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Andiamo, amore

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Illustrazione di Agrin Amedì
Pancia contro pancia, io e te. In questa camera. Con quello che sta diventando il nostro solito gelato. Il nostro insolito sentimento. Le nostre solite paure. Silvia Tranfa ispeziona la fragilità di un amore nascente.

Carlo ed Elisa non si conoscono da tanto. Si sono incontrati due settimane fa alla presentazione di un libro. Ed è da quando si conoscono che ogni pomeriggio si rintanano nella stanza di lei che vive dietro piazza Venezia. Comprano una vaschetta di gelato da un chilo, metà nocciola e metà pistacchio, alla gelateria all’angolo di via Arenula e poi la mangiano nudi sotto le coperte fino a quando non gli scoppia lo stomaco e sono costretti a fermarsi. Solo allora si stendono a pancia in su e come due pesci sulla sabbia fissano boccheggianti il soffitto. Carlo è timido, non aveva mai avuto una ragazza così prima d’ora. Diciamo che non ha mai avuto molte ragazze e basta. Elisa invece non ha paura di mostrarsi, è la cosa che Carlo preferisce di lei: poter sapere sempre cosa pensa davvero. Carlo fa scivolare il suo braccio sinistro sotto le coperte e avvicina la sua mano a quella di Elisa. Le solletica le dita e con la coda dell’occhio la vede sorridere. Lei si volta e rotolando sul fianco si stende sopra di lui. Pancia piena contro pancia piena. Ingabbia la testa di Carlo tra i suoi gomiti e, sollevandosi un po’, inizia a fissarlo. Le piace tanto il suo sguardo, sembra quello di uno con tante cose da dire che però non riesce a parlare. E allora le idee premono per uscirgli dagli occhi, e tu puoi vederle ma non sentirle. Carlo guarda la testa di Elisa come un adesivo appiccicato sul soffitto bianco e pensa che non gli importa che sia presto, può provarci lo stesso. Magari non sarà come se lo aspetta, ma se invece lo fosse? La porterà lì, e se la sensazione non dovesse essere quella giusta, pazienza. Avranno fatto una passeggiata romana di domenica mattina. La pancia morbida di Elisa preme su quella pelosa di Carlo, che quindi fa un po’ fatica a respirare. Ma lui sorride pensando a quel momento e lei ricambia il sorriso pensando a chissà cosa.
«Ti amo», sente Elisa in un sussurro di Carlo che ha mosso a stento le labbra. Lei sgrana gli occhi e si sente le guance avvampare. Stretta in una morsa non sa che fare. Abbassa lo sguardo. Rialza lo sguardo. Lui è lì. Ancora sorride. Forse aspetta una risposta. Ma qual è la risposta? Potrebbe dirgli che lo ama. «Sì, ti amo anch’io», forse dovrebbe dire. Anche se così direbbe una bugia. Oppure «Sei sicuro?», potrebbe domandargli. Ma chi è che chiede a uno una cosa del genere la prima volta che se la sente dire. E se invece facesse finta di non aver sentito? Lui continuerebbe a sorridere? O forse smetterebbe di sorridere? E se smettesse di sorridere e dicesse qualcosa? Cosa potrebbe dire? La verità è che lei non lo sa se lo ama o no, si conoscono da qualche mese, qualche settimana, tre settimane, ehm due settimane. Si può amare qualcuno dopo due settimane? Forse sì, si può amare qualcuno dopo un istante ma lei non lo sa se lo ama. Datti una mossa Elisa, pensa, pensa, pensa, trova la risposta giusta, non quella giusta per forza, ma almeno trova qualcosa da dire. E se gli dicesse la verità? «Io non lo so se ti amo, però ci tengo tanto a te». Forse questo potrebbe dirglielo, sì. Okay, è vero, la solita storia per indorare la pillola, ma meglio che continuare a tacere. E se lui capisse che sta mentendo? Lei avrebbe rovinato tutto. Carlo forse la ama perché lei è sempre sincera, dice tutto quello che pensa. E se lo facesse anche questa volta? «Non lo so se ti amo, però è bello sapere che mi ami» gli potrebbe dire. Ma come si può dire «È bello sapere che mi ami». Un attimo. Forse conviene fare finta di niente, del resto lui lo ha sussurrato e lei non ha sentito. Lui non ha parlato.
