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Illustrazione di Agrin Amedì
Odio questa vita. Odio chi mi ha messa in questa situazione. Odio il tragitto per raggiungerlo. Odio, odio, odio e, forse, anche amo. Michaela Diotallevi si lascia andare a un flusso di coscienza tra carcere e libertà.

Odio prendere la metropolitana
odio i martedì da sempre
odio andare a trovare Giovanni in carcere
odio dovermi vestire da piccola borghese per mischiarmi fra la gente per scomparire fra la gente perché io vorrei scomparire, vorrei fare un bel respiro e finire questa giornata di merda
odio via Tiburtina il traffico le bottiglie di plastica abbandonate sul ciglio della strada i suoi cantieri stradali aperti che poi non si capisce aperti per chi visto che non c’è mai nessuno a lavorare
odio i suoi semafori i suoi negozi compro-oro la sua desolazione
odio la gente che cammina lungo il muro di cinta
odio quelli che come me oggi sono costretti a venire qui
odio anche il bar in cui mi fermo a prendere un caffè e una bottiglietta di acqua; la signora che mi serve ha le mani con lo smalto sbeccato, e cosa c’è di più triste dello smalto sbeccato? forse ci sono le mie mani con il french che bevono un caffè in questo bar fatiscente servito da una tizia con lo smalto sbeccato
entrando a Rebibbia è come immergersi in un girone dantesco un girone fatto apposta per coloro che hanno assimilano il peccato senza compierlo veramente è come se tutti noi fossimo etichettati in base al reato delle persone che siamo venuti a trovare anzi come se questo fosse un po’ anche il nostro
sussurro il mio nome alla guardia la quale mi guarda perplessa perché non avrà capito il mio nome? o perché anche lei si domanda che ci faccio qui con il mio french, la mia messa in piega perfetta la mia borsa di Gucci, l’unica cosa a cui non ho rinunciato stamattina che sia questa a far capire a tutti che io qui non c’entro niente che sono qui per sbaglio
odio Giovanni per avermi costretto a venire qua una volta a settimana sono stanca e oggi glielo dico che non ci voglio venire più ci starà male ma peggio per lui poteva pensarci prima di fare i magheggi che ha fatto in azienda e poi per cosa? Per quei due soldi che gli hanno pure confiscato? glielo dicevo io di stare attento ma lui niente facciamo il botto diceva, stavolta facciamo il botto e invece lo hanno beccato con le mani nel sacco il coglione e così mi ha costretto a venire qui ma io glielo dico che non ci vengo più oggi glielo dico
la guardia inizia a chiamarci mi avvicino così magari nessuno mi sente quando rispondo all’appello tengo gli occhi bassi per non farmi riconoscere come se mai potessi incontrare qualcuno al di fuori di qui
io sono qui per sbaglio, sono qui per sbaglio, non mi guardate dimenticatevi di me sono qui per sbaglio io sono senza peccato
il pulmino è il nostro Caronte fuori c’è il sole potremmo essere in gita, bambini che sanno di caramelle risate che riempiono il silenzio della nostra traversata che potremmo compiere a piedi ma qui all’inferno la terra scotta il filo spinato circonda noi che abbiamo sbagliato ma sbagliato cosa? Il marito il fratello il padre qual è la nostra colpa?
Ora mi tolgono pure la borsa di Gucci; devo ricordarle dove si trova? mi dice il secondino vorrei rispondergli sgarbatamente ma abbasso la testa vorrei sparire correre fuori ma ora sono in prigione
le chiavi il rumore delle chiavi i cancelli che si aprono e che si chiudono il rumore delle chiavi per sempre il suono che accompagna la discesa agli inferi
ora aspettiamo qui come se fosse una festa
i bambini corrono
la macchinetta del caffè fatica a tenere il passo delle monetine che cadono al suo interno, un euro si è incastrato nel meccanismo e giù a battere sul vetro e io un pacco di biscotti non l’ho più, la borsa, e ancora chiavi il rumore delle chiavi cancelli che si aprono e si chiudono una condanna, la mia borsa
odio venire qui ogni martedì
odio Giovanni
odio sentirmi una piccola borghese
odio ogni singolo passo che mi avvicina alla stanza dove lo incontrerò da dietro un lungo tavolo dimagrito bianco come uno straccio che trascini delle scarpe a cui hanno tolto i lacci
mi fa pena
mi fa rabbia
mi fa angoscia
e lo odio
e lo amo
e il cancello:
questo sì che ha fatto proprio un gran bel botto.

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