E poi c’è Giovanni:
Giovanni è un misto di tutte queste cose insieme.

Giovanni è nato da solo, qui, sul divano.

Sì, Giovanni è nato da sé stesso. Per partenogenesi.
Abitava qui da qualche anno ormai quando all’improvviso, un giorno, la sua pancia ha cominciato a gonfiarsi e a gonfiarsi, sempre di più, sempre di più, fino che a un certo punto non gli è uscito un bel pupetto:
un nuovo Giovanni era appena nato.

Si è allevato, Giovanni.
Giovanni ha allevato il nuovo sé stesso.
Lo ha allattato con il latte in polvere Plasmon.
Gli ha cantato le canzoncine.
Gli ha pulito e impanato il sederino con il talco.
E piano piano il pupo è cresciuto.
È andato all’asilo, e poi a scuola.
Si è fatto degli amici molto simpatici a cui piaceva ritrovarsi
per saltare sul divano dove il piccolo Giovanni era nato.

Quando il piccolo Giovanni ha raggiunto la fine della pubertà,
Giovanni padre gli ha fatto un discorso.
Gli ha detto:
«Lo so che vorresti diventare un pittore.
Ma so anche che il Preside Bertolli entra in classe ogni giorno per ricordarvi
l’importanza di una laurea in ingegneria meccanica.
Ascolta tuo padre:
manda a fare in culo Bertolli
e diventa pittore».

Il Giovanni appena diplomato lascia l’istituto con l’idea di fare il pittore.
Trascorre l’estate lavorando come cameriere e contando i giorni che lo separano da settembre.
Guadagna abbastanza per pagarsi gli studi e finalmente entra all’Accademia di Belle Arti.

Il giovane Giovanni si diploma e continua a dipingere instancabilmente.
Papà Giovanni, di professione ingegnere meccanico, è molto orgoglioso del suo talentuoso figlio che ha seguito il sogno che lui non ebbe il coraggio di seguire.

Un giorno Giovanni l’artista porta a casa una bella Lucia, anch’essa artista, e la presenta al papà.
Papà Giovanni, forse abbagliato dalla gioia per la realizzazione che vede compiersi nella vita del figlio, accetta la Lucia senza curarsi del comportamento un po’ istrionico che caratterizza la bella ragazza del figliolo.

Giovanni, l’artista eclettico e piuttosto riconosciuto, raggiunge la stessa età di quando suo padre Giovanni era diventato padre di lui, cioè di sé stesso.

Un giorno papà Giovanni sistema un grosso coltello da cucina sul tavolo del soggiorno, invita il figlio Giovanni a sedersi, e dopo un attimo di riflessione papà Giovanni dice:
«Figliolo credo proprio che tu sia riuscito a vivere la vita che io non ho mai avuto il coraggio di vivere».
«Sì.»
«E sei felice?»
«Molto felice.»
«Molto bene.»
A questo punto Papà Giovanni afferra il coltello e si recide la gola. Il giovane Giovanni osserva con grande calma il sangue che fluisce via dal corpo del padre a fiotti intensi e regolari.
Al termine dell’operazione l’unico Giovanni rimasto in vita si alza da tavola, va in cucina, torna munito di un grosso sacco di plastica e di stracci, pulisce il soggiorno dal sangue, chiude il cadavere nel sacco di plastica, si carica il sacco in spalla, esce e non fa ritorno che alle prime luci dell’alba del mattino seguente.

Continua a dipingere e porta a vivere la Lucia qui da me.
Le cose vanno bene.
Giovanni raggiunge uno stile netto e riconoscibile.
Lo stesso non si può dire di Lucia.
Per quanto insista, lei rimane una principiante.
E purtroppo diventa gelosa del talento del compagno.
Così, un mattino di dicembre, Giovanni la trova con il collo appeso a una corda annodata al mio lampadario.
Il corpo che penzola oltre il bordo del tavolo.
Inutile ogni tentativo di rianimarla.
Era morta già da qualche ora.

Giovanni diventa pazzo di dolore e dà fuoco a tutte le sue tele.
Soffre così tanto che un giorno vedo la sua pancia cominciare a gonfiarsi e a gonfiarsi, sempre di più, sempre di più, fino a che, dopo un lungo travaglio trascorso sul divano, non sbuca fuori un bel neonato.
È il nuovo piccolo Giovanni.

