Margherita

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Illustrazione di Agrin Amedì
Mentre l’aspettavo a casa avevo un desiderio irrefrenabile di lei. Non potevo farci niente, era sempre la stessa storia. Ogni volta giuravo a me stesso che sarebbe stata l’ultima e poi, pochi giorni dopo, ci ricadevo. Era diventata un’ossessione.

Mentre l’aspettavo a casa avevo un desiderio irrefrenabile di lei. Non potevo farci niente, era sempre la stessa storia. Ogni volta giuravo a me stesso che sarebbe stata l’ultima e poi, pochi giorni dopo, ci ricadevo. Era diventata un’ossessione. La volevo tutti i giorni, a tutte le ore, in ufficio, per strada, a casa, anche se poi subito dopo me ne pentivo e mi vergognavo di me stesso. Ma quella sera avevo deciso che sarebbe stata davvero l’ultima. Quella sera le avrei detto addio.
Suonarono il campanello. Presi il portafogli e andai alla porta. Davanti allo specchio dell’ingresso mi accorsi che ero ingrassato ancora. Avevo preso almeno otto chili da quando, pochi mesi prima, mi ero separato. Era più o meno da allora che era iniziata la mia ossessione per Margherita: dovevo pur consolarmi in qualche modo e darmi un po’ di piacere. Basta, da domani cambio vita, ho deciso. E mi iscrivo pure in palestra.
Aprii la porta, e la pagai. La portai immediatamente sul divano del salotto. Rossa, calda, profumata. La scoprii in un colpo solo. Il suo profumo esplose più forte. Rimasi incantato a guardare l’abbondante mozzarella filante che la ricopriva. Ebbi un brivido di piacere misto a commozione. Perché io la pizza l’amavo profondamente, e lei mi ricambiava.
«Ah, Margherita, mia adorata! Quanto sei saporita, mi fai impazzire!» le ho detto mettendomi in bocca la prima fetta.
«Ah, Enzù, pur’ io esco pazza pe’ te. Te voglio bene assai, nun pozz’ sta’ senz’ e te» mi ha risposto lei.
«Margherita mia, io ti vorrei sempre, a colazione, a pranzo, a cena, sempre. Ma lo sai, ne abbiamo già parlato, non possiamo farlo più. Questa è l’ultima volta: mi devo mettere a dieta.»
«Enzù, ancora co’ ‘sta fissazione daa dieta?»
«Eh, sto continuando a ingrassare.»
«Ma quando mai, stai ‘na bellezza. Eppoi tu sei uomo e sai come si dice, uomo di panza uomo di sostanza.»
«Ma non mi entrano più i vestiti e faccio fatica a camminare.»
«E jamm, non mi dire che nun me vuò chiù, mi fai rimanere male.»
Addentai la seconda fetta. Gemetti di piacere.
«Margherita mia, com’è ingiusta la vita. Tu sei la mia unica consolazione, il mio più grande piacere. Ma se non voglio diventare obeso, sono costretto a rinunciare a te, non c’è altra soluzione.»
«Enzuccio mio, ma perché? Non ti ricordi più quante serate simm’ stat’ ‘nziem’ ‘ngopp ‘o divan’ a guardà la partita? E tutte le volte che non hai né cucinato né fatto i piatti, grazie a me?» La sua voce era diventata triste. «Enzù, tutto quello che c’è stato tra noi nun conta chiù nient’ pe’ te?»
Diedi un morso alla terza fetta. L’ultima pizza prima della dieta stava finendo. Il piacere si tinse di nostalgia.
«Tesoro mio, se penso a quei momenti mi viene da piangere. Non c’è niente di più bello di stare sul divano con la mia Margherita a guardare la tv. Ci sei sempre stata nei momenti più belli. Fin da ragazzo, quando c’eri tu era una festa. Ma poco fa mi sono guardato allo specchio: sono diventato veramente grasso. Da domani devo cambiare vita e pure iscrivermi in palestra. Su dai Margherita, capiscimi, non fare la capricciosa.»
Mi era scappato. Sapevo di averla fatta veramente grossa, ma era troppo tardi, ormai lo avevo detto. Margherita si è offesa a morte. Mi ha buttato addosso un grosso schizzo di sugo e mozzarella, che prima mi è caduto sui pantaloni e poi è andato a spalmarsi sul divano.
«Capricciosa a me? Ma come ti permetti? Altro che capricciosa, mo ti faccio vede’, mo facc’ ‘a diavola! Enzù hai sbagliato proprio con me, non sei tu che mi mandi via, sono io che me ne vado!»
E l’ultima fetta che già tenevo tra le mani si andò a schiantare sul tappeto del salotto. Provai un dolore acuto. La raccolsi tristemente e l’andai a poggiare con delicatezza nella spazzatura. Passeggiai un po’ per casa, non riuscivo a togliermela dalla testa quell’ultima fetta sprecata così. Avevo ancora fame.
Guardai l’orologio: ero ancora in tempo per ordinarne un’altra. Tanto la dieta la devo iniziare domani. Chiamai la pizzeria e ordinai. Quando Margherita arriva glielo dico che ho sbagliato, che mi dispiace. E che questo non è un addio, solo un arrivederci, giusto il tempo di perdere qualche chilo. Mi misi comodo sul divano e accesi tutto contento la tv, aspettando impaziente il suo arrivo.

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