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Illustrazione di Agrin Amedì
Vorrei proprio scriverti una lettera, un giorno. Una lettera sincera, vera, passionale. Una lettera che non perda intensità per la scelta accurata delle parole. E penso a come sarebbe se te la scrivessi seppellendo qualsiasi vocabolario e ascoltando solo la voce del cuore.

Vorrei proprio scriverti una lettera, un giorno. Una lettera sincera, vera, passionale. Una lettera che non perda intensità per la scelta accurata delle parole. E penso a come sarebbe se te la scrivessi seppellendo qualsiasi vocabolario e ascoltando solo la voce del cuore. Sai, ti scriverei che qui tutto è diverso, che niente è come l’hai lasciato, che tutto è cambiato. Vorrei scriverti che la primavera ora è sempre in anticipo, in giardino le camelie son già fiorite e la fioritura di giacinti quest’anno è davvero copiosa e spesso mi ritrovo a porgerne qualcuno senza motivo al mio vicino di casa. Ti scriverei che le stagioni sono cambiate, l’inverno non è più gelido e paralizzante come un tempo, l’umidità della sera non è poi così penetrante, il sole però si leva come sempre alla prime luci dell’alba e che dalle tapparelle filtra un bel color arancio e il tramonto invece si insinua nelle fessure e riflette sulle pareti del salone una luce brillante che ricorda il chiarore di una meringa prima di andare in forno. Poi ci sono giorni che il calendario scorre così lentamente che mi sembra di non riuscire mai a voltare la pagina del tempo e pensare che stracciarne una ogni giorno a te invece piaceva tanto. E le rondini nidificano sempre nello stesso angolo della casa, i merli non beccano più i melograni e sulle pareti in calce della casa son scomparsi i gechi e ora le zanzare, anche se ti sembrerà strano, non prediligono più le campagne ma le città. Ti scriverei che i ragazzi sono riusciti a ricostruirsi una vita. Fabrizio è fornaio, si è lasciato alle spalle le difficoltà e l’arroganza dell’adolescenza, convive e ha due figli, è felice, in paese ha una piccola casa di proprietà ed è ben voluto e rispettato da tutti, però non è dimagrito e anche se le premesse fin dalla sua infanzia non sembravano queste ora si impegna tanto ed è davvero un bravo ragazzo. Sara invece è la ragazza dolce, attenta e premurosa di sempre. Studia ancora e come già prevedevi diventerà presto un’infermiera e Dio solo sa quanto in questo preciso momento ce ne sia un estremo bisogno, a volte dalla pigrizia però si lascia adulare ma è chiaro che ha davanti a sé un futuro sorprendente e sarà certamente amata da tante persone. Giacomo invece, il piccoletto come lo chiamavi tu, si è appena fidanzato, come tu potrai ben immaginare studia ancora poco ma in tua assenza si è appassionato di calcio e di elettronica e come ogni adolescente passa tutto il pomeriggio chiuso in camera a costruire droni e anche se mi duole dirlo perché avrei voluto rimanesse concentrato sui suoi studi sono felice che la sua testardaggine ultimamente lo abbia premiato. E poi ti scriverei che adesso il mio umore è un po’ meno altalenante, che a volte mi manchi tremendamente altre invece mi sento un po’ in colpa perché non mi manchi per niente, che la tua assenza improvvisa mi ha stravolto la vita ma mi ha regalato anche momenti impensabili che non avrei certamente avuto anche se è ovvio come l’alba che sorge dopo ogni notte che avrei voluto fossi rimasto accanto a me per sempre. Che da quando non ci sei ho molte più commissioni da sbrigare, impegni più o meno piacevoli da assolvere e che a volte detesto il fatto che ricadano tutti su di me ma che sono anche quegli stessi impegni che in un certo senso dalla solitudine in cui spesso mi nascondo mi salvano. Ti scriverei che la notte è la parte migliore della giornata, la parte che ultimamente preferisco. Quando la luna piena filtra dalle tapparelle del salone proietta sulle pareti cortometraggi d’autore che a occhi aperti mi fanno sognare e capita spesso che rimango ore e ore a guardarli, a cercarne il senso e a volte mi capita anche di riuscire a trascriverli su un foglio che prima era bianco e che non sempre però si tinge di inchiostro visibile al mondo. È indescrivibile quanta poesia possa raccontare il silenzio quando fuori tutto intorno tace, quando il mondo con grande semplicità si addormenta dal caos quotidiano e porta via lontano da me il rumore del dolore. Ti scriverei di come ho scoperto il mare, di come però ancora non ho imparato a nuotare, di come nonostante tutto riesco a stare a galla, a remare – e tu sai bene quanto odiavo l’acqua salata in generale.
Ti direi che prima di oceano mare c’erano solo due grandi occhi da guardare, vite da sbirciare. Ora invece mi aspettano milioni di momenti nuovi da scoprire. Ti scriverei anche di come questa mia passione è nata da briciole di felicità inaspettata ma anche dalle nostre disavventure di vita. Ti scriverei di non perdere mai la speranza che anche se non riuscirai più a vederla ci sarà qualcuno intorno a noi che per aiutarci ad andare avanti cambia. Ecco se potessi, ti scriverei questa lettera per dirti di come sto imparando a definire quelle gocce di acqua e sale che di nascosto per anni mi hanno rigato il volto e di quanto per sentirmi più vicina a te ho fatto mia quella tua amara tristezza con cui tenevi raccolti i tuoi capelli biondi. Scriverei di come prima eri invisibile a tutti e ora invece con molta naturalezza rivivi in me.

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