Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una giornata di sole

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
La marmitta, noi che sfrecciamo sul lungo mare. Hai visto che sole cocente oggi, eh? Perché arricci il naso in quel modo strano? Michaela Diotallevi salta in sella a una giornata nuova.

Io e te finalmente insieme in questa domenica di agosto con il sole che brucia tutto, l’asfalto che sembra un fiume nero che scorre lento sotto i nostri piedi. Arrivi puntuale e strombazzi sotto al palazzo con il clacson stonato del tuo motorino. Faccio le scale a due a due con i piedi che sporgono pericolosamente fuori dagli infradito e rischio pure di cadere. I tuoi capelli rossi, che si intravedono da sotto al casco, profumano di shampoo alle mele.  Mi saluti con il tuo modo strambo di arricciare il naso e io sento qualcosa muoversi qui alla bocca dello stomaco o forse un po’ più giù. Salgo in sella e ti abbraccio mentre metti in moto e sorridi. La via Cristoforo Colombo è una fila ininterrotta di macchine. Le nostre gambe, lasciate scoperte dai pantaloncini corti, sfiorano le carrozzerie bollenti, i gas dei tubi di scarico ci ustionano la pelle quando siamo in coda al semaforo. Proviamo a parlare ma il vento confonde le nostre parole e allora penso a te e a me, alla nostra amicizia che mi fa felice e mi spaventa. Perché tu mi spaventi, non te l’ho mai detto ma è così.
Arriviamo finalmente a Ostia, parcheggiamo il motorino sulla strada di fronte al nono cancello. Prendiamo un caffè al chiosco e ci guardiamo intorno alla ricerca di un angolo di spiaggia dove poterci sdraiare. La battigia è piena di gente, ombrelloni colorati punteggiano l’aria, i bambini giocano con la sabbia, il mare, con la sua infinità di sfumature dal verde all’azzurro, è una linea piatta che fa da sfondo a questo paesaggio.  Finalmente troviamo il nostro posto e corriamo sulla rena scura e ardente ridendo come avessimo ancora sei anni. Stendiamo i nostri asciugamani uno accanto all’altro e accendiamo una sigaretta.  Osservo le tue mani gesticolare mentre mi racconti di tuo padre e della discussione che avete avuto stamattina; sono piccole, curate e penso che vorrei sentirmele addosso. Tu mi guardi nel modo sfrontato con cui osservi anche il mondo, mi sposti i capelli dal viso sfiorandomi leggermente la guancia, aspetti una mia reazione ma io abbasso lo sguardo perché non riesco a sostenere i tuoi occhi scuri che mi invitano ad andare oltre il limite dove so che tu mi attendi. Ci togliamo i vestiti: io indosso un costume intero verde scuro, è quanto di meglio sono riuscita a trovare stamattina nella borsa del mare, tu invece un due pezzi striminzito che a fatica ti contiene. Non riesco a toglierti gli occhi di dosso e so che non devo. Sei bella come il sole, penso. Come questo sole che sta diventando insopportabile tanto è caldo, così decidiamo di andare a fare il bagno. L’acqua è fresca al contatto con i nostri corpi accaldati, ci tuffiamo e nuotiamo un po’ ognuna per proprio conto, poi mi raggiungi e iniziamo a scherzare come bambine schizzandoci e abbracciandoci più libere, immerse in questo liquido salato che ci avvolge e ci perdona.  Quando torniamo a sdraiarci sulla spiaggia mi chiedi se posso spalmarti la crema solare, io accetto con il cuore che mi batte forte nel petto. Verso un poco del fluido bianco sulla mano e inizio a massaggiarti partendo dalle spalle. La tua pelle è chiara, quasi completamente bianca se non fosse per le efelidi che ti coprono gran parte della schiena. Sei morbida e quel contatto lento, sensuale, mi stravolge l’anima. Ho combattuto per questa cosa che ho dentro di me da sempre, una lotta senza tregua che è diventata ogni giorno più violenta, che è nata come un’incertezza per farsi carne, odore e sensi qui mentre ti tocco, mentre accarezzo i tuoi fianchi, mentre vorrei fondermi con il tuo corpo per diventarne uno solo. Penso anche a mia madre, ai suoi sogni infranti, alle sue lacrime, al dolore che sarò obbligata a darle. Sono certa che mi dirà che l’importante è che io sia felice, ma a lei chi pensa? Le dirò che ho combattuto la mia battaglia, vedrà la mia disfatta, le mostrerò i tagli della mia anima lacerata e cercherò la compassione nel suo sguardo ferito e l’amore che so di trovare fra le sue braccia. Le mani scendono giù sulle gambe, riesco a sentire l’odore della tua pelle mescolato a quello della crema solare. I gesti lenti e circolari sul tuo corpo anestetizzano l’angoscia che provo per la mia consapevolezza ritrovata, per aver compreso chi sono, per aver deciso finalmente cosa fare. Al diavolo le chiacchiere, i pregiudizi della gente, i loro sguardi curiosi. Il sole caldo di questa giornata di una estate qualunque è la stella che illumina il tunnel nel quale ho vagato a lungo prima di trovare il coraggio di accettare me stessa.
Il click del barattolo della crema sancisce la fine della mia guerra interiore: solo ora sono pronta per la pace.
Un silenzio pesante è sceso fra noi così tu ti volti e mi guardi in attesa di una risposta, quella che mi hai sussurrato ogni volta che mi hai toccato e mi hai guardato con quegli occhi profondi che sono un baratro dove ora vorrei perdermi.
Ci sono migliaia di parole che mi affollano la mente ma l’unica cosa che riesco a dirti è che ti amo e allora tu inclini la testa da un lato, arricci il naso nel tuo modo strambo e sorridi.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Gate 1

I racconti di Omero

Angela

Sfoglia
MagO'