Papà Giovanni si dimostra un padre molto premuroso con sé stesso appena nato.
allatta il piccolo Giovanni con il nuovo latte in polvere Plasmon versione B-12 enriched, lo manda all’asilo, alle elementari, invita gli amici a casa, loro giocano sul divano, eccetera eccetera.
Poi, quando il piccolo Giovanni ha raggiunto la fine della pubertà, il padre Giovanni gli fa un discorso
e gli dice:
«So che tu vorresti diventare un pittore,
ma so anche che sei terrorizzato da ciò che ogni giorno il preside Crivolli vi dice riguardo una presunta laurea in ingegneria meccanica.
Io ti dico una cosa: ascolta tuo padre
Scegli la tua strada,
manda a fanculo Crivolli,
fai il pittore!
Ma bada bene solo a una cosa però:
stai alla larga dalle donne».

E così, il giovane Giovanni, neodiplomato, trascorsa un’estate a lavorare come cameriere per mettere da parte qualche soldino, si iscrive all’Accademia di Belle Arti, diventa pittore, lavora sodo, sviluppa uno stile tutto suo e, per la grande gioia di suo padre, a casa non entra mai una goccia di profumo di donna.

Quando Giovanni pittore raggiunge la stessa età che aveva suo padre al momento del parto, Giovanni padre sistema un lungo coltello da cucina sul tavolo del soggiorno e con un gesto semplice invita il giovane figliolo a prendere posto su una delle sedie.
Dopo un breve silenzio papà Giovanni parla
e gli dice:
«Figliolo, credo proprio che tu stia vivendo una gran bella vita, quella che io non sono mai riuscito a vivere.»
«Sì.»
«E sei felice?»
«Sì.»
«Molto bene.»
Papà Giovanni allora si alza, afferra il coltello e con la lama incide un profondo solco lungo tutto il perimetro della sua gola.
Il giovane Giovanni guarda con calma il padre morire.
Caduta l’ultima goccia di sangue si alza, va in cucina, torna con gli attrezzi, pulisce, sistema tutto e poi lo vedo esce per rientrare alle prime luci dell’alba.
Dopo un breve riposo si alza e dipinge di buon umore.
Dipinge.
Dipinge tanto.
Dipinge per anni.
Dipinge nella più completa solitudine.
Dipinge nella più profonda ossessione per la pittura che un essere umano abbia mai conosciuto.
Un giorno Giovanni annodata una fune al lampadario, sale sul tavolo del soggiorno, si stringe il nodo scorsoio alla testa, fa un passo in avanti e lascia che il suo corpo penzoli oltre l’orlo del tavolo.

Prima che dal suo corpo esali l’ultimo respiro, la sua pancia si gonfia e si gonfia, sempre di più, sempre di più, fino a che, raggiunto l’apice della circonferenza, sul pavimento casca il nuovo Giovanni neonato.
Un pupetto di tre chili e mezzo che, vedendo il corpo del padre roteare inerme sopra di lui, capisce ben presto che la vita è meglio prenderla così come viene, evitando, preferibilmente di porre troppe aspettative su di essa.

E così Giovanni il pupetto inizia ad allevarsi da solo.
Giovanni il pupetto in breve tempo diventa – merito anche di una nuova miscela di latte in polvere “Super Strong vitamin and protein blend edition” brevettata Plasmon, con cui nutre sé stesso – un bambino capace e pieno di amici.
Trascorre una bella adolescenza e alla fine della pubertà decide sì di portare avanti la sua passione per la pittura, ma di prestare anche un orecchio alle parole del saggio preside Drovolli.
Diventa ingegnere meccanico e pittore.
In un rigoglio di interessi e passioni che spaziano dalle formule matematiche applicate ai congegni meccanici fino alle gettate di giallo intenso su ampie assi di vetro 4×4.

È certo, presto porterà a casa una bella fanciulla.
Ormai è giunto alle soglie dell’età adulta il nuovo Giovanni, ingegnere e pittore.
Di fatto, non è certo possibile negare che la terza generazione possa ancora fare di meglio.

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