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Scene e scenate

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Illustrazione di Agrin Amedì
Caro Ale, ti scrivo poiché desidero esprimere tutta la mia soddisfazione per come le prove stanno procedendo in questi primi giorni di allestimento. Purtroppo il dovere ha esatto una partenza precoce da parte mia. Voglio tuttavia scriverti un paio di umili annotazioni in merito al lavoro visto. 

Caro Ale,

ti scrivo poiché desidero esprimere tutta la mia soddisfazione per come le prove stanno procedendo in questi primi giorni di allestimento. Purtroppo il dovere ha esatto una partenza precoce da parte mia. Voglio tuttavia scriverti un paio di umili annotazioni in merito al lavoro visto.
Noto che Laura è migliorata in maniera esponenziale, non mi vengono in mente altri termini, rispetto al nostro precedente progetto. Il suo tono da pecorella in cerca di un posto dove ripararsi dalla pioggia in un nebuloso pomeriggio di gennaio sembra aver lasciato il posto a un bel singhiozzo che, se non ci farà guadagnare il plauso degli snob, sono sicuro strapperà ben più di una lacrima dalle vecchiette del giovedì pomeriggio. Ma in fondo a noi cosa importa? Siamo forse alla ricerca della sempiterna gloria? La risposta mio caro Ale è no. Lasciamo ad altri coppe e guiderdoni, a noi basta e avanza il fragrante olezzo dei bigliettoni che cascano nella cassa del botteghino, lo dici sempre tu, non è vero?
Quanto ad Alessio, che dire, Ale, di giovani attori così maturi di questi tempi si fa fatica a trovarne in giro. Se un domani poi riuscirai a congegnare un disegno luci che eviti la caduta del fascio dei sagomatori perpendicolarmente alla sua calva calotta cranica, beh allora fidati Ale, quel giorno Alessio inizierà a essere notato perfino dai casting di Sorrentino.
Prima di passare a Jacopo e a Maria, lasciami esprimere tutta la mia soddisfazione nei confronti dell’opera di Laura. Immagino che il merito in questo caso sia in larga parte tuo. Come sei riuscito per una volta a dissuaderla dal vestire gli uomini in lattice aderente e le donne con quei già visti brandelli di stoffa trasparenti? Ancora mi ricordo quando durante le repliche del “Principe di Homburg” venimmo presi d’assalto da una fila di pervertiti che venivano a pagare il biglietto solamente per masturbarsi in sala. Pagammo a nostre spese la ditta di pulizie del teatro. Il direttore era furibondo, il pubblico si lamentava in continuazione per quelle chiazze rinsecchite sulla stoffa delle poltrone… Anche quella volta di riconoscimenti zero eh? Ma vuoi mettere un premio da parte di una giuria di checche avvizzite in confronto a tutti gli inviti che ricevemmo dal Muccassassina, Angioletto party e Vida loca? A ripensarci oggi…
Non voglio privarti del poco tempo prezioso che un regista impegnato come te possiede.
Voglio solo dire che in fondo sì, in questa compagine, come dire, un po’ alternativa, -e spero che il termine alternativa non ti dispiaccia, non vedo perché poi dovrebbe-, anche il modo naif di Jacopo ci sta bene, se solo si facesse bastare di essere un attore invece di cambiare ogni singola parola del mio testo, ecco che anche lui uscirebbe subito dalla filo drammaticità che ancora lo caratterizza. Lasciami dire, un po’ acerbo il nostro Jacopo, nei modi e nei fatti. Ma così tenero.
Quanto a Maria, lo sai quanto mi sia risentito quando tu hai preferito lei a Elias. Non sarò mai imparziale, perdonami. Elias aveva tutte le caratteristiche di Maria. Tutte più una. Perdona il gioco volgare. Ma è così, caro Ale. Non riesco proprio a sostenere una ragazza dalla patata in bocca mentre gira nuda per il palcoscenico. A molti amici non dirò di venire, lo sai già questo. E se mi chiedi il motivo, il motivo è per il disgusto che proveranno nel vedere Maria. Ma è solo col tempo che imparerai certe cose. Non te ne faccio certo una colpa. Chi può privarti del tuo sacrosanto diritto di sbagliare dopotutto?
Concludo esprimendo una volta di più la massima stima nel tuo lavoro, mio caro dolce Ale. Fidati di me, con il tempo arriverai a capire l’uso che un regista deve fare della parola, e quel suo magico rapporto tra testo e personaggio. Forse non è oggi quel momento. Ma arriverà. Intanto resta la stima e l’affetto verso il mio piccolino, il mio regista preferito. 

