Condividi su facebook
Condividi su twitter

Dimmi di te

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Non avrei mai pensato di incontrarti qui, adesso. Quanto tempo è passato? Perché il tempo rimane sospeso? Federico Cicirata stringe il filo di una storia lunga una vita.

La giornata è bella, la temperatura gradevole: perché non fare una passeggiata in centro? Avanzo lentamente, schivo la folla, mi fermo a guardare qualche vetrina e vedo riflesso un signore anziano con un elegante cappotto, la sciarpa e un bastone da passeggio. Una voce mi chiama da dietro: «Francesco, sei tu?». Mi fermo; mi volto per vedere chi sia. Una signora con una giacca andante e dai capelli bianchi mi osserva con un sorriso interrogativo. Non so chi sia. Mi avvicino, e lei: «Sono Ilaria, ti ricordi di me? a scuola?».
«Certo che sì» rispondo e lei si apre in un sorriso luminoso. Ricordo che in una giornata di libertà da scuola andammo a passeggiare vicino al mare. Rivedo per un istante i suoi capelli raccolti dietro la nuca: la brezza li faceva ondeggiare. Indossava una camicia con un pullover verde e una gonna blu. Lei parlava e parlava… Ci fermammo, si volse verso di me e smise di parlare; io non compresi.
«Adesso dimmi di te…» Le sue parole e il tono di attesa della sua voce mi richiamano alla realtà. Le parlo in breve di me: nulla di interessante, in verità. Basterebbero poche frasi, ma non è il caso. Lei ascolta attenta, china la testa da un lato, solleva una mano e allontana i capelli dal collo con le sue dita nodose. Le stesse dita affusolate con cui si sistema i capelli castani e luminosi mentre avvicinandosi mi sussurra: «Mettiti in stanza con Filippo», quando tutti noi, studenti liceali in gita a Firenze, raccogliamo i bagagli scaricati dal bus per entrare in albergo. Il mio sguardo interrogativo incrocia Filippo che mi fa cenno di raggiungerlo. Mentre portiamo i bagagli in camera lui mi dice: «Allora siamo d’accordo: sul tardi Anna, la compagna di stanza di Ilaria, verrà nella nostra stanza, uniremo i letti e io e lei dormiremo insieme questa notte». Resto interdetto. Sorpreso mi rivolgo a lui e gli domando secondo lui dove dovrei dormire io invece. Filippo mi guarda stralunato, poi mi spiega che hanno organizzato tutto le ragazze e che credeva che io ne fossi al corrente. Sollevo lo sguardo e vedo Ilaria che mi lancia un sorriso inequivocabile. Ricordo il suo corpo che si incollava al mio; ricordo che voleva che io restassi abbracciato a lei  tutta la notte.
«… ncesco, Francesco.» Il suo richiamo mi riporta in questo tempo. «Mi ero distratto, ripensavo a tanto tempo fa, a Firenze. Scusami.»
Lei mi guarda e poi, a bassa voce, chiede: «Perché non sei voluto restare con me?».
«Me lo sono chiesto molte volte. La stupidità della giovinezza, credo.»
Mi rivolge un sorriso. Poi china la testa e mi guarda. Le rughe del suo volto sembrano spianarsi, la pelle riacquistare il turgore e l’elasticità del ricordo, i capelli riprendono colore. Siamo ancora a Firenze, io e lei. Sento riaccendersi il desiderio, la vedo rivivere adesso assieme a tutti i miei ricordi; la sento palpitare, avida e impudica, come una volta. Faccio un passo verso di lei, sono prossimo a tendere le braccia per attrarla a me, ma la magia si spezza. Si affievoliscono le luci dei suoi occhi, lentamente ricompaiono sul viso i segni del tempo e quella vampata di ardore giovanile svanisce nell’aria. Siamo immobili, uno di fronte all’altra, e ci guardiamo con uno sguardo di muta sorpresa. Ilaria allunga la mano e accarezza il dorso della mia poggiata sul pomello del bastone. Poi, con un cenno di saluto si allontana, e la vedo scomparire tra la folla.

Ultime
Pubblicazioni

I racconti di Omero

Gate 1

I racconti di Omero

Angela

Sfoglia
MagO'