Condividi su facebook
Condividi su twitter

Case di carta

di

Data

Illustrazione di Agrin Amedì
La prima volta che ti ho vista mi trovavo ai grandi magazzini, reparto giochi e casalinghi, corsia sette dell’Imperial Market numero 36, quello all’imbocco della statale nord. Mi ricordo proprio tutto di quel giorno. Stavo finendo il turno serale, quello di chiusura, e come di consuetudine stavo rifornendo e sistemando gli scaffali.

La prima volta che ti ho vista mi trovavo ai grandi magazzini, reparto giochi e casalinghi, corsia sette dell’Imperial Market numero 36, quello all’imbocco della statale nord. Mi ricordo proprio tutto di quel giorno. Stavo finendo il turno serale, quello di chiusura, e come di consuetudine stavo rifornendo e sistemando gli scaffali. Non è da me attaccare bottone e concedermi distrazioni durante il lavoro, ma Cristo Santo, non riuscivo a staccarti gli occhi di dosso.
È normale per me incontrare tante persone quando sono all’Imperial, non faccio altro che fare su e giù dai magazzini e non puoi immaginare quante belle signorine incroci ogni giorno, ma te, con te è stato diverso. Avevi qualcosa di speciale e io l’ho notato subito. Con quel vestito a fiorellini giallo stropicciato, mi ricordavi la camomilla nell’estate. Portavi due piccole trecce un po’ arruffate, una fissata con un fermaglio azzurro e l’altra legata con un elastico rosa. Ai piedi scarpe in tela jeans con dei lacci colorati, una era slacciata e io ti dissi: guarda lì, finirai col farti male! E tu, tirando su quei grandi occhioni, accennasti un sorriso piegando leggermente gli angoli della bocca. Timida e discreta, ma con la forza di ciò che è naturale, sarebbe stato impossibile non notarti.
Che colpaccio, siamo usciti insieme quella sera stessa. È questo che mi ha fatto letteralmente perdere la testa. Insomma, non che me la sia mai cavata male con le donne, ma tra noi due c’è stata subito sintonia, sono bastate poche parole per sentirmi a mio agio.
Siamo usciti dall’Imperial passeggiando come fosse la cosa più naturale del mondo e già poco dopo eravamo seduti l’uno davanti all’altra a mangiare un boccone. Ti ho portata all’Autogrill ‘Colle Tasso’ A24, a me quello piace tanto. Sono sicuro che la maggior parte delle ragazze lo avrebbe detestato, ma a te non importava e mentre ci abbuffavamo di nuggets imbevuti di ketchup non ho avuto il minimo dubbio che tu eri un po’ me e io ero un po’ te.
Ricordo il momento esatto in cui mi sono schizzato la divisa con il pomodoro. Avresti potuto trovarmi un cretino impacciato, e invece con il dito hai pulito via il ketchup dalla mia camicia e ti sei disegnata due bei baffi rossi sul viso. Normalmente sarebbe andata in maniera diversa e invece, noi due giù a ridere senza fiato. Incredibile, non riuscivamo proprio a smettere. È stato allora che ho capito: tra noi non c’era mai stata separazione, eravamo parte tutti e due di quel mondo di mezzo, abitato da luoghi sospesi e ombre estemporanee, parte di quell’unico flusso, fatto di volti fugaci, luci annebbiate, voci spezzate e senza una precisa inquadratura. Ho sempre creduto che certi posti, nati unicamente per ospitare un passaggio, fossero stati crearti per chi come noi non ha un suo spazio, insomma per gente scaraventata su questa terra, senza sapere perché e per come, senza un prima e un dopo.
Quando ancora non ci conoscevano io già passavo ore a osservare le persone entrare e uscire da una stazione. O magari aspettavo l’alba, seduto in macchina in qualche area di servizio autostradale a guardare strani ospiti notturni arrivare e andare via con le loro auto. Mi sono sempre sentito perfettamente a mio agio in questi luoghi senza appartenenza, frequentati da un mondo sotterraneo che si sposta senza lasciar traccia. Forse sono in attesa anche loro di trovare una collocazione, un’isola felice.  
Poi sei arrivata tu e tutto è cambiato, qualcosa si è aggiunto. Io non ho mai avuto nessuno con cui condividere questi miei momenti, invece insieme a te quante notti passate sui ponti statali a guardare le macchine sfrecciare in chissà quale direzione e noi vicini sui sedili a scaldarci sotto il pile o anche solo starcene a guardare in lontananza le luci tremolanti della città farsi piccole e innocue, come in un presepe natalizio.
Quello che sto cercando di dire è che io con te questo destino l’ho afferrato e per un attimo, mi sono sentito protagonista di una strana avventura. Insieme, non abbiamo passato solo il tempo a osservare da un finestrino o su una panchina lungo una ferrovia, insieme abbiamo costruito il nostro luogo sospeso, il nostro mondo estemporaneo. Per me è stata la sosta più bella che abbia creato e per un attimo mi sono sentito anche io in una casa, come un vero cittadino di questa terra. Non potevamo raggiungere niente di più assoluto e bello e se oggi ho scelto di venire qui, a questo binario, davanti a questo treno è perché vorrei che tu potessi portare avanti quello che insieme abbiamo iniziato. 

Io non potrò venire con te, almeno per ora. A quanto pare ho combinato un gran casino e se solo provassi a mettere un piede fuori posto mi troverebbero in un secondo. Sapevano tutto di noi, fin dall’inizio, e in fondo c’era da aspettarselo: l’Imperial Market è pieno di telecamere. È bastato che ti portassi con me dietro ai magazzini per attirare la loro attenzione. Si è subito messa in moto una macchina infernale. Dagli uffici amministrativi dell’Imperial hanno allertato subito i servizi sociali, che a loro volta si sono messi in contatto con il dottor Martàn dell’ospedale psichiatrico. Chissà cosa si immaginavano quei fissati degli assistenti per chiamare e scomodare il dottor Martàn, dico, davvero ce n’era bisogno? Pensavano che ero uno di quegli squilibrati che potesse farti male? Loro non ne sanno un bel niente di noi, di quello che vogliamo e di quello che proviamo…
Se sono fortunato invece di sbattermi dentro un carcere, mi rispediranno in clinica dov’ero prima dell’inserimento sociale, ma ho pensato che almeno tu ti puoi salvare. Lo so, dovevamo farlo insieme, ma tu mischiati in questa folla di facce e prendi una strada, io ti rivedrò, in qualche luogo sospeso, tra i volti fugaci e le luci annebbiate.

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'