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Principessa in saldo

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Illustrazione di Agrin Amedì
Ma come hai fatto ad addormentarti anche stavolta, te l’avevo detto. Te l’avevano detto tutti. Ma tu niente. Maria Grazia Scalas rispolvera i vestiti de La bella addormentata.

Lo sapeva benissimo, gliel’avevano detto tutti. Detto e ripetuto. Non toccare i fusi, se vedi un fuso non lo devi toccare, mai, ma neanche guardarlo da lontano. Se vedi un fuso scappa, che una strega rabbiosa ti ha fatto una magia che se ti pungi con un fuso muori. È vero che la fata madrina ha cambiato il finale che non muori, ma dormi fino a quando un principe non ti bacia, però, anche questo è una bella seccatura, anche perché in questa storia ci tiri dentro tutti. Quindi vedi di stare attenta. Insomma, nel Regno Che Non Si Sa Dov’è non c’era uno che non glielo avesse detto, anche la fata madrina: «Per ordine del re dovrebbero essere stati distrutti tutti, però non si sa mai, meglio non farci troppo affidamento, che nelle fiabe succedono le cose più strane quindi, attenzione!».
Poi diamine, sei la figlia del re, dovresti saperlo che la burocrazia è complicata e ci ha i suoi buchi, e magari si intoppa un passaggio e guarda un po’, ti trovo un fuso bello bello che ti aspetta.
E lei: «Sì, tranquilli, ci mancherebbe, non sono mica scema». E invece sì, è decisamente scema, perché non è che ha domandato a qualcuno, non è che si è informata, che ha cercato sull’enciclopedia, fammi vedere alla voce fuso che dice…, no, niente! Insomma vuoi chiedere sto cavolo di fuso che cos’è? Come è fatto? Fatemi un disegnino? E certo, quando l’ha visto non l’ha riconosciuto. E si è punta, io lo sapevo, ero sicurissimo che sarebbe successo. E così, via al sonno del secolo della Bella Addormentata. E mica solo lei, tutta la corte.
E fin qui come da programma.
Il problema è che per la Bella Addormentata, solo per lei, il tempo non si è fermato.
Devo dire che anche io, che pure sono il narratore onnisciente, e quindi, non per vantarmi, ma so tutto, per trentacinque anni non ci ho fatto molto caso, fino a che un giorno la guardo e porca miseria, era un disastro! A parte che era cresciuta dentro il vestito che s’era tutto rotto, mani e piedi gonfi come salsicce e tutti i vari problemi dell’età, adipe dove non dovrebbe, muscolatura floscia, piorrea, due denti cariati, insomma, la Bella Addormentata aveva cinquant’anni e li portava da schifo. Tutto il resto della corte a posto, tutti bloccati al momento della nanna, compreso il famoso spiedo coi fagiani. Insomma, il pasticcio l’aveva avuto solo lei. Ben le sta, ho pensato, che in fondo tutta ‘sta storia è solo colpa sua che non ha fatto attenzione col fuso. Certo, però, continuare a chiamarla la Bella Addormentata è rischiosetto, se anche nascondiamo i danni e riusciamo a fargliela baciare poi il principe ce la riporta indietro subito, appena la guarda bene attiva la garanzia dei vizi occulti e ci chiede il cambio. E chi gli si dà che sono già tutte accasate, Biancaneve e Cenerentola con i loro principi, la Bella con la Bestia, la Principessa sul pisello ha trovato anche lei. Poi mi son detto: «Oh, sono il narratore onnisciente, io so tutto. Si chiama il rospo! L’inghippo funziona anche al contrario, principessa bacia rospo o rospo bacia principessa, lei si sveglia e lui si trasforma in un bel principe». Devo dire che un po’ mi dispiace, perché li conosco bene, lei è ingenua, ma lui è proprio una carogna.
Così faccio un bel cartello e glielo metto sopra: BELLA ADDORMENTATA. PRENDI UNA E BACI DUE. E vado a prendere il rospo, che per fortuna sta in uno stagno qui vicino.
«Avanti, baciala.»
Ma il rospo dopo averla guardata bene si tira indietro.
«Non ci penso proprio, altro che Bella Addormentata, è vecchia e brutta.»
«Come ti permetti, – dico io – non puoi cambiare la storia, sono il narratore onnisciente, io so quel che succede e tu la baci. Mi è sfuggita solo un attimo la questione del tempo, ma non consentirò altri sbagli. Comunque non è brutta, a parte che è bella dentro, una ceretta, una pancera, il dentista e torna come nuova. E non è vecchia, ha solo cinquant’anni, tu ne hai sessanta. È perfetta per te. E poi è in saldo, ne baci due al prezzo di una, alla bella Addormentata ti aggiungo la fata madrina.»
«Sei scemo? Avrà almeno trecento anni, non ci penso proprio!»
Ora sono arrabbiato. «Non sei nella posizione di poter criticare, – dico – guardati, diamine, sei uno schifoso rospo.»
Ma il rospo insiste. «A parte che a me fanno sangue le more e lei è biondiccia, io sarei più per le ventenni. Non ha una figlia? Potrei svegliare lei.»
A questo punto sono proprio furioso. «Lurido bastardo, non puoi sottrarti. La storia è scritta e non puoi farci niente.»
«Apperò» fa il rospo, e con aria nauseata bacia la Bella Addormentata sulle labbra. Lei apre gli occhi, sorride e in un attimo ritorna bella e giovane come quando si era punta. Il rospo, che nel frattempo è ritornato principe sessantenne, sbava felice. «Apperò» continua a ripetere, «questa storia mi piace», e saltellando allegro si fionda sulla fata madrina per baciarla e godere della trasformazione. Ha mille progetti in testa il principe-rospo, già si vede baciare giovani principesse, duchesse e contessine e tanto altro, ma succede qualcosa di strano.
Dopo aver baciato la fata madrina, il principe si trasforma ancora e ritorna rospo. Gli è rimasta solo una piccola corona sulla testa. Nel frattempo il Regno Che Non Si Sa Dov’è si è risvegliato. La vita riprende come se nulla fosse mai successo. «Tu lo sapevi!» mi urla il rospo con rabbia, ma ha appena pronunciato l’ultima sillaba che una carrozza lo schiaccia a terra, lasciando sul ciglio della strada una piccola corona deformata.
«Certo, – rispondo ormai alla pozzanghera – sono il narratore onnisciente. Io so tutto.»

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