Frutta e scrittura

Quanti semi ha un limone? A volte tanti, a volte nessuno. Dipende dalla pianta. Quanti picchi drammaturgici ha un racconto? Uno o nessuno, dipende dallo scrittore e dalla bontà della storia. E che gusto ha un limone?

Memorie di un utero

Sento che mi contraggo in modo ritmico e sistematico, direi fisiologico. Mi fanno male tutti i muscoli. Mi espando a dismisura e mi contraggo violentemente, come se stessi vomitando.

Storia di un pallone gonfiato

Questa è la storia di Spalding, un tipo con la puzza sotto al naso e l’aria da stronzetto. Un autentico pallone gonfiato che viveva in una camera d’aria all’interno dell’American Airlines Center.

Nordest

La notizia della tua morte, amico mio, mi è arrivata qualche giorno fa e ho realizzato improvvisamente che non ti avevo più fatto quella famosa telefonata che mi ripromettevo sempre di farti, prima o poi, per sentire come stessi.

Bloom

Mamma continua a dire che non lo posso tenere con me, ma per niente al mondo rinuncerei a Bloom. È così che ho chiamato il mio nuovo amichetto. Anche papà, che lavora con gli animali – ed è per colpa sua se siamo qui a tantissimi chilometri da casa –

Narrami, aedo…

Una mano liscia un tamburo. Comincia a ruotare vorticosamente isolando una tensione. Subentra un aedo, il silenzio è palpabile. C’è una scintilla nei suoi occhi fermi che trattengono la tensione del tamburo. Il pubblico col fiato sospeso attende.

Cavolo bollito

Odore di cavolo bollito. Chiudo gli occhi e inspiro. Mi trovo dietro lo schienale di una vecchia poltrona di velluto. Le tende delle finestre ondeggiano nella brezza primaverile.

Nel tempo

Vorrei proprio scriverti una lettera, un giorno. Una lettera sincera, vera, passionale. Una lettera che non perda intensità per la scelta accurata delle parole. E penso a come sarebbe se te la scrivessi seppellendo qualsiasi vocabolario e ascoltando solo la voce del cuore.

Appuntamento con Barbie

La prima volta che ho visto Barbie se ne stava seduta sul letto di mia sorella, con la schiena poggiata sul cuscino. La guardai di sfuggita entrando nella camera per aprire la finestra ed ebbi l’impressione che mi stesse fissando.

Il suicidio delle stelle

Conobbi Luciano in un giorno di fine inverno. Una di quelle giornate terse, in cui il vento spazza via ogni cattivo pensiero e si riesce a vedere all’orizzonte la prima terra emersa, oltre le onde.

Vicino alla tigre

«Sulle case infestate, sai quante cose potrei dirvi?»
Ok, poi solito sguardo nel vuoto, ad afferrare immagini bellissime e sfuggenti, perdute, che però lui, lo vedi dai suoi occhi, è riuscito ad acchiappare.

L’arte e il tempo

Ogni forma espressiva ha bisogno di tempo per condensarsi e risultare efficace. Il pennello appena intinto sulla tavolozza del pittore seguirà una traiettoria unica nella sua esistenza, capace di fendere lo spazio, andandosi a posare su un punto esatto della tela. Pittore. Tela.

Case di carta

La prima volta che ti ho vista mi trovavo ai grandi magazzini, reparto giochi e casalinghi, corsia sette dell’Imperial Market numero 36, quello all’imbocco della statale nord. Mi ricordo proprio tutto di quel giorno. Stavo finendo il turno serale, quello di chiusura, e come di consuetudine stavo rifornendo e sistemando gli scaffali.

Sei venuto a dirmi addio?

Era morto come un idiota, fulminato da una scossa elettrica in salotto, mentre cercava di cambiare la lampadina di un vecchio lampadario di cristallo, un cimelio di famiglia che odiava.

Exit music

«Svegliati».
A Bianca, come al solito, bastavano poche ore di sonno per riposare.
«Forza, svegliati, e asciugati quelle lacrime».
Gradualmente, le sue parole cominciavano ad abbandonare i sogni e a prendere la forma delle cose vere.
Solo quando fu sicura che fossi completamente attento, continuò:
«Svegliati, su. Oggi scappiamo».

Libeccio

L’aveva vista tante volte al parco portare a spasso il suo cane, ma a dir la verità era il cane che portava a spasso lei, e lei si faceva trasportare tranquilla, sorridente e bellissima e, anche se i suoi occhi erano chiusi, dal sorriso sulle sue labbra potevi immaginare lo sguardo.

Suono liquido

Ruggero era rimasto lì, davanti al telefono per più di un’ora, dopo che Marta aveva riagganciato. Aveva ancora bisogno di parlarle. Ora finalmente avrebbe potuto dirle che non poteva fare a meno di lei, che senza di lei non viveva, che i suoi occhi, i suoi capelli, il suo modo di camminare erano immagini della sua vita, dei suoi sogni, di ogni suo istante, qualunque esso fosse.