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Michelina

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Illustrazione di Agrin Amedì
“Per Michelina Rainone” Questo c’era scritto sulla busta da lettere, sotto le raccomandate inps, enel e gas che aveva appena prelevato dalla cassetta della posta.

Per Michelina Rainone
Questo c’era scritto sulla busta da lettere, sotto le raccomandate inps, enel e gas che aveva appena prelevato dalla cassetta della posta. Nulla di speciale avresti detto, se non fosse che sua nonna era morta da un anno, che il cuore gli si era fermato per un attimo, e che il nome era scritto in corsivo, a penna, in elegante calligrafia.
Mia nonna è morta, pensò. Vederne il nome scritto gli provocò un nodo in gola e un moto di rabbia, come se qualcuno scrivendolo avesse profanato qualcosa, una memoria che non doveva. Amava sua nonna. ‘Chi può averle scritto?’ Una certa dolorosa curiosità iniziava a corroderlo, così prese il pacco di lettere, l’ascensore e raggiunse il sesto piano della sua abitazione. Dentro casa iniziò a rigirarsi tra le mani la busta di carta. Dopo averne apprezzata la ruvida morbidezza, si decise ad aprirla, strappandone un lembo verticale.

 

Ninettina,
quanto mi manchi, la casa che ho comprato qui sull’isola è sempre più vuota senza di te, le bouganville che amavi tanto fioriscono anche adesso, per la seconda estate senza di te, solo con me a rimirarle. La brace di quei colori al tramonto su quel viola intenso mi riporta il colore dei tuoi occhi, senza equipararne la bellezza. Ieri, amore mio, guardavo il mare, era un’alba magnifica, pensavo alle nostre passeggiate sul bagno asciuga, quando l’ acqua delle onde ci bagnava le caviglie, e a quella volta in cui ridesti così tanto perché avevo lasciato i mocassini ai piedi, stupido imbecille, rapito solo da te, tonto e innamorato. Sono sceso in spiaggia e ho fatto una lunga camminata fino al faro, ma senza poterlo condividere con te al tramonto. Mia nipote Simona mi viene a trovare ogni tanto e mi chiede di te. Le ho detto di noi, lei mi ha consigliato di scriverti. La amo come una figlia, è bionda come te e suona il pianoforte, mi piacerebbe presentartela un giorno, ti piacerebbe ascoltarla suonare. Ti chiedo di perdonarmi ancora per averti taciuto la mia partenza improvvisa, se me ne darai modo saprò spiegarti, è tutto ciò che ti chiedo. Sono tornato per sempre e avrei piacere che venissi da me, anche solo per parlare. Non ci rimane molto tempo per poterne sprecare anche solo un minuto e non vorrei che uno di noi avesse il rimpianto un giorno delle parole non dette.

Tuo Giorgio.

 

Proprio a a lui doveva capitare, ci mancava solo Giorgio. Di tante nonne di cui poteva innamorarti proprio la nonna di Claudio aveva dovuto scegliere. Ma forse, in fondo, la vita non sceglie mai. Non sceglie chi o quando amare; non sceglie il momento giusto; non sceglie se avrai paura di quell’amore; se sarai corrisposto. Non sceglie quando ti tremeranno le gambe; quando avrai un infarto. A volte è assolutamente cinica, ironica e crudele specie con chi, lui, aveva buttato un matrimonio solo sei mesi prima. Forse per far rivivere sua nonna o per rispondere a quel sentimento così sincero e puro che meritava attenzione, o anche solo per colmare la voragine che adesso gli devastava il petto.
Claudio si versò un bicchiere d’ acqua, la lettera ancora nella mano destra. Bevve un lungo sorso e respirò, poi si sedette e si osservò prendere una biro, un foglio A4 dal deposito della stampante, e iniziare a vergarlo di inchiostro nero, con la calligrafia della nonna che ricordava bene.

