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La signora nello specchio

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Illustrazione di Agrin Amedì
Una donna mi osserva nello specchio. Le ho chiesto di andarsene, ma lei ha tirato fuori un ghigno e pare voglia dirmi qualcosa. Ersilia Crisci si sdoppia e si ricompone sotto una nuova luce.

Avevo appena finito di pulire lo specchio del bagno quando, alzando lo sguardo, mi sono trovata davanti una signora non più giovane, piuttosto in sovrappeso, con la ricrescita grigia alla base dei capelli bruni e una leggera ragnatela di rughe intorno agli occhi castani screziati di verde.
Io e la signora nello specchio ci siamo guardate con stupore e una certa diffidenza. Abbiamo abbassato lentamente spugnetta e spruzzino e li abbiamo appoggiati sul lavandino. Ci siamo tolte i guanti di gomma gialli e abbiamo avvicinato i nostri volti per osservarci meglio.
La pelle del suo viso aveva perso l’elasticità tipica della giovinezza ed era leggermente cascante. L’effetto era particolarmente evidente sulle guance che, come una slavina, confluivano verso il paffuto doppio mento. Ci siamo fatte l’occhiolino, prima con un occhio e poi con l’altro: le rughe che sono apparse ci hanno fatto spalancare la bocca, incredule.
«Santo cielo!» ho esclamato rivolta allo specchio. «Questo sono diventata, una quarantenne insignificante e in sovrappeso? Che fine ha fatto la ragazza che ero, piena di sogni e di ambizioni?»
Ci siamo scambiate uno sguardo sconfortato.
«Eh mia cara, mi sa che ce la siamo mangiata ‘sta ragazza, a giudicare da come siamo diventate» mi ha risposto la signora nello specchio.
«Vabbè, ora non esageriamo!» ho protestato.
«Pensi che stia esagerando? Guarda qua!»
E abbiamo sollevato le braccia, sulle quali ballonzolava una sostanziosa ciccetta a forma di ali di pipistrello. Sono inorridita.
«Com’è possibile?»
«Eh pasticcino, hai idea di quanto tempo sia passato dall’ultima volta che mi hai rivolto uno sguardo? Eppure prima ci vedevamo così spesso. Si può sapere che ti è preso?»
Ci siamo guardate imbronciate.
«Sono stata impegnata…» ho risposto.
«Ah, sei stata impegnata. E a fare cosa, di grazia?»
Avrei voluto rispondere che ero stata impegnata a fare carriera, a viaggiare per il mondo, a metter su famiglia, a fare insomma tutte quelle cose che avevo sognato di fare da ragazza. La verità, invece, era che avevo passato la maggior parte del tempo a lamentarmi: di non aver fatto carriera, di non viaggiare e di non avere mai abbastanza soldi per fare nulla, figuriamoci per mettere su famiglia.
«Sai, il tran tran quotidiano» ho risposto facendo spallucce. «Il tempo passa e nemmeno te ne accorgi.»
«Mi stai dicendo che non ti guardi più allo specchio e che passi la vita a ingozzarti e a piangerti addosso a causa del tran tran quotidiano?»
Mi ha rivolto uno sguardo pieno di rimprovero. Ammazza quanto può essere severo uno specchio, ho pensato.
«E va bene!» ho risposto. «Non mi piace guardarmi allo specchio, lo ammetto. E non mi piace perché… non mi piace la persona che sono diventata.»
«Ma, pasticcino, se non sei contenta di quello che sei, perché non cambi?»
Certo, come se non ci avessi provato milioni di volte, ho pensato. Sentii quella bruciante sensazione di delusione e sconfitta che da tempo faceva parte di me.
«È troppo tardi» ho risposto. «Ormai sono una donna non più giovane, che non ha realizzato i propri sogni. E pure in sovrappeso. Non c’è più niente che io possa fare» ho detto con visibile dolore.
I nostri occhi si sono riempiti di lacrime. La signora nello specchio ha cercato di trattenersi mettendosi le mani sulla bocca ma non ce l’ha fatta: è esplosa.
«Pfff… Pfff… Pffuahuahahah!…» È scoppiata a ridere così forte che si è aggrappata al lavandino, piegata dai sussulti che le scuotevano il petto e le spalle.
«Hai finito?» le ho chiesto.
«Ahahahah! Sì. Ahahahah!» ha risposto asciugandosi le lacrime e tentando di ricomporsi.
«E ti domandi perchè ti evito?»
«Scusami pasticcino, è che hai detto proprio una stupidaggine enorme. Hai soltanto quarant’anni, per la miseria! Davvero, conosco novantenni più ottimisti di te.»
Ha fatto una pausa.
«Va bene, facciamo così» mi ha detto infine. «Ti faccio vedere una cosa.»
Improvvisamente lo specchio si è riempito di nuvole scure, illuminate dai bagliori di lampi, fulmini e saette. Quando le nuvole si sono diradate al suo posto c’era un’altra donna. Aveva un aspetto molto familiare. Doveva avere la mia età: anche sul suo viso erano evidenti i segni del tempo. Somigliava a me da ragazza, era solo un po’ più in carne. Tutto nel suo portamento trasmetteva sicurezza e soddisfazione. Era bella. Mi ha sorriso, rivolgendomi uno sguardo vivo e allegro con i suoi occhi castani screziati di verde. Poco dopo la donna è sparita, inghiottita dalle nuvole scure e al suo posto è riapparsa la signora grassoccia.
«Come hai fatto?» le ho chiesto sbalordita.
«Cosa, gli effetti speciali? Trucchi del mestiere» ha risposto facendo spallucce.
Sono rimasta un attimo in silenzio, pensierosa.
«Davvero io potrei essere quella lì?»
«Sì mia cara, esatto.»
«Ma… come faccio a diventare così?»
«Su dai, lo sai benissimo come si fa», ha detto con un tono stranamente dolce. «Devi solo essere te stessa.»
Ci siamo guardate negli occhi attraverso lo specchio. Qualcosa era cambiato, perché lo specchio ora rifletteva ai miei occhi una luce diversa, più accesa, più verde. Ripresi in mano la spugnetta e lo spruzzino, pensando che fosse giunto il momento di ricominciare a darsi da fare.

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