I libri nel catalogo Omero

Voltaire diceva che bisogna coltivare il proprio giardino, il nostro giardino sono i libri e li curiamo nel migliore dei modi possibili. Che siano manuali di scrittura creativa o racconti fantareali i nostri titoli sono scelti seguendo quelle stesse regole e quella stessa sensibilità che ci hanno accompagnato in tutti gli anni in cui alla […]

Allievi vincitori

Vincono il Premio Racconti nella Rete, XIX edizione, i nostri cari allievi Luca Dettori con Piedi nella tormenta e Riccardo Staroccia con Tempus fugit, due penne singolari che risentirete nominare certamente. QUI il link da consultare.

L’occhio del colibrì

Il colibrì può vedere molti più colori dell’essere umano. Anche lo scrittore può cogliere più sfumature nel mondo che lo circonda. Il colibrì fende il vuoto con le sue ali e genera un fruscio che non lo disturba.

Michelina

“Per Michelina Rainone”
Questo c’era scritto sulla busta da lettere, sotto le raccomandate inps, enel e gas che aveva appena prelevato dalla cassetta della posta.

Una madre cattiva

C’era una volta una madre infelice. Perché infelice? Perché un tempo era bella e tutti la volevano. C’era la fila, dietro la sua porta. Ma una sera, la sera dei suoi diciassette anni, pensò bene di andare a letto ubriaca con uno dei suoi compagni di scuola.

L’uomo con la bolla in testa

In paese lo chiamavano l’uomo con la bolla in testa. Era un uomo strano ma tutti lo conoscevano e gli volevano bene, la sua era una stranezza di quelle carine, di quelle che generano affetto.

La strega con la pelle di fata

Poco fuori dal centro della Grande Città, in un tranquillo quartiere residenziale immerso nel verde, viveva una strega di nome Lucilla. Una strega vera, eh? Non una di quelle annoiate signore borghesi che si dilettano nel tempo libero di aromaterapia ed erboristeria creativa o di leggere le carte sorseggiando una tisana detox.

Iside

Aveva iniziato a sentirlo nel giorno del suo compleanno.
Quella mattina, i capelli crespi le erano stati pettinati, divisi in migliaia di ciocche sottilissime, trattati con oli che avevano un sentore di latte e di erba bagnata, infine intrecciati fin sotto alla nuca, aderenti alla pelle.

La fine di una storia

Fine di una storia? L’espressione sembrerebbe già presagire un epilogo tragico per una storia che ad ascoltare vedere o leggere ci ha appassionati, che si è fatta seguire, suscitando la nostra piena complicità.

Il traguardo

Oggi mi sposo, chi l’avrebbe detto. Io la bisbetica indomabile che si sposa. I miei genitori avevano perso le speranze, i miei amici nemmeno a parlarne. Dicevano che sarei morta zitella, ma a me non importava.

Glicine

La scuola di danza è un castello e la direttrice è tutta vestita d’oro. Ha capelli che sembrano zucchero filato, alti e vaporosi, giallo chiaro. Sei grandi cani fanno la guardia al castello, nel giardino davanti.

La gallina dalle uova d’oro

La chiamavano “la gallina dalle uova d’oro”. Faceva guadagnare parecchi soldi a Carlos. La mandava in giro in tutti gli aeroporti d’Europa imbottita di ovuli di cocaina.

Ascoltami

Silenzio. Fate silenzio, per favore. Già la postazione non è delle migliori, se poi continuate a sospirare questa nenia di fondo davvero non si riesce a capire un bel niente.

Pastorale veneta

La notte che Berto nasce – una tipica notte di piena estate in pianura padana, nera e densa come la pece – la quiete ovattata, ronzante di zanzare, è rotta dal grido acuto di sua madre, che muore mettendolo al mondo. Il silenzio inghiotte quell’urlo e torna compatto.

Sai, ho scritto un libro

«Sai, ho scritto un libro.» «Wow! E di che parla?» «È una storia complicata, di genere distopico…» «Racconta…» «Beh, riguarda un futuro abitato interamente dalle rane.»

La mia prima volta

«… e che bocca grande che hai nonnina, sembra un forno!»
«È per mangiarti meglio, bambina mia!»
Non appena il lupo terminò la frase saltò fuori dal letto e inghiottì la piccola Cappuccetto Rosso con un solo boccone vorace. Una volta soddisfatta la sua ingordigia, si sdraiò con le mani sulla pancia e si addormentò beato.

Senvolt

Giovanni si tolse gli occhiali e li mise in tasca. Aveva paura di perderli o di sfasciarli se il salto fosse riuscito male; poi per il sudore gli scivolavano dal naso. Ora tutto gli appariva sfocato, oggetti e colori si mescolavano senza confini certi. Si avvicinò lentamente al cornicione della Scuola, quello che dava proprio sull’entrata.

Colpi di aliante

Il ginocchio destro si abbassa. Schivo il gancio. Entro con un montante al fegato, uno alla milza gancio destro e jab. Mi allontano. Continuo a danzare intorno a lui cercando di non prendere più colpi in testa.

Il tempo opportuno

Otto meno venti. O meglio, sette e quaranta. Perfetto, come ogni mattina. E come ogni mattina l’ascensore è occupato.
Su queste scale una volta ci passavano nobili destrieri, giovani cavalieri difensori dello Stato. Ora giusto qualche somaro con la ventiquattrore.

È ovvio

Ma sì certo, è ovvio, anche io ti amo. Solo non capisco perché uno debba dirselo 80 volte al giorno.

Scrittura ribelle

Ti dicono e diranno che la vita devi prenderla così come viene. Ti diranno che le regole di una narrazione sono quelle di Aristotele da che egli proferì il verbo. Diranno, ti diranno tante cose… Ma tu cosa provi veramente? Cosa senti? Cosa vedi? Come organizzi il mondo? E qual è il tuo modo unico di raccontarlo?

Il mio buio

Percorro un buio diverso da quello notturno che fendo tra la camera da letto e il bagno. L’inclinazione timida di quella che mi pare una pedana mi porta più in alto rispetto a dov’ero fino a un attimo fa. I piedi avanzano aspettando un tranello.

Spazzatura

Tanfo. Buio. Devo stare rannicchiato, raggomitolato nelle mie ossa. Tanfo. Buio. Qualcosa di morbido sulla tempia sinistra. Uno spuntone dietro la scapola, forse la punta di un ombrello rotto. Fermo, immobile, non mi devo muovere.