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Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Amo le tue ossa quando scricchiolano. Il modo in cui sollevi gli occhi dal libro che stai leggendo mentre io continuo a parlare. La gioventù nei tuoi occhi. Anton Giulio Calenda si mette in ascolto dei segreti di un amore.

Sua moglie chiese: «Secondo te era meglio nei primi mesi?».
E lui: «Meglio cosa?».
«Tutto.»
Appoggiò il libro sulle gambe e la guardò. «Intendi noi.»
«Sì.»
Cercò di nuovo la riga che aveva abbandonato, invano. Allora, piegando un po’ la testa, assunse quella postura che permette agli occhi di oltrepassare le lenti da presbite. «Sono passati 35 anni dai cosiddetti “primi mesi”, è difficile dirlo.»
«Ti ho chiesto solo se secondo te era meglio.»
Mise il segnalibro nella pagina e ripose il libro sul comodino, fece passare la cordicella degli occhiali oltre il collo e la testa, quindi chiuse con delicatezza le due lancette e li ripose sopra il libro. «È difficile dirlo.»
«Dio mio come sei difficile.»
«Se hai già la risposta, perché non me la dici tu?»
«Perché te l’ho chiesto per prima.»
«35 anni fa non eri così rompiscatole, quindi in un certo senso era meglio.»
«Forse 35 anni fa non ti ho mandato a fanculo abbastanza, come la vedi?»
«È una domanda complessa, amore.»
«Lo so.»
Abbassò lo sguardo e osservò le sue dita sfiorare il bracciolo della poltrona. «Eravamo più ingenui. Ricordo che passammo i primi mesi a scopare.»
Il volto di sua moglie era illuminato dalla luce che entrava dalla finestra, sorrideva. «Scopare non significa per forza essere ingenui. Però è vero, e tu non ne potevi più.»
«Dici?»
«Sì, avevi paura.»
«In un certo senso è così. Ero pieno di complessi. Il sesso mi spaventava in qualche modo.»
«Pensavi solo ai problemi di tuo padre a quel tempo.»
«35 anni fa non è stato il periodo migliore della mia vita. E della nostra.»
«Ancora non mi rispondi sul punto.»
«Perché tu vuoi paragonare oggi a 35 anni fa. Ma in questi 35 anni ci sono stati un sacco di momenti. E comunque, se ti rende contenta, la mia risposta è no, stiamo meglio adesso che nei primi mesi. Contenta?»
Il sorriso di sua moglie si fece più intenso, abbandonò la finestra e avanzò ciondolando verso di lui. Nessuno dei due aveva perso il proprio fascino varcata la soglia vecchiaia. Anzi, forse era il caso di dire che con l’andare del tempo esso era aumentato. Si accoccolò sulle ginocchia del marito: «Sono sempre la tua gattina, la tua bubu, la tua puzzola, non è vero?».
«E io il tuo cucciolone, il tuo uccellino, il tuo bobo di 70 anni e passa.»
«Siamo solo due scemi, ecco.»
Le accarezzò la schiena e lasciò la mano poggiata sulla natica: «Finalmente siamo diventati giovani».
«Quando è stato?»
«Non lo so.»
«I tre ricordi più belli?»
«Cos’hai oggi?»
Lo baciò sulle labbra. «Rispondi.»
«La nostra prima casa piena di polvere, minuscola, spigolosa, mortalmente fredda. I 10 migliori viaggi che non abbiamo mai fatto, per fortuna. Il giorno in cui hai iniziato a lavorare.»
«Se avessimo fatto anche solo uno di quei viaggi, non staremmo più insieme da tempo.»
«Probabile.»
«Ti sto rompendo le scatole. Vuoi continuare a leggere.»
«Ti sbagli. Non potrei più vivere se da un momento all’altro la mia bubu decidesse di non interrompermi più.»
«Viene fuori che sono una rompipalle.»
«E io uno stronzo.»
«No, il mio grande stronzo.»
Lui sorrise.
La voce di lei divenne un sussurro: «E ti piace di più scoparmi oggi o allora?».
«Oggi!» rispose, senza nemmeno concedere un attimo di sospensione alla domanda.
«Anche a me.»
«Vuoi mettere il fascino di una scatola di medicine al giorno con lo stucchevole vigore della gioventù?»
«Le ossa fanno “cric cric” a ogni movimento.»
«L’imperscrutabile incanto di una minzione a cadenza oraria.»
«Esageri, come sempre. Semplicemente allora vivevi sotto il terrore di tuo padre. Era un fantasma che aveva preso ad aleggiare anche su di me. Ho iniziato ad amarti quando lui è morto, sai? Ho visto un’altra persona vicino a me. Ce l’hai messa tutta per rifarti una vita e io mi sono sentita di aiutarti.»
Era lui a cercare la luce della finestra ora. «È vero», ammise.
«C’è stato un momento in cui siamo diventati liberi. E sai cosa è successo in quel momento?»
«Sì, lo so.»
«È successa una cosa che aveva infinite altre possibilità di non succedere. Ci siamo scelti di nuovo. Più sinceramente.»
«Lo sapevo già.»
«E io avevo voglia di ripeterlo.»
«Mi stai dicendo per caso che mi ami?»
«Proprio così.»
Il profumo della sua pelle è quello di 35 anni prima, quando si sono conosciuti per caso in una strada qualunque, sotto un cielo gravido di pioggia. E anche la luce degli occhi, anche quella lei non l’ha mai persa, è la stessa che lo ha illuminato nei momenti più bui. “Beh, allora se è per questo – disse lui stringendole forte le gambe – ti amo tanto anche io.»
«Ahi! Mi fai male!» disse lei scoppiando a ridere.

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