Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una cipolla è una cipolla

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
Una cipolla è una cipolla. Acidula tonda, grande o piccola. Sugosa, asciutta. Dorata, rossa, bianca, marcia o in accrescimento. Di certo non è un libro, una vacanza o un programma televisivo.

Una cipolla è una cipolla. Acidula tonda, grande o piccola. Sugosa, asciutta. Dorata, rossa, bianca, marcia o in accrescimento. Di certo non è un libro, una vacanza o un programma televisivo. Non è una coperta, un gioiello e neanche una lampada. Non è uno scaffale, un soprammobile e neanche una macchina. Non è una verdura, né una radice, come la carota per capirci. E no! Perché la carota è dolce mentre la cipolla è asprigna. Poi dipende da quella che ti capita. A volte è un po’ come la vita, tu pensi di scegliere la migliore, ma è sempre la sorte a decidere. Io alla sorte non ci ho mai creduto. Però, sai, quando ero piccola pensavo che fosse il pomo di una bacchetta magica rotta. Tu la svolgi dai suoi strati e non importa quanto sei gentile, prima a poi ti farà piangere. In teoria le bacchette fatate dovrebbero portare la felicità. Per questo secondo me erano pomelli rotti.  Del resto, vedevo mia madre lacrimare ogni volta che le puliva, e dietro c’era sempre mio padre a dirle ripetutamente che era meglio metterla nell’acqua gelata. Ma ho sempre pensato che fosse solo una scusa per rimproverarla. A volte basta una cipolla per capire certe cose. Lei, del resto, non era fatta da strati aciduli e croccanti, lei era più farinosa e dolce, come una torta sbrisolona. Così, per anni, le ha lavate in acqua fredda, sbriciolandosi poco a poco. Però la magia continuava a non funzionare. Anzi passava il tempo e peggiorava. Più ne lavava e più li sentivo urlare. Secondo me, però, il problema non era il sapore asprigno e neanche la croccantezza, era questione di strati. Forse doveva scendere più in profondità e non lavare solo quelli superficiali. Oppure, semplicemente, non ci capiva niente di cipolle, le tollerava e basta. Forse le avevano insegnato così. Magari erano altri tempi. «Sta di fatto, Irene, che per essere una buona madre voglio dirti una cosa importante: quando toccherà a te pulire le cipolle non credere nella sorte. Tu scegli la migliore e tagliala a metà prima di lavarla e, soprattutto, guarda bene com’è fatta dentro. Strato dopo strato ti rivelerà chi è veramente. E se puzza buttala via, tanto non vale nulla. No, non vale neanche la pena di piangere.»

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'