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Una voce da lontano

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Non portiamo con noi solo un corpo, ma interi luoghi, spazi, distanze e vertigini.

Non portiamo con noi solo un corpo, ma interi luoghi, spazi, distanze e vertigini. In questa terra vasta lo scrittore possiede uno spazio tutto suo dove a volte capita consapevolmente, altre volte distrattamente. Ma in ogni caso non può fare a meno di fermarsi: in quello spazio lo scrittore riesce a sentire la propria voce. E come Ulisse prova a resistere per non diventare pazzo, anche lui prova a ignorarla. Ma la bellezza è inarrestabile e le sirene continuano a cantare. E finché lo scrittore rimarrà in ascolto, tutto andrà bene.

 

Questa settimana i nostri allievi esprimono con decisione le proprie voci…

Matilde è diversa dalle altre. Anche Neruda lo sapeva, mia piccoletta dalla scorza dura. Eugenio Rescazzi rivela l’incanto di un legame.

Qui si viene per lanciarsi. È naturale, lo scoglio resta a fissarti, fino fondo. Anche se ti volti altrove. Giulia Sorcioni sfida l’invisibile.

Più e più volte agitavano le ali. Si sforzavano, il fruscio era assordante, ma nessuno sembrava accorgersene. Stefano Malchiodi attraversa piazza San Marco.

Ce la posso fare, mi basta pedalare più forte. Anche se piove. Piove. Piove sul deserto. Maria Giulia Biguzzi rivive la storia di Dudù.

Il bobbo è un animale insolito. In realtà lo conoscono tutti, ma solo pochi hanno scoperto il suo vero nome. Giulia Quinzi dà vita a un animalario.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
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