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Ispirazioni astrali

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«Ho un blocco serio, sai? Non riesco a trovare alcun tipo di ispirazione in questo periodo.» «Interessante…» «Cos’è interessante? Ti sembrano allettanti le mie tragedie?» «Uh, che paroloni. Tragedie?» «Sì, tragedie.»

«Ho un blocco serio, sai? Non riesco a trovare alcun tipo di ispirazione in questo periodo.»
«Interessante…»
«Cos’è interessante? Ti sembrano allettanti le mie tragedie?»
«Uh, che paroloni. Tragedie?»
«Sì, tragedie.»
«Sai cosa mi viene in mente?»
«No. Cosa? Dimmi, ti prego.»
«Che le tragedie greche hanno fatto la storia della letteratura.»
«E quindi?»
«Che gli stalli psicologici messi in scena attraverso l’azione, attraverso l’esplicazione di questo sentimento, hanno dato tanto al pubblico di allora come ancora a quello di oggi.»
«Quindi?»
«Quindi secondo me dovresti partire da qui.»
«Da cosa?»
«Dal sentimento che stai provando. Non credo proprio che l’ispirazione sia il risultato di un intervento divino capace di spingere l’uomo ad agire e a scrivere le proprie verità servendosi di parole. Credo, piuttosto, che si tratti fondamentalmente di uno stato di eccitazione fantastica, di un’urgenza incontenibile, a spingerlo a raccontare il proprio stato d’animo. A condividerlo. Per liberarsene.»
«Ma non saprei da dove partire…»
«Parti da quello che sai, e documentati. Se la tua storia, per esempio, ha un carattere fantascientifico ed è ambientata nello spazio, comincia a chiederti che motore hanno le astronavi. Anzi, chiediti da qui a migliaia di anni a venire che caratteristiche potrebbero avere le astronavi del futuro. Che propulsori hanno inventato gli altri scrittori nei loro romanzi di fantascienza scritti fino a oggi? Comincerai a passare da un’informazione all’altra e questo ti darà la spinta a continuare, avviando un tuo processo di scrittura per sentenziare una tua nuova e particolare visione su un mondo che potrebbe prossimamente concretizzarsi.»
«Mi hai convinto. Allora che dici, mi do alla fantascienza?»
«Questa nostra discussione non ti sembra già fanta-scienza?»
«Beh…»
«Scrivi quello che senti, il genere non è importante. Vedrai che verrà da sé.»

 

Questa settimana i nostri allievi trovano la giusta forma per raccontarsi…

Glielo avevo detto alle Camel di non stuzzicarmi, glielo avevo detto. Lo so che avrei sbroccato alla fine, che altro potevo fare? Luca Dettori mette in scena una storia esilarante.

Wonder Woman, Wonder Woman! Su, ti prego, dammi una mano tu. Mio marito non fa niente e le sue camicie mi son stufata di stirarla. Wonder Womaaan! Ersilia Crisci chiede l’aiuto di una super eroina per districarsi nelle sue faccende quotidiane.

Che cosa è la vista senza la capacità di vedere? Che peso ha la distanza che separa due solitudini? Quanto coraggio ci vuole a tirar fuori la voce? Flaminia Cordani entra con passo silenzioso in un’atmosfera carica di emotività.

È sfiancante il giorno di Natale nella mia famiglia, almeno da dodici anni. Anche oggi le previsioni non sono buone. C’è la neve, e mi dirigo al rifugio per persone senza albero e senza tetto. Martina Pellegrini osserva il lento scorrere di una giornata che sembrerebbe non finire mai.

Non so cosa sia un rito di passaggio, ma la notte è lunga. C’è il buio, il fuoco, il silenzio e innumerevoli piume da decifrare. Irene Noli getta luce su un’antica tradizione tribale.

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