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Cascate

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Illustrazione di Agrin Amedì
La vista veloce delle cascate di Tivoli da un treno in corsa, da piccolo mio padre spaventandomi minacciava di mandarmi lì ai Discoli proprio dietro le cascate che stanno sempre lì, mi pare di vedere anche delle pecore come gli anni della mia vita che passando pure hanno lasciato qualcosa

La vista veloce delle cascate di Tivoli da un treno in corsa, da piccolo mio padre spaventandomi minacciava di mandarmi lì ai Discoli proprio dietro le cascate che stanno sempre lì, mi pare di vedere anche delle pecore come gli anni della mia vita che passando pure hanno lasciato qualcosa ma di intatto no le mie orecchie gli occhi lo sterno le vertebre il cuore attraversano il tempo indifferente come quelle cascate lungo binari a tratti nel nero buio nero d’una galleria un po’ di febbre i miei giorni con Marzia gli ultimi giorni no ma poi torna sicuro che torna, vive con un altro non è tornata la donna del quadro da allora è sempre con me io sono rimasto da lei e di colpo si rese conto che avevo dimenticato di essere lo avevo dimenticato sul serio, i miei passi rallentavano e anche se vanno rispettate le andature degli altri però sarebbe bello camminare insieme ma i miei passi sono troppo corti e la rabbia mi sovrasta cerco un’altra via e mi accorgo di quanta febbre ho in corpo la mente bolle la bocca si serra e mi fermo: la luce, le cascate, i corpi mi opprimono, le orecchie scoppiano, troppi rumori fluiscono dentro la neve che scende lenta il vento la placa ancora affiora piano e m’afferra la gola vengono meno le forze e mi distendo a dimenticare il tempo le ore i giorni i minuti gli anni depositati su di me diverso da allora, vorrei tanto dormire annullando il tempo gli attimi ogni istante. Quando alzavo la voce l’atmosfera si faceva tagliente lei s’irrigidiva e non poteva più curarmi e pure era lì per questo, qualche ferita si riapriva e tutto sembrava andare finire sfumare, le cascate, ma dimmi Eleonora come potrei fare dei viaggi quando non ho nessuna terra da cui partire? se mi sposto mi prendono a schiaffi valvole ventricoli e pareti del cuore allora urlo, ti ho vista spaventata poi canticchiavi ma ora basta che devo mangiare, allora dormo tanto e la mattina dopo ti preparo la colazione e la sera non parlo Eleonora, io pensavo a un figlio di tanto in tanto i figli non li ho basta che ti assumi le tue responsabilità, ma che vuol dire? lo vorrei chiedere a tanti dei miei undici anni a molte persone d’allora e poi chiedere a me come mi sento io, è che non ti so rispondere faccio fatica vedi, non riesco a parlare la mandibola bloccata i muscoli irrigiditi riesco però a muovere le braccia e vorrei urlare con le mani, mi rimproveri la rabbia Eleonora, allontanati per favore mentre parti, che fai? Le cascate. Vai in vacanza ad agosto? ovunque andiamo che sia Alicante Budapest ma anche Teheran oppure Oslo mi sa che non lo trovo lì quel bambinetto di undici anni, allora spunterà sorridente dietro uno scaffale carico di televisori marca Voxon degli anni ’70 e ti chiederà come stai? che fai nella vita? e se ti ricordi di lui, prova a parlargli Eleonora digli che ti dispiace per lui. E come glielo dici che ti possono dire gli altri? la sera mica mi va di uscire, gli spettacoli mi hanno rotto i coglioni camminare e guardare le vetrine è ancora peggio anche se una volta dietro una vetrina ci ho visto il ragazzino di undici anni che giocava con tutto quello che gli capitava tra le mani, ma che vuol dire? poi torniamo e via a rincorrere mia madre per il paese che è scappata, le cascate, non ci puoi fare niente quando correvi in bicicletta per il paese e nessuno riusciva a riportarti a casa tuo padre ti ha sbattuto un piatto di spaghetti in faccia, il sugo in faccia, ma mica l’ha capito che tu non c’entravi niente con le balle di fieno tagliate e giù sberle ma che cazzo ti ho fatto? ma tua madre ancora non riescono a riportarla a casa è uscita con le ciabatte e un maglioncino leggero leggero sulle spalle che fuori fa freddo, sì fa tanto freddo, fa freddo ripartiamo per un altro viaggio e a me non mi va, mi piacerebbe, ma non mi va non ci posso fare niente se non ho tanta voglia di lavorare ma aspetta vengo pure io Eleonora che il bimbetto di undici anni lo dobbiamo trovare non mi trattenere in mezzo alla gente, le cascate, i nostri piani confusi, aspetta Eleonora, aspetta: guarda, guardalo quel bambinetto di undici anni che cerca con te di superare le cascate.

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