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La fine di una vecchia vita

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Illustrazione di Agrin Amedì
Adesso tutto è cambiato. La porta che si apre e cigola non è più una tensione urlante. Mi alzo al mattino, e da quando mi sento viva, ogni giorno è diverso. Volevo dirtelo. Volevo farti sapere chi ha vinto e chi ha perso. Maria Cristina Peruzzini ricerca con forza parole semplici.

Vorrei scriverti una lettera un giorno, una lettera che segnerà la fine di una vecchia vita. Un giorno troverò il coraggio di scriverla, lo giuro. Sarebbe scritta con parole nuove, parole che ho preparato per anni. Ti scriverei  che non sei mai riuscito a impedirmi di sognare e che i sogni arrivavano sempre puntuali. Di notte dopo l’inferno e prima dell’alba, i sogni erano l’unico luogo in cui non riuscivi ad arrivare. Nei sogni cercavo lo stesso sollievo che si trova nella parte fresca delle lenzuola nelle notti in cui la febbre non dà tregua. E ora ti direi che nella nuova casa è bello aprire la finestra e lasciare che il vento entri gonfiando le tende e che accarezzi la pelle senza bruciare sulle ferite. Che è bello sentirmi libera di parlare, di sorridere senza che tutto questo generi una furiosa gelosia. Avrei finalmente il coraggio di raccontarti cos’era per me guardarmi continuamente alle spalle, sentire il mio cuore battere veloce perché un tuo gesto d’affetto poteva trasformarsi in uno scatto d’ira e, dicevi, ero sempre io la colpevole. Ti ricorderei di tutte quelle volte che mi hai ripetuto di amarmi con le parole. Invece dai tuoi gesti capivo solo che dovevo temerti. E allora ti direi che i nostri figli sorridono adesso. Che Luca non trema più quando qualcuno apre la porta. Ti scriverei, meravigliandomi del mio lucido ragionare, che ho capito che amare non significa essere nel pensiero di un altro. Perché è vero, io ero nei tuoi pensieri ma solo come un oggetto che non avresti voluto che fosse altrove. Ti scriverei infine, ma solo alla fine, che ti ho amato quando ho visto i tuoi occhi azzurri illuminare una notte d’estate ed era ancora amore quando cercavo di proteggerti perché pensavo che senza di me non ce l’avresti fatta. Ti ho amato finché il mio amore non si è trasformato lentamente in paura. Ti direi allora che la vita è più forte della paura anche se so che mi diresti che questa è una frase che hai già sentito, che non sono parole nuove le mie. Mi ripetevi sempre che non so parlare e allora ti direi che il coraggio è più forte e il coraggio arriva così, all’improvviso, dai sogni. Il coraggio che ti dice che l’inferno non è eterno su questa terra e l’eterno non dura.

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