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La ricetta di un racconto

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Prendi un foglio, la tua confusione, una penna e il bisogno di esprimerti. Butta un po’ di convinzione sul tavolo e stendici sopra i tuoi ingredienti.

Prendi un foglio, la tua confusione, una penna e il bisogno di esprimerti. Butta un po’ di convinzione sul tavolo e stendici sopra i tuoi ingredienti. Impasta bene la confusione con il bisogno di esprimerti: il risultato deve essere una massa molto morbida ma che non si appiccica alle mani. Lascia riposare l’impasto per una settimana. Nel frattempo prendi un foglio e una penna e butta giù le tue idee sconnesse, sottolineando le parole e le espressioni che ti sembrano più vere ma che non riesci a inquadrare.
Una settimana è passata. Ora prendi l’impasto. È aumentato di volume, è cambiato. Staccane un pezzo, appallottolalo e poggialo sul tavolo. Ripeti il procedimento con il resto dell’impasto finché sul piano di lavoro non vedrai una serie di piccoli agglomerati, alcuni più precisi, altri più irregolari. Ora scegline uno, quello che ti piace di più, quello che ti sembra più tuo. Stendilo correttamente sul foglio, riempi tutta la superficie. Prendi la penna e incidi l’impasto in modo omogeneo. Lo vedi il calco delle parole che hai sottolineato? A questo punto puoi cuocere il tutto in una seconda o terza stesura, dipende dall’apparecchio che utilizzi. Ti accorgerai della cottura avvenuta quando le parole impresse sulla superficie saranno solide e il cuore sarà soffice e caldo. A questo punto dai un nome alla tua creazione e condividila col mondo.

Questa settimana i nostri allievi cuociono a puntino storie accattivanti…

Io ero con me e tu eri con te. Noi eravamo lì e quel lì mi appariva sempre più indistinto. Ma poi quel tonfo, e i nostri sguardi. Riccardo Staroccia entra in una storia indecifrabile per captarne i contorni.

Vincerò. Sì che vincerò, questa è la volta buona. Lo sento. Manca ancora poco, manca solo un po’ di fortuna, manca… Ilaria De Censi si districa tra una corsa di cavalli e una vita sempre al limite.

Hanno pensato bene di venire a casa mia stasera. Ma ci avranno pensato veramente bene? Io non mi oppongo, come gli animali che mi abitano e abitano il mio piccolo rifugio. Loredana Leopizzi attende i suoi ospiti con divertimento.

Non ricordo bene come è andata, non ricordo. Ispettore, davvero non ricordo. So solo che c’era una donna, dei fiori rosa nella mia mano e i miei desideri. Maria Luisa La Rosa apre uno squarcio su una storia incontrollabile.

Si è avvicinata a me col suo tacco 12, le labbra… Un’altra mi ha costretto a un’inchiodata sulla strada, era spaventata. La notte è stata lunga, ma tanto io non avevo sonno. Davide Ansanelli indaga la plasticità di una notte brava.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
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