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Illustrazione di Agrin Amedì

«Allora, ragazzo mio, perché mi vuoi vedere? Ci sono problemi?»
Questo qui non era nessuno, l’ho fatto crescere come mio galoppino. Che si è messo in testa?


«Don Vincenzo, è sempre un privilegio parlare con lei. Lei mi ha insegnato il mestiere ma adesso la prego, non mi chiami più “ragazzo mio”. Sono Lupo, o se vuole Claudio.»
Questo vecchio mi tratta ancora come il suo garzone. Ho passato la vita a distribuire roba. Tutto per fare arricchire lui.

«Non ti scaldare, Lupo. Hai ragione, lo so che sei cresciuto. Siamo qui per trovare un accordo, non per cercare problemi.»
Come se Don Vincenzo voglia fare accordi con te. Hai tradito la mia fiducia. Lupo, sei un infame.

«Va bene. Allora andiamo al dunque, Don Vincenzo. Sono scomparsi tre dei miei, compreso mio fratello, la scorsa settimana, e le voci dicono che è affare vostro.»
Questi te li avevo tolti e li pagherai salati. Ho la certezza che mio fratello lo tenete voi in ostaggio ma non so dove.

«Lupo, perché te la prendi con me? Io non ne so niente. Hanno detto che era gente mia che si è persa. Persa, mi capisci? Sai come è questa città? Pericolosa. Si perde la strada e finisci nel posto sbagliato.»
Quei ragazzi pensavano che tu fossi il nuovo e che conveniva passare al tuo gruppo. Sai quanti altri ne spariranno? Te compreso. E teniamo in mano quel drogato schifoso di tuo fratello…

«Voglio il mio territorio, Don Vincenzo. Lo sapete bene. Ho soldi, uomini e armi.»
E se non accetti con le buone, te lo farò capire. I miei uomini sono già tutti pronti. Tu sei il vecchio che puzza, c’è bisogno di gente nuova.

«Lupo, ancora non hai capito come funziona. Senza di me non vai da nessuna parte. Le bische, gli strozzini, le puttane non si mettono contro di me. Io controllo tutto in città.»
E non andrai da nessuna parte, non spaccerai niente. Ti farò schiacciare come uno scarafaggio. E tuo fratello farà la stessa fine.

«Voglio il controllo dello Zomaro e di Lisciavacca, 20% a lei Don Vincenzo per lo spaccio, 30% per il resto. Per la roba ho i miei canali non si preoccupi. Non le toglieremo niente. È un buon accordo. E poi, Don, portatemi chi ha fatto sparire i miei uomini.»
Se accetti adesso sei fregato vecchio e l’accordo non lo rispetterò mai.

«Claudio mio, per ora tutto è stato detto. Ci vediamo tra 48 ore per i dettagli, sempre qui, al Circolo nautico. A proposito, porta i miei saluti a tuo fratello che è tanto che non lo vedo.»
Non ci vedremo mai più, infame traditore. Si è fatto tardi. Di quel drogato di tuo fratello me ne sono occupato questa mattina, personalmente. Lo troverai sulla porta di casa, bruciato vivo e crocifisso.

«Mio fratello sta bene, lei piuttosto si riguardi che alla vostra età si prendono brutte malattie. Non dimentichi, Don Vincenzo, che il mondo sta cambiando ed è pieno di sorprese.»
Ti ho preparato un bel regalino. Poi cercherò quell’idiota di mio fratello che mi dà sempre e solo problemi. Ma se lo tocchi lo aggiungiamo al conto.

Claudio segue con lo sguardo don Vincenzo uscire dal Circolo e dirigersi verso la macchina con i suoi guardaspalle. Si siede in macchina, chiude lo sportello e avvia il motore. La macchina stenta ad accendersi. Un’enorme esplosione squassa la quiete del Circolo nautico e innalza una colonna di fiamme al cielo. La macchina vola per decine di metri.

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