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Caffè con panna

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Illustrazione di Agrin Amedì
Elena: «Questo caffè non mi piace più.» Paolo: «Ma se hai sempre detto che era il migliore.» «C’è qualcosa che non mi convince.» «Forse ti sembra diverso a causa del caldo, ma è sempre lo stesso e identico buon caffè che hai sempre bevuto.»

Elena: «Questo caffè non mi piace più.»
Paolo: «Ma se hai sempre detto che era il migliore.»
«C’è qualcosa che non mi convince.»
«Forse ti sembra diverso a causa del caldo, ma è sempre lo stesso e identico buon caffè che hai sempre bevuto.»
«Non per me. Credo non mi piaccia più. Forse non dovrei più berlo.»
«Lo bevi da anni e ti è sempre piaciuto. Solo perché oggi non ti convince non puoi lasciarlo lì. Hai sempre detto che non avresti mai comprato altro caffè.»
«Quando l’ho comprato pensavo fosse il migliore. Ora non ne sono più sicura.»
«E quindi vorresti buttare tutto questo caffè solo per verificare che ci siano altri caffè peggiori?»
«E se ce ne fossero di migliori?»
«Ho provato tanti caffè e ti assicuro che questo è il migliore.»
«Forse è questo il problema, Paolo. A differenza tua io non ho mai provato altri caffè. Come faccio a sapere che questo è quello giusto?»
«Per me è ottimo. Assaggia.»
«Come puoi non sentire questo strano retrogusto? È evidente!»
«Per me va bene così. È buono, forte e a buon prezzo.»
«E a te sta bene così?»
«Certo. Sai che ero abituato a quello schifo di prima.»
«Ora mi stai dicendo che il meno peggio va bene?»
«Non stavo dicendo questo.»
«Ma tu non hai mai desiderato svegliarti con la voglia di assaporare il tuo amato, intenso, forte, cremoso caffè che fa passare via qualsiasi altro problema ti si ponga davanti quella giornata? Giornata che sai sarà una giornata di merda?»
«Un caffè da solo non può rendere la vita una favola.»
«Ah no? E quel caffè del bar qui dietro? Di un rancido da farci star male per giorni!»
«Sì, però quanto abbiamo apprezzato poi il nostro caffè? Lo stavamo sottovalutando come stai facendo tu ora.»
«È vero. Ma non posso prendere sempre caffè di merda per apprezzare il nostro.»
«Prova a metterci un po’ di zucchero.»
«Come se lo zucchero potesse aggiustare qualcosa che già di per sé non va. Forse dovrei provare altri caffè.»
«E vorresti comprare e provare tutti i caffè che esistono? In un solo giorno magari?»
«In una giornata no, ma con del tempo, magari, provando per… non so… delle settimane vari caffè, di certo potrei capire qual è il migliore per me.»
«Non puoi cambiarlo così in fretta. Questo caffè lo bevo anche io. Sai, potremmo provare a rifare quel caffè che ci era tanto piaciuto lì vicino al Ponte di Rialto. Era così buono. Ci eravamo ripromessi di rifarlo, ma non ci abbiamo mai provato.»
«Quello con la panna?»
«Sì, con talmente tanta panna che non sapevi neanche come berlo. Hai dovuto chiedere una cannuccia perché ti vergognavi e alla fine sei riuscita comunque a sporcarti come una bimba.»
«Però lo abbiamo bevuto lì.»
«Possiamo sempre provare a rifarlo insieme. E assaggiarlo sul nostro terrazzino, come facevamo una volta. Dai, prendi due cialde.»
Elena prende due tazze e fa i due caffè. Passa le tazze piene a Paolo che non perde tempo e le riempie di panna. Le mette su un vassoio e si avvia sul terrazzino. Arrivato al balcone si gira per guardarla e le fa un cenno con il capo per farle capire di seguirlo. Elena indugia un po’, guarda la tazzina del caffè di prima, poi guarda Paolo che la sta attendendo e si avvia verso di lui. Gli apre il balcone. Ormai è giorno. Si siedono sul tavolino al centro della terrazza, l’uno di fronte all’altro, e gustano un buon caffè con la panna guardandosi intensamente negli occhi.

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