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Sigarette, birra e patatine

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Illustrazione di Agrin Amedì
Passeggiata di una sera d’estate. Il profumo della crema idratante sul corpo stanco dopo una giornata di mare.

Passeggiata di una sera d’estate. Il profumo della crema idratante sul corpo stanco dopo una giornata di mare. L’andatura lenta e indolente di chi non ha fretta: è estate, e fa caldo, e la sera dopo la doccia si esce a passeggiare. Anche se il sonno pesa sugli occhi.
I bambini scorrazzano qua e là; ci sono le bancarelle in paese. «Mamma me lo compri?»
«Mamma guarda qui, una lucertola.»
«Bambini non vi allontanate troppo. Se fate i bravi dopo vi compro il gelato.»
Ma loro sono già bravi, la gelateria è un po’ più avanti. Il sonno aumenta, e il buio pure: c’è un tratto di strada più scuro.
«Attenti a dove mettete i piedi, potreste cadere.» Passiamo davanti alla friggitoria e veniamo investiti dall’odore intenso e caldo delle patatine fritte e dell’olio troppo usato.
In quello stesso istante mi ritrovo a Malta, fuori da una bettola che fa fish&chips; l’odore di frittura si spande nella strada buia. Sto dritta impettita con il vestitino bianco e le scarpette a sandalo, il sonno mi pesa sugli occhi. Ma è estate, e fa caldo, e la sera dopo la doccia si esce a passeggiare.
Mi giro e mia mamma è dietro di me: ha il viso scottato dal sole, e profuma di bagnoschiuma e crema idratante. Poco più in là il muretto della piazza e le luci gialle delle insegne, le sedie di plastica e le tovaglie di carta. Nell’aria un odore di hamburger e panini alla piastra, di gelato, panna e sigarette. Poi subentra più forte quello delle patatine fritte e della birra comprati da mio padre. Così lo rivedo. Ha poco più di 30 anni. È abbronzato, jeans corti e maglietta azzurra. Ci sediamo in piazza, ma io ho sonno e cado dalla sedia di plastica. Piango. Il sangue esce dalla testa e piango più forte. Papà fa un salto dal muretto; mi prende e mi porta in braccio correndo verso un bar. Le voci dei grandi. La confusione. Le mie urla, e un fazzoletto bagnato sulla testa. «Stai tranquilla, va tutto bene. È solo un graffio» mi dice papà. E preme il fazzoletto sulla testa: «Va tutto bene, io sono qua». Ma io non voglio scendere dalle sue braccia, voglio restare, e lui mi tiene con sé.
Torniamo a casa. Ma prima di tornare a casa restiamo un altro po’ in giro perché è estate e fa caldo. Passeggiamo, insieme. E camminando, alla fine mi addormento su di lui, mentre sento l’odore della sua pelle mescolato a quello di sigarette, di patatine e di birra.

Papà. Ero poco più di una bambina quando ho smesso di chiamarti così. Papà. Da quanti anni non ci parliamo?
E, mamma, perché hai gli occhi rossi? «Mi è entrato qualcosa in un occhio.»
Su mamma, è il nostro turno. Scegli il gelato che preferisci. Io stasera ho solo voglia di patatine fritte.

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