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In missione per conto di Zeus

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Illustrazione di Agrin Amedì
A Zeus, vie’ n po’ qua che c’ho un problemino, va. Na cosuccia da niente, solo du’ corna. Roberta Patellaro invoca il sacro dio dell’Olimpo.

Grecia, Monte Olimpo, Palazzo d’oro, Sala del Trono.

«Oh, sommo Dio del Monte Olimpo, Signore di tuoni e fulmini, ti supplico concedimi la tua protezione, perché qui ho creato il panico. La pischella mia m’ha cioccato con un’altra. Non so manco come abbia fatto, ti giuro che non sono un coglione, di solito sono molto più bravo a non farmi sgamare! Ma questa volta niente, ha proprio sbroccato. Solo tu puoi capirmi. Io ci tengo davvero, ma sai che questi ormoni… È la natura, che ci posso fare. Naturae come la chiamate voi, no? O forse quello è latino. La verità è che c’ho 3 in greco. Ma una cosa l’ho imparata, so che tu sei il più maschio Dio di tutto il cielo e io proprio del tuo aiuto c’ho bisogno. Te prego non mi piscia. Da maschio a maschio. Ti aspetto. Non tardare!»
Recito la mia preghiera a Zeus di fronte al poster dei Cavalieri dello Zodiaco, che è l’unica cosa greca che c’ho a casa. Te prego Zeus, damme ‘na mano. Devo sistemare tutto prima di anna’ a scuola lunedì.
Quella sera stessa un temporale, decisamente fuori stagione, mi tiene sveglio. I tuoni rimbombano fin dentro la stanza. Sento mio fratello che piange di terrore, ma io lo prendo come un buon segno. E infatti, poco dopo, un lampo m’illumina tutta la camera e un vecchio tutto riccioluto, barba e capelli bianchi, avvolto in una toga viola, mi appare proprio lì sotto al cavaliere di Pegasus.
«Che succede piccole’?» mi chiede Zeus.
«Ho fatto un casino, Zeus. Non puoi capi’. L’altra sera stavo da questa tipa, no. La solita storia. Una cosa tira l’altra… finché la pischella mia non m’ha cioccato nel mentre. E mica ha detto nulla! No, c’ha pure avuto le palle di farmi una foto. Che gran donna! Come faccio a sistema’ sto bordello?»
«Vabbè, capirai, chissà che me pensavo. Sai quante volte è capitato a me. C’era quella chiusa in una camera di bronzo col padre veramente paranoico, poi c’era Europa, quella sì che c’aveva vitalità, poi un altro paio di tipe a Tebe, sai che reputazione c’hanno…»
A me me pare che sto Zeus sta a fa un po’ lo sborone, ma vabbè gli lascio finì la lista. Alla fine me fa:
«Ma io non riesco a capi’ com’hai fatto a fatte becca’. Cioè, manco un travestimento c’avevi? So le basi!»
«Che travestimento dovevo avecce?»
«Che ne so, uno classico, te potevi travesti’ da toro, cigno, pure una tenda, no? Manco tipo una pioggerella d’oro?»
«Zeus me sa che non funziona più così. Si so fatte furbe le femmine, te sto a di’. Quindi che faccio?»
Zeus si guarda intorno, finché non punta il criceto nella gabbia. «Quanto ti importa di quella bestia?»
Lo guardo confuso.
«Un sacrificio in cambio di un mio oracolo. Ti dirò cosa anela di più al mondo la pischella tua e saprai come riconquistarla.»
Zeus lancia un fulmine secco e frigge il mio povero criceto lì sul posto. Lo seguo fino alla gabbia finché non vedo che le ceneri formano un’immagine molto familiare.
«Eccone n’altra che vuole la mela d’oro» commenta subito Zeus. «Che ti dicevo che so tutte uguali ste donne?»
Io me guardo le ceneri, poi Zeus, poi di nuovo le ceneri.
«Ah Zeus, ma che stai a di’? Ma che mela d’oro, è molto peggio. Quella è la mela dell’Apple. Domani esce il nuovo modello dell’iPhone!»
«Come te pare. Comunque, solo se conquisterai la mela mozzicata, lei ti perdonerà.»
«Forse non hai capito la fila da panico che ci sarà al negozio il primo giorno d’uscita.»
«Regazzi’, ricordati che tu sei in missione per conto di Zeus. Ti spianerò io la strada.»
«Vabbè, però ci sarebbe pure un altro problema, non è che c’avresti du’ spicci d’alzamme, perché io sono un po’ a secco al momento.»

