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Cammina come i granchi

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Illustrazione di Agrin Amedì
Vorrei raccontarvi questa storia. La storia in cui mio padre imparò che se avesse avuto le scarpe bagnate sarebbe stato meglio fuggire camminando a mo’ dei granchi.

Vorrei raccontarvi questa storia. La storia in cui mio padre imparò che se avesse avuto le scarpe bagnate sarebbe stato meglio fuggire camminando a mo’ dei granchi.
A dieci anni e mezzo mio padre decise di prendere la bici. Il giorno dopo di correre più forte. Più forte di quel suo amico che non allacciava mai le scarpe. E chissà per quale strano motivo lui arrivava sempre per primo. Allora decise che, a dieci anni a mezzo, avrebbe potuto rischiarsela. Avrebbe lasciato tutti a bocca aperta. Non avrebbe allacciato le scarpe ma vinto la scommessa. Un pomeriggio di ottobre, scese dal divano, e salì sulla bici.
Prima, però, slacciò i lacci delle scarpe ancora intatti dal giorno precedente. Gli elastici strusciavano sull’asfalto, i pantaloncini corti corti sul sellino e sotto le ruote un rumore di foglie frastagliate che lasciava libere le sue orme dalla strada appena sorpassata. Nella strada che veniva incontrò le altre biciclette che si univano tutte verso una stessa direzione. «C’è da salire» dicevano. C’era da attraversare i campi, da sfidare i confini delimitati dal terriccio grigiastro dell’asfalto. «Verso il fiume» gridavano. «Ma dove vai con quei lacci» dicevano gli altri. «Andrà a finire che si bagneranno e tornerai a casa senza scarpe.» «E poi li allaccio» rispose lui. Fatemi solo arrivare, per primo, su in cima. Questo lo pensò soltanto.
A dieci anni e tre quarti scoprì che i lacci delle scarpe portavano con sé un’incredibile fortuna. Inoltre si toglievano con immensa facilità. Non bisognava saltellare sul posto. Sciogliere i nodi. Sbilanciarsi. Poiché erano salvi. Lacci asciutti al punto giusto per festeggiare sul podio tra le rive. Balzava da una sponda all’altra. Invincibile. Poi si accorgeva di non esser solo. Un granchio, due granchi. Moltissimi ai suoi piedi. Che strani, pensò. «Cosa hai visto?» dissero da laggiù. «Dei granchi!» rispose lui. «Non vorrai mica raccoglierli?» «Perché no» rispose. Mentre saltellava da una tana all’altra chiedendosi quale fosse casa loro… «Guarda che se li metterai lì si bagneranno e tornerai a casa senza scarpe.» Ma anche loro erano invincibili. Avrebbe dovuto portarli con sé. Così a un passo appena dalla gloria decise di sfidare quell’intreccio. Lo chiuse, ci mise dentro i granchi, e lo spostò. Tutto d’un colpo, non s’accorse: le scarpe erano asciutte. E la casa era davanti a lui. I lacci sciolti e i granchi dentro. 
A dieci anni e poco più, mio padre tornò a casa con le scarpe più avventurose di sempre. Tanta era la felicità che si accorse di camminare come loro. Forse per un attimo pensò che fossero i granchi, o forse le stringhe, a farlo camminare in quel modo. «Che hai lì?» chiese sua sorella maggiore di poco. Perché quella di tanto era in America. E lui lì. Nelle scarpe più belle di sempre. «Nulla. Però…» rispose. E accadde pensando. «Il bagno. Non voglio! Vuoi rincorrermi? I granchi! Non puoi prendermi! Cammino di lato!»

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