Ps.
Verrò a Roma alla fine del mese. Impegni improrogabili mi tengono lontano dalla prima e dalle altre repliche. Spero tu sia disposto a perdonarmi. Potremmo passare un week end in quel relais che ti piace tanto. Attendo tue. Ti bacio quel tuo bel collo effondente patchouli. Con amore.

 

Un bacio, 

Anton

* 

 

Caro Anton,

Non sai che gioia leggere le tue parole. La stima che provi nei miei confronti è un motore che permette di superare le più aspre difficoltà. Difficoltà che, ringraziando il cielo, o la buona volontà di noi esseri umani, sono state inferiori del previsto. Forse hai ragione tu, mio caro Anton, non siamo alla ricerca della sempiterna gloria. Tuttavia non posso che felicitarmi del grande successo che il tuo testo ha ottenuto qui a Roma. È un vero peccato che i tuoi innumerevoli impegni ti abbiano costretto lontano da Roma. Pensa che alla prima è venuto Valentino in persona! Ti saluta e ha detto che lo spettacolo è perfetto. Sapessi i complimenti che ha fatto alla regia… Un vero successo, indubbiamente dovuto alla solidità del testo. Le tue parole sono invero di buona fortuna. Devi sapere infatti che l’inaspettato è accaduto. È venuto un casting importante e, sagomatore o no, ora Alessio è scritturato per ben quindici pose in un film di Sorrentino. Non è meraviglioso? Quanto a Laura, la nostra amata costumista, questa volta sono riuscito a domarla. Non preoccuparti, non avremo alcun omaggio dal muccassassina, non da quando Vogue ci ha dedicato una pagina in fatto di eventi di stile. Quanto mi dispiace che tu abbia messo radici a Milano. Roma sta cambiando. E credo in parte sia proprio per merito nostro. Soprattutto di Laura, il tenero agnellino belante, come mi pare tu l’abbia definita, è diventata una farfalla, all’occorrenza dotata del ruggito del Leone. Pensa un po’ chi hanno lodato più di tutti i critici snob, tutti presenti in prima fila il giorno del debutto? Proprio lei! Un meraviglioso successo.
Quanto a me, lo sai, io, povero sempliciotto, mi sento più a mio agio seduto al botteghino a vigilare sul flusso di cassa che sulla copertina di riviste patinate. Puoi immaginare allora che gioia nel vedere 47 sold out di fila. Pensa che il direttore del teatro, tuo caro amico, tra l’altro bellissimo uomo una volta, come dire, penetrato quel suo velo di indifferenza che pone a prima vista con tutti, ha stabilito ulteriori 15 repliche andate tutte sold out in un giorno. Meraviglioso.
Ah, caro Anton, se solo non fossi schiavo del tuo successo, quanto vorrei che tu fossi qui con me a dare alla compagnia i tuoi preziosi suggerimenti. Peccato, ogni tanto ci manchi veramente. Confido che presto o tardi tu possa ritagliarti una mezza giornata della tua sacra routine di artista immacolato per inoltrarti fino alla nostra umile casa romana a testimoniare del tuo e del nostro successo. Fino ad allora ti custodisco nel cuore, e ti spedisco un bacio sul tuo collo sapor mela e sandalo.

Ps.
Proprio il week end scorso ho avuto il piacere di tornare nel nostro amato relais. Forse ti farà un po’ arrabbiare sapere che non ero solo. Sono venuti con me Maria e Jacopo. Sai bene quanto io sia aperto in fatto di nuove esperienze. Devo ammettere che è stato bello. Il sabato ci ha raggiunti anche il direttore del teatro, che ti saluta sempre. Uomo di fuoco sotto una coltre di ghiaccio, così mi piace definirlo dopo quella giocosa esperienza al relais che ci ha visti tutti e quattro protagonisti. Mancavi solo tu, piccolo mio. Ma tu hai il tuo Elias, e io allora mi sono un po’ gingillato con i miei umili attori. Che male c’è. Sai, ho scoperto che non tutti gli usi che Maria fa di quella, come l’hai definita tu, patata in bocca vengono dopotutto per nuocere. Perdonami il lazzo, mio caro amico, ma so che tu sei un uomo di mondo.  Quanto a Jacopo, acerbo in scena forse, ma ti garantisco caro il mio Anton, che per un bel week end di gioia e benessere, Jacopo è la quintessenza della maturità e della più scandalosa tra tutte le forme di esperienza. Di nuovo con grande e irriducibile amore, Ale.

 

Con amore,

Ale

* 

Senti, caro il mio Ale,

domani stesso sarò a Roma. Ore 16:45, Termini. Dobbiamo parlare. Mi aspetto tu venga a prendermi in stazione. Non un minuto di ritardo. O ti rispedisco a fare teatro cantina. Nel giro di un giorno. 

Ps.
Puntuale.

Pps.
Troia.

 

Anton

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