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Mutazioni

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Vestire i panni di qualcun altro è cosa ardua e affascinante. È una sfida di non poco conto, come sa bene lo scrittore che si arrovella e riarrovella tra una stesura e l’altra di una scena.

Vestire i panni di qualcun altro è cosa ardua e affascinante. È una sfida di non poco conto, come sa bene lo scrittore che si arrovella e riarrovella tra una stesura e l’altra di una scena. E questo accade soprattutto quando non si lascia andare, quando oppone resistenza alla strada che hanno scelto i suoi personaggi, cercando invece a tutti i costi di tracciargliela. Non riesce a vincere le proprie resistenze e quando legge ciò che ha scritto tutto gli appare artificioso, nauseante. Strappa il foglio e ricomincia da capo. Ancora e ancora. Lo sta facendo anche adesso, proprio in questo momento, mentre tenta di immedesimarsi in un alieno che assiste a un funerale con rito cattolico. Deve descriverlo al suo superiore e non riesce a trovare le parole. Ha appena stracciato un altro foglio, forse questa è la volta buona. Sì, sembrerebbe proprio così, perché con una mano che non è più una mano sta sfregando sul suo braccio che non è più un braccio rosa, ma un’estensione blu.

Questa settimana i nostri allievi indossando nuovi indumenti difficili da portare…

La sciarpa grigia, quella con i fiori rosa, che le abbiamo regalato per il suo compleanno. E poi la borsa viola, di pelle. Cappotto no, non ce l’aveva, fa troppo caldo. O forse sì? Papà non se lo ricorda.
Giulia Sabella s’inabissa in un flusso di coscienza per ritrovare qualcosa di perduto.

Aria. Non respiro. Ho bisogno di aria. Mi sento come da bambino quando mi immergevo in mare per raccogliere un pugnetto di sabbia da mostrare a mio padre.
Davide Ansanelli confonde i piani di una vita per tornare a respirare in modo nuovo.

Adesso, intorno al tavolo nella sala adibita per le riunioni di rappresentanza, in presenza di tutto il gotha dei soci e company, sono nel panico. Non sono sicuro di uscirne incolpevole se qualche rospetto smeraldino cominciasse a saltare sul tavolo o addirittura finisse spalmato in faccia al presidente.
Mariella Arseni dà vita a creature fantastiche fin troppo reali.

Si guardò intorno e c’erano pochi passeggeri, ognuno immerso nei propri pensieri. Si sarebbe comprata delle gerbere color salmone, sì! E anche rosse. E due gialle! Che bel mazzo sarebbe venuto: era felice.
Serena Pasquini si avvia verso un nuovo viaggio, superando le stazioni del dolore.

Caro lettore, sono tentato di lasciarti così, in bilico e nel dubbio. Voglio approfittare di questo momento nel quale sei ipnotizzato e vedi nella tua mente le aule che si svuotano alla campanella, la scintillante targa nera e accanto a essa la grande porta nera.
Alessandro Cuomo inventa una nuova lingua per contagiare la mente del lettore.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
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