Condividi su facebook
Condividi su twitter

L’imprevedibile Achille

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Chi l’avrebbe immaginata tutta questa agitazione per la laurea di mia figlia. Sono in defibrillazione, come quel cicciotto rosso di Achille quando vede qualcosa muoversi in giardino. Nicoletta Mauceri partecipa a più eventi nello stesso istante.

“La dinamica della missione diplomatica”. Questo il titolo della tesi. Oggi si laurea mia figlia. È venerdì 8 settembre, sono le 10:30 e siamo riuniti qui nell’aula magna dell’università.
Questa mattina a colazione eravamo tutti ansiosi. Io lo sono ancora. Le mani sono sudate, iperidrosi, e il nervo dell’occhio ha ripreso a tremare. Dicono che sia stress e mancanza di sonno. Speriamo non si veda. Osservo mia figlia seduta di fronte alla commissione di esame: sembra tranquilla, calibra le parole, non si tocca più i capelli.
«Ci parli delle situazioni anomale di una missione diplomatica.»
Vibra il mio cellulare nella borsa. Do un’occhiata con circospezione. Ho dimenticato anche questa volta un appuntamento. Rimettendo il cellulare al suo posto trovo il topolino finto di Achille che chissà come è finito qui.
In fondo al lungo tavolo uno dei professori si sistema gli occhiali con la montatura nera, la collega vicina con un foulard a papaveri rossi e a braccia conserte si guarda intorno con cipiglio severo.
Seguo il volteggiare di una mosca entrata dalla finestra semiaperta. Settembre può essere un mese ancora caldo. La mosca si posa sulla copia della tesi rilegata in blu e oro davanti al relatore.
Achille, il gatto di casa.
«Cosa l’ha ispirata, perché ha scelto questo argomento?»
Mia figlia continua ad argomentare apparentemente sicura. Solo il lieve movimento del piede sotto il tavolo indica un latente nervosismo. La mosca intanto sta esplorando nuovi territori.
Achille è il gatto di casa ed è un trovatello. Rosso, cicciottello e baffuto. Un’estate lo abbiamo scoperto in giardino che con fare guardingo si avvicinava ai vetri della casa e guardava dentro. I primi tempi è stato timido e riservato. Poi con la confidenza sono arrivati i giochi e le fusa. È sempre stato un gatto libero e indipendente. A volte non si fa vedere per giorni interi per poi ricomparire di colpo come se nulla fosse.
«Cosa le interessa approfondire?»
La discussione mi sembra sia a un punto di svolta. Cerco di concentrarmi, ma invano.
Un giorno Achille è tornato a casa rasato da un lato e con i segni evidenti di un intervento veterinario. Abbiamo cominciato a insospettirci. Così un giorno, quando abbiamo deciso di seguirlo, la scoperta è stata clamorosa: Achille aveva anche un’altra casa. Il gatto fedifrago aveva adottato due famiglie e divideva affetto e attenzioni con entrambe. Per la sua altra famiglia lui è Gastone.
Un applauso per mia figlia mi strappa a questo pensiero. Mi volto a guardarla, e non vedo più un elisile topolino, ma una giovane leonessa.
«Ringrazio il mio relatore, per i validi consigli e la costanza con la quale mi ha sostenuto e guidato attraverso le difficoltà.»
Tutti si alzano in piedi per congratularsi con la neolaureata. Mi guardo intorno e la padrona di Gastone, due posti più in là, mi sorride complice.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Gate 1

I racconti di Omero

Angela

Sfoglia
MagO'