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Nella buona e nella cattiva sorte

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Illustrazione di Agrin Amedì
È troppo buono, dicono. La bontà porta alla rovina, pensano. Ma la bontà è l’arma migliore che ci sia, dimenticano. Veronica Santoro ripercorre la storia di una vita famigliare dalle origini all’attesa di un futuro nuovo.

Quelli del posto l’hanno battezzata subito “la Tedesca”. Perché si vede lontano un miglio che è nordica, con le gambe lunghissime, i capelli biondissimi e gli occhi color dell’acqua. Il marito è romano. Un bell’uomo senz’altro, ma non confrontabile con lei che sembra una modella.
Lui l’ha fatta scappare dalla Germania est dentro il bagagliaio di una macchina quando c’era ancora il muro, passando dalla Bulgaria, dove li avevano scoperti durante un controllo. Era dovuta intervenire la Farnesina per farli rientrare in Italia, perché i bulgari li avevano presi e buttati tutti e due in galera. Una storia di avventura e d’amore, insomma, davvero una bella storia. Hanno preso una casa a Valentano perché i genitori di lui hanno la casa a Bolsena e così passano l’estate al lago tutti insieme, con i nonni e i bambini. La casa è piccola, ma ha un grazioso giardino e una bella veranda, circondata da una siepe di gelsomino. E bisogna vederli, i figli della Tedesca! Belli come il sole, biondi anche loro, due maschietti più o meno della stessa età. Stanno imparando ad andare col windsurf sul lago e il padre, quel brav’uomo, se ne sta sulla riva per ore seduto su uno sgabello, anche quando il vento tira forte, per filmare le loro cadute in acqua. Verso l’una arriva anche la Tedesca al lago e porta il pranzo. Poi lei chiacchiera spesso in tedesco con i bambini, il padre invece non lo sa il tedesco, ma fa finta di aver capito e si inserisce nel discorso a sproposito, facendo ridere tutti. Una famiglia da televisione, insomma, davvero una bella famiglia.
E tornano tutti gli anni, estate dopo estate. I figli della Tedesca sono diventati due adolescenti e più crescono più sono belli. Tutti e due portano i capelli un po’ lunghi, hanno gli stessi occhi chiari della madre. Sono diventati bravi col windsurf e il padre non si stanca di filmarli perché adesso non cadono quasi più dalla tavola e fanno delle acrobazie mica male. Le ragazzine diventano matte per loro, ma la madre se li tiene sempre vicini, chiacchierando sempre in tedesco. Anche se pare che ormai conosca l’italiano molto bene e lo parli pure senza accento straniero. Il padre invece non lo sa il tedesco, ma fa finta di aver capito e si inserisce nel discorso a sproposito, facendo ridere i figli.
La Tedesca invece non ride più molto spesso, anzi. Scuote la testa e borbotta che dopo quindici anni con lei il marito non ha ancora imparato una sola parola. E borbotta anche per altre cose, la Tedesca, perché lui sta facendo fallire l’azienda ed è pieno di debiti, e questo dipende dal fatto che è troppo buono: nonostante gli affari vadano male continua a pagare i dipendenti e gli versa pure la tredicesima, anche se questo fa mancare i soldi per la spesa alla sua famiglia. La Tedesca lo rimprovera, gli chiede se ci pensa alla sua famiglia, e gli dà del fallito davanti a tutti, pure davanti al nonno Anselmo, che ormai viene a passare l’estate a Valentano e ha venduto la casa di Bolsena, da quando la nonna non c’è più. Il marito la prega di parlare sottovoce e di evitare certi discorsi quando c’è il nonno presente, che è anziano e se ne dispiace, e starebbe più tranquillo se non sentisse certe cose. E allora la Tedesca sbotta che in Italia bisogna sempre proteggere tutti dalla verità anziché costringerli ad affrontarla e che è giusto che il nonno sappia di aver tirato su un figlio buono a nulla, e così continuano per ore.
E tornano ancora, estate dopo estate, ma sempre più di frequente viene solo il padre con i figli, che nel frattempo hanno iniziato l’università. Il maggiore dei due ragazzi nei mesi estivi fa l’istruttore di windsurf per i bambini e bisogna vedere che giro pazzesco di ragazze che costringono i fratellini più piccoli a iscriversi al corso di windsurf sul lungolago di Capodimonte solo per avere il pretesto di andare a parlare col figlio della Tedesca. Lei, invece, raggiunge la famiglia solo nei weekend, se può, perché da quando l’azienda del marito ha chiuso definitivamente e lui è rimasto disoccupato, sgobba per mantenere la famiglia facendo degli orari massacranti. Ma tutto sommato è giusto, dice nonno Anselmo, perché dovrebbe solo essere grata al marito che le ha salvato la vita portandola via dalla Germania comunista, e il matrimonio vale nella buona e nella cattiva sorte, o forse valeva solo quando era lei a non avere niente e a essere in fuga? I figli invece difendono la madre e allora il nonno Anselmo sospira e dichiara che una madre non dovrebbe mai mettere i figli contro il padre, perché si capisce lontano un miglio che i ragazzi la pensano come lei e disprezzano lui. Non avrà avuto fortuna con l’azienda, ma è stato un papà affettuoso e tutti i valentanesi si ricordano di quelle lunghe giornate in cui se ne stava sullo sgabello per ore, anche quando il vento tirava forte, a filmare i bambini che sguazzavano in acqua e cercavano di imparare il windsurf.
E tornano ancora, un’ultima estate, ma stavolta vengono solo la Tedesca e il marito, che nel frattempo è diventato un ex, con un avvocato e un notaio. Lei ha dovuto separarsi, sostiene, perché altrimenti i creditori di suo marito si sarebbero mangiati anche la loro pelle e lei è appena riuscita, dopo anni di sacrifici, a estinguere il mutuo per la casa di Roma dove vive con i figli, non ha nessuna intenzione che vengano a portargliela via. L’unico bene che è rimasto intestato al marito è la casa di Valentano, quindi che si prendano quella, a lui non è rimasto altro e ormai è troppo vecchio per trovarsi un nuovo lavoro, quindi andrà a vivere col nonno Anselmo che ormai non cammina e quasi non vede più e ha bisogno di assistenza continua. I figli hanno preferito non venire quell’ultima volta a Valentano, gli fa male tutta la storia del divorzio e vedere l’avvocato e il notaio prendersi la casa delle loro estati, calpestare l’erba del giardino, spegnere il mozzicone di sigaretta sotto il tacco sulla veranda dove nessuno ha più potato la siepe di gelsomino.
Erano una famiglia da televisione, davvero una bella famiglia, ma qualcosa deve essere andato per il verso storto, se qualche anno dopo tutti e due i figli della Tedesca hanno lasciato Roma per andarsene a lavorare e a vivere altrove, e lei è rimasta sola, ad aggirarsi in quella casa diventata improvvisamente troppo grande, dove i suoi ragazzi non hanno più voluto stare. Dopo che le è venuto l’ictus, l’ex marito è tornato a vivere con lei e la assiste in tutto, la imbocca e la pulisce, e questo dipende dal fatto che è troppo buono, glielo dicono persino i figli per come l’ha trattato. Ma lui ripete che il matrimonio vale nella buona e nella cattiva sorte – gliel’ha insegnato suo padre – e che uno di questi giorni magari prenderà la macchina e porterà la Tedesca al lago di Bolsena, si metteranno insieme sulla riva, lei sulla sua sedia a rotelle e lui sul solito sgabello da dove filmava i ragazzi, e staranno un po’ lì, a guardarsi il tramonto.

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