 

Caro Giorgio,
non lusingarmi, sai che con me non attacca. Ho deciso infine di risponderti, credo che nulla a questo mondo non si possa perdonare, soprattutto se non si ha paura della sincerità e si rifugge la menzogna. Mi sei mancato tanto anche tu. E ricordo tutto della nostra casa al mare, delle passeggiate sul bagnasciuga, di quelle bellissime bouganville, dei nostri tramonti e delle chiacchierate sulle nostre vite e sui nostri nipoti. Mi piacerebbe ascoltare insieme ancora il bolero di Ravel che amo tanto, in quei tramonti che la sera ci regalava dal nostro splendido balcone. Ma per fare questo dovrò prima perdonarti, sono ancora molto ferita, cerca di capirmi. Ascolterò le tue parole, devi solo ricordarmi l’indirizzo: prenderò un taxi, la memoria inizia a esser birichina, fa i capricci proprio come una vecchia signora.

Ninetta.

 

Glielo avrebbe detto a voce, non voleva che quel signore che sembrava gentile e sincero nei suoi sentimenti apprendesse della scomparsa della nonna in modo traumatico. Avrebbe amato Giorgio, per il tempo di una di un incontro. Lo avrebbe consolato, cercando di usare le parole di sua nonna.
Era sicuro che lei gli avesse parlato di lui: viveva con la nonna da sempre, da quando la madre lo aveva abbandonato. Era sorpreso e un po’ arrabbiato perché non sapeva nulla della relazione, ma lo avrebbe incontrato.

 

Ninetta mia,
che gioia meravigliosa leggere le tue parole. Ti lascerò l’ indirizzo, anzi, ti aspetterò al molo, così andremo via insieme.
Ormai vivo qua solo da diverso tempo, so che il fine settimana sei più libera dai tuoi impegni, ti aspetterò nei prossimi giorni, se per te va bene.
Se prendi il traghetto delle 11 di sabato dovresti essere a Ponza per l’ora di pranzo e potremo mangiare insieme. Mi renderesti  un uomo felice, al di là di quanto meriti.
Ho una copia del bolero di Ravel, lo ascolteremo ancora se me ne darai l’ occasione.
Le mie parole saranno sincere Ninetta, ora più che mai in passato ho scoperto che nulla ha più potere della verità.

Ps.
Ti chiedo un’ ultima cosa amore mio, vorrei indossassi quel foulard di seta arancio che prendemmo a Siviglia dopo quella notte magnifica. Sarà intriso del tuo profumo, e se decidessi di non rivederci più vorrei quel ricordo di te a farmi compagnia nelle notti più buie.  

Tuo Giorgio.

 

Sapeva esattamente di cosa parlasse Giorgio. La nonna era tornata dalla Spagna un sabato di circa due anni fa. Scesa dall’aereo era radiosa come una bambina, avvolta al collo da un foulard arancio che non le aveva mai visto. Il tramonto che ancora illuminava Fiumicino la faceva brillare tra la folla in attesa come una lucciola nelle notti d’estate. Passò due minuti a guardarla nascosto dietro un pilone di cemento, col cuore gonfio di gioia mentre lei lo aspettava, cercando di scolpire a fondo quel ricordo nel suo essere. Era bellissima, sola e felice.

 

Caro Giorgio,
indosserò il foulard che mi hai chiesto. È un caro ricordo e non avrò problemi a donartelo se lo vorrai. Siviglia è scolpita nel mio cuore, come la splendida vacanza che vi abbiamo passato, la vita è così avara di piacevoli momenti adesso e comprendo il valore di certi bei ricordi. Ci vedremo sul molo di Ponza per sabato. Avrò il foulard arancione al collo, col profumo che conosci bene, non sia mai non dovessi riconoscermi. A quest’età si cambia così in fretta, come bambini, in fondo.