Insomma, il giorno dopo mi presento prima dell’alba al negozio dell’Apple. Non so dove s’è annato a infilà Zeus ma ha detto che ce pensa lui, quindi boh. A me già me rode, perché non sono uno che se sveglia presto, ma Zeus ha detto che dovevamo sbrigasse prima che il carro d’Apollo lo cioccasse a zonzo trai mortali. Così arrivo tre ore prima dell’apertura e Porco Minosse la fila fa già il giro dell’isolato.
Tra l’altro, Zeus m’ha dato tutta sta busta di dracme d’oro, ma non ho ben capito il cambio. Comunque, me ripete che sono in missione per conto suo e quindi andrà tutto bene. Lui sarà pure il capo di tutti gli dei, ma qua vige la legge di Murphy, e quindi ovviamente comincia a piovere. Mannaggia a Menelao.
Non solo piove, ma comincia pure a alzasse un ventaccio. Come minimo mi prenderò la polmonite. La tipa di fronte a me deve avecce problemi, perché manco se regge in piedi. Perde l’equilibrio e mi viene addosso. Quasi me volano le monete d’oro. Ma non è solo lei, sono pure gli altri davanti e quelli dietro. Il vento si alza ancora di più e la gente si tiene come può ai pali sul marciapiede. Ma poi uno dopo l’altro vengono spazzati tutti via. Rimango a bocca aperta a guardamme ‘sta scena e non posso far altro che pensare a Mary Poppins che fa volare via tutte le tate contrite. Hai capito ‘sto Zeus come soffia.
E quindi rimango solo io come uno stupido di fronte alla porta dell’Apple Store. Il genio che ci lavora dentro finalmente apre le porte e me fa cenno di entrare.
«C’è un tempaccio oggi eh! Come te posso aiuta’?»
«Guarda vorrei l’ultimo modello dell’iPhone. Fammelo rosato va, che è pe’ la pischella mia.»
«Ecco qui, sono millemila euro» me fa lui; non proprio così, ma insomma il concetto era quello.
«Guarda io c’ho solo queste. Me dispiace fatte contà tutto» gli rispondo mentre gli passo la busta con le dracme. Già me preparo a famme sbroccà ma appena rovescia la busta sul tavolo esce solo una cascata de monete da du’ euro. Ma mica quelle nostre, no, proprio quelle greche che c’hanno disegnato la pischella Europa che cavalca Zeus vestito da toro. Capito sì? Er gradasso me sta pure a mostra’ come se fa.
Vabbè, torno a casa trionfante stringendo la mela mozzicata, come la chiama Zeus, e davvero me sento un eroe dei miti greci. Cioè, prendere l’ultimo modello dell’iPhone il giorno d’uscita. Non so se se capimo.
«Va bene Zeus, annamo a casa de Mara! Vie’ co me che magari c’avrò bisogno di un altro intervento divino» je dico.
«Me raccomando, te devi mostra’ pentito, che le femmine sono superbe come le divinità.»
Me guardo Zeus dalla testa ai piedi, ma così non ce siamo proprio. Cioè, dai, me pare un vecchio con tutti quei riccioli bianchi; e pure esibizionista, co quella toga che non se chiude bene. Che poi boh, alla fine quando ci penso pure quel vecchio di Briatore è pieno de fighe. Quindi magari non importa, eh.
«Zeus, io l’apprezzo. Però così non ce puoi veni’ da Mara. Che ne dici di uno dei tuoi travestimenti?»
Lui me dà ragione e si trasforma in una bella sciarpa di lana lunga lunga, che mi avvolgo al collo.
Una volta a casa de Mara faccio tutto alla lettera come m’ha detto lui. Dice che la combo di mela mozzicata più tragedia alla greca avrebbe funzionato pure per Teseo dopo aver accannato Arianna sull’isola. Boh, non so chi è sta gente, ma sto Teseo me pare proprio uno stronzo. C’avrei n’amico mio da presentare a Arianna. Comunque, me fido di Zeus. Alla fine, sua moglie c’ha un cesto di corna in testa ma non l’ha mai buttato giù dal Monte Olimpo.
Mi butto in ginocchio con la fronte cosparsa de cenere e tra una supplica e l’altra mostro l’iPhone come un’offerta divina. Mara quasi me lo strappa dalle mani: «Ma che cazzo stai a di’. Il nuovo iPhone! Non ci posso credere che ti sei davvero messo a fare quella fila assurda per me. Sei un mito! Va bene Ivo, per questa volta passi, ma sappi che la prossima volta che fai una cazzata mando la foto ai fratelli di quella che te fanno il culo a strisce.»
Mara si lancia verso di me in un bacio appassionato e finalmente penso di averla svangata. Presa dalla passione, afferra la sciarpa e me fa:
«Oh, ma questa? Non è che te l’ha regalata quella?»
«Ma no che dici, è Greca!»
«Beh comunque figa.»
Il giorno dopo mi presento puntuale a casa di Mara per portarla a cena fuori. Devo rigare dritto per un po’ che altrimenti mi molla davvero. Così mi presento pronto e sull’attenti, ma non potete capì che vedo dalla finestra. Ce sta Mara stesa sul letto a occhi chiusi, tutta avvinghiata a quella sciarpa che se la passa tra le cosce. Sto cazzo de Zeus, vatte a fidà de una divinità…

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