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Un amore di mani

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Illustrazione di Agrin Amedì
Mani bianche, piccole e sottili. Nodose, leggermente maculate. La pelle sottile è raggrinzita, sotto il polso si appende. Il dorso è attraversato da vene scure e da tendini, il palmo è leggermente arrossato.

Mani bianche, piccole e sottili. Nodose, leggermente maculate. La pelle sottile è raggrinzita, sotto il polso si appende. Il dorso è attraversato da vene scure e da tendini, il palmo è leggermente arrossato. Ma se le accarezzi sono così morbide e lisce che non ci puoi credere.
Non puoi sapere con precisione quanti anni abbiano, perché quando erano giovani non si usava dire la propria età, né si aveva l’ardire di chiederla. Soprattutto a certe mani.
Scrivono la lista della spesa. Con la calligrafia imparata a scuola quando a scuola c’era lezione di calligrafia, quando il pennino si intingeva nell’inchiostro e macchiava la carta se lo lasciavi sgocciolare troppo. Adesso usano una biro, ma la grafia è la stessa. Solo un po’ più grande e tremolante.
Stringono un bastone quando si deve andare da qualche parte, anche se non si ha più voglia di andare da nessuna parte. Per l’occasione cospargono cipria e profumo, stendono un rossetto rosso sulle labbra e mettono una spilla allo scialle.
Più spesso stringono un telecomando dopo aver accomodato l’apparecchio acustico e tirato su una coperta. Sollevano pillole e bicchieri d’acqua.
Qualche volta, di notte, si muovono verso l’altra parte del letto. E così, tra veglia e sonno, stringono altre mani. Mani robuste, solide e forti. Ricoperte da sparuti ciuffi di lunghi peli bianchi. Nodose, leggermente maculate.
Si erano incontrate quelle mani, dopo la guerra, da giovani. Le mani forti erano da poco tornate dal fronte e dalla prigionia, quelle sottili avevano da poco finito il liceo. Si erano osservate da lontano, a lungo. Finché un giorno, improvvisamente, si erano toccate. Un fremito le aveva attraversate, arrivando fino al cuore.
«Che amore di mani che hai, bianche, piccole e sottili.»
Le mani forti strinsero con passione le sottili e le portarono all’altare, adornando un dito con un anello.
Da quel momento, non si sono mai separate. Le mani sottili cucinavano, lavavano, pulivano la casa, mentre le mani forti andavano a lavoro, battevano a macchina, aggiustavano la casa. Hanno avuto tanti figli, e poi tanti nipoti. Sono cresciute, e poi invecchiate. Sono diventate nodose, leggermente maculate. Insieme.
In segreto, quando erano sole a casa, aprivano i pacchi di lettere che si erano scambiate da giovani. Scritte con la calligrafia di quando a scuola si studiava calligrafia, con il pennino che si intingeva nell’inchiostro e macchiava la carta se lo lasciavi sgocciolare troppo. Ore e ore sfogliavano le pagine su cui avevano scritto più di cinquant’anni prima. Quando le mani sottili avevano da poco finito il liceo. Quando le mani forti erano appena tornate dal fronte.
«Ti ricordi?»
«Sì, e tu, ricordi?»
«Tu sei stato il solo.»
«Non ti ho mai tradita.»
Una mattina le mani forti accarezzarono quelle sottili.
«Che amore di mani che hai. Sono così morbide e lisce che non ci puoi credere. Come fai ad essere ancora così bella?»
Il giorno dopo le mani forti se ne andarono. All’improvviso. Così.
Rimasero un po’ in casa, con tante mani che non volevano separarsi da loro. Le accarezzavano. Le stringevano. Si contorcevano. Asciugavano lacrime. Mani sconosciute sollevarono una cassa di legno. Se ne andarono. Così.

Mani bianche, piccole e sottili. Così morbide e lisce che non ci puoi credere. Nodose, leggermente maculate. Scrivono la lista della spesa. Stringono un bastone. Sollevano pillole e bicchieri d’acqua. Accomodano l’apparecchio acustico. Tirano su una coperta. Stringono un telecomando.
Aspettano la notte.
Perché qualche volta, di notte, si muovono verso l’altra parte del letto. E così, tra veglia e sonno, stringono ancora le altre mani. Mani robuste, solide e forti. Nodose, leggermente maculate.

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