 

Confermato l’impegno e preso il traghetto che lo avrebbe consegnato al suo destino, Claudio respirava il mare. L’aria densa di iodio gli permeava i polmoni e l’olfatto, brillava la luce di un giugno magnifico, la nave fluttuava pigra sulla distesa blu cobalto e il lento sciabordio delle onde a prua aveva un che di ipnotico. Il metronomo più antico del mondo, quello del mare, che tanti canti e prose aveva ispirato.
‘Ho paura di ferirlo. In fondo avrà fatto qualcosa di brutto perché nonna lo lasciasse così, forse l’avrà tradita. Forse meritava il silenzio, se ne sarebbe fatto una ragione e l’avrebbe accettato. Ma da solo, su quell’isola, sembra amarla tanto, e comunque prima o poi lo saprà e farà più male.’
La mente indugiava nel vento di quei vagiti d’estate. Capricciosa e ballerina, sembrava irriderlo, danzando crudele sui ricordi strazianti della sua ultima relazione e su quelli di sua nonna che amava il mare, giocando a un ping pong amaro tra amori passati. Solo lo stridio aspro e acuto dei gabbiani strappava brani e veli di malinconia che altrimenti lo avrebbero sommerso. Al collo, sopra una camicia azzurra, il foulard arancio della nonna svolazzava libero, come un talismano, carezzandogli il collo e riempiendogli le narici di quel profumo che lei amava tanto. Sarebbe stata dura separarsene.

 

«Si avvisano i signori passeggeri di prepararsi per l’ attracco.»

 

Avrebbe aspettato seduto su quella panchina vicino al molo, in fondo  non si conoscevano. Avrebbe valutato le condizioni dell’uomo che la aspettava. Sarebbe stato utile. Avrebbe cercato quello sguardo che conosceva bene, quello degli incontri on line, quella trepida attesa di chi magari hai visto in foto ma non sai effettivamente che volto abbia. In fondo era passato un anno e sua nonna poteva esser cambiata. Quando la folla si fosse diradata, sarebbe rimasto il suo uomo, non poteva sbagliare.
Seduto, attese. La gente iniziò a salutarsi, chi abbracciandosi, chi baciandosi, altri semplicemente incamminandosi per altri percorsi. Del lupo solitario che si era ormai più o meno immaginato, nessuna traccia. Forse quello grassottello lì? No, a nonna non sarebbe mai piaciuto, lei li amava alti e distinti. Due giovani adolescenti si avvicinarono al signore, sperò che fossero le nipoti. Passarono trenta minuti e la folla si disperse. Di Giorgio nessuna traccia… Iniziava a sentirsi tradito.
Solo una ragazza riempiva la banchina assolata, sola e in attesa come lui. Era ansiosa e sembrava guardarsi intorno. I capelli, di un biondo miele le scendevano lisci sulle spalle, coperti da un cappello color panna a tesa larga a ripararla dal sole. Gli occhi erano di un blu intenso, era avvolta da un vestito di cotone bianco, chiuso da una cinta nera in vita, i piedi calzavano sandali di cuoio scoprendo caviglie eleganti e sottili. Era molto bella. Sembrava danzare sulla banchina, le mani nelle tasche laterali, disegnava lente spirali circolari, cercando con gli occhi qualcuno sulla nave ormai vuota. Claudio si mosse, si osservò avanzare come un automa lentamente verso la giovane donna. Quando furono a meno di dieci metri lei si girò e si osservarono a lungo senza parole, mentre il sole brillava sui giovani corpi.
«È proprio bello quel foulard, aveva ragione nonno. Lei non c’è più, vero?»
«È mancata un anno fa. Sono Claudio, il nipote, e mi manca da morire. E Giorgio?»
«Quattro mesi fa, nel sonno. Non ha sofferto. Ho scoperto le sue lettere e ti ho scritto, volevo tenerlo ancora in vita. Sono Simona, sua nipote.»
«Non piangere, Simona, ci guardano da lassù e non ci vorrebbero tristi. Vorrei camminare un po’ in spiaggia, vieni anche tu?»
«Sì.»

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