Elisa si rintana sorridendo nell’incavo del collo di Carlo. Rimane lì, sfiorandogli la pelle con la punta del naso. È una richiesta di aiuto. Prende tempo. «Ti prego dimmi qualcos’altro» vorrebbe urlare. Ma lui rimane in silenzio. Aspetta una risposta e lei non l’ha questa maledettissima risposta. Sì, no, anche io, forse anche io, forse ti sbagli, non è possibile, forse hai pensato male, sì anche io ti amo, non credi sia troppo presto per dirmi che mi ami? Io di più, io ti amo di più, no, io non ti amo, no ancora non ti amo, ma potrei farlo se continuiamo a mangiare il gelato nudi sul letto tutti i pomeriggi perché se ora non ti amo non vuol dire che domani non ti amo, solo ora, in questo esatto momento non ti amo, ma domani potrei farlo, e allora forse se lo faccio domani tanto vale farlo oggi no? Così posso dirtelo già oggi che ti amo. Sì, ti amo. Sì, ti amo e anche se oggi ancora non ti amo ti dico che ti amo. «Ti amo» butta fuori Elisa con un sussurro forte mentre finalmente trova il coraggio di guardare di nuovo Carlo negli occhi. Ma gli occhi di Carlo stavolta sono perplessi. Le pupille si dilatano. Elisa sente i polmoni di Carlo trattenere il fiato perché le sue costole adesso spingono contro quelle di Elisa. Rimane immobile. «Mi ama?» pensa Carlo. «Aiuto, Elisa mi ama». Ma lui non le ha detto che la ama. Lui le ha solo detto «Andiamo», voleva portarla a vedere casa sua. E ora? Ma lui la ama? Come dirle «Guarda, hai capito male, io ho detto “andiamo”, non “ti amo”, perché onestamente non lo so adesso se ti amo». Forse è questo che dovrebbe dirle, ma come si fa a dire a una ragazza così bella «Scusami ma io non ti amo». Per una volta che uno incontra una ragazza fuori dagli schemi, le deve anche dire «Guarda non ti amo, hai capito male». Sbrigati Carlo, pensa qualcosa. Perché lei è lì che ti sorride imbarazzata. Fa qualcosa, baciala, abbracciala, fai qualcosa. E se la verità rovinasse tutto? «Io ancora non ti amo, ma lo so che ci siamo quasi. Quasi ti amo» Questo sì, potrebbe dirglielo, che quasi la ama. Passiamo ancora qualche giorno insieme, ti porto a casa mia e già quasi ti amo. Mangiamo ancora del gelato, passeggiamo per il ghetto la domenica mattina e poi sono sicuro che ti amo. Allora sì, proprio ti amo. Però adesso, onestamente, io ancora non ti amo. Ma come si fa a spiegare a una che quasi la ami, ma che ancora non la ami? Carlo accenna un sorriso e torna a guardare Elisa negli occhi. Anche lei ha un’espressione strana. Certo che alla fine se anche adesso non la ama, cosa gli costa dirle che la ama? Che poi uno che ne sa se è vero che ama oppure no, magari lui ancora non lo sa, forse ancora non l’ha capito, però già la ama. E se le dice che la ama e poi non la ama, che succede? Gli avrà detto una bugia. Ma come si dimostra che era una bugia? Quindi, sai che c’è? Credo di amarti anche io. Cioè, scusa, non credo di amarti. Ti amo. Perché uno o si ama o non si ama. E credo di amarti, è più vicino al no, non ti amo, che al sì, ti amo, quindi devo dirti «Ti amo», ma io non l’ho mai detto a nessuno ti amo. E Carlo ti pare normale che la prima volta che dici ti amo, non sai neanche se è vero che ami? Credo di amarti, no scusa, ti amo, ti amo un po’, ti amo un po’ anche io. Quanto ti amo? No, davvero, non lo so quanto ti amo e a dirla tutta non so se è vero che ti amo. Ma scusa, tanto tu non lo saprai che non ti amo e se ti amo che importa ora sapere quanto ti amo. Basta che ti ami un po’ per dirti che ti amo. E io amo i pomeriggi con il gelato a casa tua. Quindi se amo i pomeriggi con il gelato, con te, a casa tua, amo un po’ te. Quindi «Ti amo» le dice Carlo per la prima volta.

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