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Colpi di aliante

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Illustrazione di Agrin Amedì
Il ginocchio destro si abbassa. Schivo il gancio. Entro con un montante al fegato, uno alla milza gancio destro e jab. Mi allontano. Continuo a danzare intorno a lui cercando di non prendere più colpi in testa.

Il ginocchio destro si abbassa. Schivo il gancio. Entro con un montante al fegato, uno alla milza gancio destro e jab. Mi allontano. Continuo a danzare intorno a lui cercando di non prendere più colpi in testa. Mi sposto a destra, finta, poi a sinistra. Le mani le tengo alte e con il jab cerco di tenerlo lontano e aspetto. Aspetto che mi dia un’altra occasione per entrare e fargli male. Siamo alla quinta ripresa e fin qui sono andato abbastanza bene.
Corri Tommy! Dai, corri! Che altrimenti vola via da te!
L’aliante con le ali di polistirolo sembra sapere dove andare. Prende quota, plana. Papà ti guarda mentre insegui l’aeroplanino, felice con lo sguardo rivolto verso il cielo. Saltelli leggero come il tuo aereo. Sembra quasi che i tuoi piedini tocchino terra solo per poi rimbalzare e farti correre ancora più veloce.
Seduto all’angolo, Pino mi urla di stare lontano e poi entrare, stare lontano e poi entrare. La testa è confusa ma mi sento forte. Non vedo l’ora che suoni il gong.
Entro come una furia, leggera e veloce. Non può colpirmi se continuo a girargli intorno. Perde l’equilibrio due volte e io infilo un gancio e un diretto. Vacilla. Adesso sì, adesso entro. Jab jab, diretto. Si sposta e vado a vuoto. Sento un dolore forte al diaframma. Mi ha mozzato il fiato e adesso il gancio sinistro e poi quello destro. Ho le mani alte per proteggermi ma i colpi li ho sentiti. E non si ferma. Cerco di uscire dalle corde, muovo il tronco, sto basso. Gli fermo le braccia. L’arbitro ci divide. Respiro. Sto lontano. Evito. Faccio anche finta di stare bene. Lo invito a colpirmi. Sorrido. L’aliante plana verso valle, gli sto dietro per vedere dove atterra. Siamo in alto su questo pendio c’è parecchia strada da fare prima di arrivare dove papà ha parcheggiato, ma io corro come un razzo. Ora siamo io e il mio aliante che si arrampica in aria; papà ci guarda. Prende quota velocemente. Un’altra termica, penso. Oggi sono fortunato.
La sesta ripresa finisce e al terzo rintocco sono già stravolto. Ti ha fatto male? Devi stare calmo, aspettare che si scopra. Stai lontano cazzo! Non ti avvicinare se non sei sicuro. Cerco me stesso nella confusione ma trovo solo un po’ di timore che preferirei non avere. Magari è più forte di me? Sono mesi che mi alleno per questo incontro e ci sono ancora quattro riprese prima della fine.
Un minuto passa veloce e sono di nuovo sul ring a saltellare, proteggermi, colpirlo in continuazione con il jab. Avanti, accompagna i colpi con la respirazione. Aspetta il momento giusto e vinci questo benedetto incontro.
Ecco che scende proprio verso la macchina, una Giulia 1300TI color canna di fucile. Dentro puzza un po’ di gas da quando papà ci ha messo l’impianto gpl e quando ci entro mi sale un po’ di nausea. Raccolgo il mio aliante e inizio a smontarlo con cura. È stato bellissimo andare al Tuscolo a farlo volare, con papà.  Eccolo che arriva. Prova a colpirmi di nuovo con un gancio ma questa volta passo sotto il suo pugno. Si scopre. Montante al fegato, si piega. Gancio sinistro e gancio destro. Mentre vacilla lo colpisco con un diretto in pieno volto e mentre cade lo colpisco ancora. È crollato come un toro alla fine della corrida, sembra una caduta morbida invece è un tonfo. Solo adesso che sono sicuro che non si rialzi esulto, saltando verso l’alto con i pugni al cielo. Due, tre, quattro salti e poi mi giro verso il pubblico, come quel giorno al Tuscolo, e lo guardo. Lui è lì, felice e pieno di orgoglio. Sono fiero di te.

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