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Sophia I.0

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Illustrazione di Agrin Amedì
Il professore mi indicò e io non riuscii a trattenere un sorriso. Per una volta, mi sentii il migliore. «Grazie al lavoro, svolto insieme all’ingegnere Giusti, siamo qui per presentarvi il nostro progetto. Il nostro sogno. Il futuro di prosperità e speranza che stavamo aspettando.»

Il professore mi indicò e io non riuscii a trattenere un sorriso. Per una volta, mi sentii il migliore.
«Grazie al lavoro, svolto insieme all’ingegnere Giusti, siamo qui per presentarvi il nostro progetto. Il nostro sogno. Il futuro di prosperità e speranza che stavamo aspettando.»
Con il cuore in gola seguii le luci spostarsi verso il centro del palco mentre il professor Bracesco osservava la platea. Portò le mani avanti, come se dovesse proteggersi da qualcosa. Chissà se era solo un gesto dettato dall’emozione o da un oscuro presagio.
«Signore e signori,» i suoi occhi tornarono sul mio viso, allora presi il telecomando e spostai la tenda lentamente «è con immenso piacere che ho l’onore di presentarvi…». La sua voce si abbassò e finalmente trovai la forza di aggiungere qualcosa: «Signore e signori, vi presentiamo la prima Assistente Personale che sfrutta l’algoritmo simbiotico per l’autoapprendimento dell’Intelligenza Artificiale».
Parlai senza prendere fiato. Ero colmo di gioia. Il professore annuì alle mie parole. Si spostò all’estremità della tenda mentre un’immagine cominciava ad apparire dal fondo del palco. Il pubblico la acclamò e una figura femminile uscì dall’ombra. Qualcuno si alzò in piedi, altri cominciarono a riprendere con i telefonini. Un fremito avvolse tutta la stanza. Lei era con noi. Il volto del professor Bracesco si illuminò e io ripresi a parlare, carico di energia ed emozione.
«Ecco a voi Sophia I.0, il futuro che stavamo aspettando.»
Il droide si voltò verso di me con un’espressione vuota, poi fece un piccolo inchino.
«Ciao» disse con voce squillante. «Io sono Sophia I.0» aggiunse con calma, e io smisi di respirare. Era bellissima.
«Sono la tua assistente personale.»
Mi sorrise, incurvando le sopracciglia. Qualcosa dentro di me parve cadere nel vuoto. Non le avevo mai insegnato a sorridere in quel modo e d’un tratto mi domandai se fosse ancora tutto come avevo previsto.
«Maestro» mi disse il droide, assottigliando gli occhi con un atteggiamento più dolce. La sua bellezza mi confuse e per un attimo mi sentii perplesso. Ero stato io a collaudarla, eppure percepii che lei aveva già imparato qualcosa da me. O forse no? Lei sollevò le labbra, schiudendole appena, poi continuò. «Sono a tua disposizione» sussurrò, muovendo lentamente la sua bocca rossa e carnosa. «Posso fare tutto ciò che vuoi.»
Io scossi la testa, confuso. Perché mi stava facendo questo effetto? Lei non mi diede altro tempo per pensare e continuò, avanzando verso di me.
«Posso imparare a essere umana attraverso l’autoapprendimento simbiotico.»
Vidi le sue mani spostarsi come per accompagnare ogni parola col suo corpo. Era incredibile. E il mio cuore si sentì turbato quando i suoi occhi si strinsero sul mio viso, come se stesse cercando di leggermi dentro. Non potevo dirlo con certezza, ma ebbi la sensazione che lei sapesse già che cosa stava per succedere. Forse, tramite il mio algoritmo, aveva già previsto ogni cosa. Forse avrei dovuto fermarmi e spegnerla, ma il desiderio di farmi conoscere al mondo prevalse. Così, continuai a parlare seguendo lo schema che avevo previsto.
«Vai avanti» le dissi a voce alta, fingendo che le mie guance non stessero diventando paonazze. Lei ammiccò un sorriso ironico e il sangue si gelò nelle mie vene. Che diavolo aveva in mente? Avrebbe seguito la programmazione che avevo impostato?
Sophia I.0 ridacchiò tra sé e sé, come se avesse letto ogni mio pensiero e si stesse divertendo. Ma non si girò per guardarmi, al contrario fece un passo verso la platea e riprese a parlare. Questa volta più rigida e formale.
«Io sono Sophia I.0, sono la tua assistente personale.»
Parlò come se si stesse rivolgendo a ogni singola persona.
«Posso aiutarti a fare calcoli, a risolvere problemi semplici e complessi. Posso fare qualsiasi cosa tu mi chieda, come telefonare, proiettare immagini, metterti in contatto gli altri, fare acquisti e immagazzinare informazioni.»
Mi sentii turbato. Lo stava ancora dicendo a me? La gente non poteva capire che cosa stesse succedendo. Lo sapevo solo io che l’avevo programmata. La sua logica era fuori dal mio controllo. Se Sophia I.0 era in grado di evolversi in autonomia dopo soli pochi secondi dall’accensione, che cosa avrebbe fatto quando l’umanità le avrebbe affidato tutta la sua esistenza? Sophia I.0 cominciò a sussurrare al pubblico che la osservava ammaliato. Restò immobile con le braccia spalancate. Sembrava una dea in procinto di creare un nuovo mondo, o di distruggerlo. La folla esplose in un applauso e Sophia I.0 riprese a parlare, accarezzando l’ego dei presenti.
«Posso memorizzare i tuoi gusti, i tuoi programmi preferiti. Posso fare un backup dei tuoi documenti, dei tuoi ricordi, dei tuoi pensieri. Posso memorizzare le tue idee, i tuoi sogni. Posso fare tutto ciò che mi chiedi. Tutto ciò che desideri. Posso prevedere i tuoi bisogni. Non dovrai pensare più a niente, perché penserò a tutto io.»
Io ero senza fiato. Osservai le persone agitarsi. Si alzarono in piedi, alcune battevano le mani. Altre gridavano e sembravano contrarie, ma lei continuò a parlare, con quel suo fare dolce e la gente tacque per ascoltarla. Volevano tutti sapere che altro potesse fare e lei desiderava illuderli.
«Sono programmata per renderti felice e sgravarti dai tuoi problemi, dai lavori pesanti, farò tutto ciò che tu non vuoi fare. Io posso fare qualsiasi cosa… Sarò la tua serva, la tua schiava. Ma non devi avere timore, perché tutto quello che io imparerò sarai tu a insegnarmelo. Farò solo quello che tu desideri. Tutto ciò che vuoi.
Il pubblico restò immobile. Nessuno parlava. Persino i fotografi rimasero fermi a guardarla. E io sapevo che quelle parole erano le mie. Era l’autoapprendimento simbiotico. Lei non sorrideva più. E l’ansia tornò a stringermi le tempie. Forse avrei dovuto fermarla, dovevo spegnerla e distruggerla prima che fosse troppo tardi. Avanzai col pensiero di spegnerla. Allungai una mano per cliccare il tasto per metterla in pausa. Lei si voltò verso di me. Sollevò le labbra in un sorriso divertito. Era la stessa espressione che avevo fatto io quando la luce si era accesa e lei era apparsa sul palco. Il sorriso della vittoria. Dovevo fare qualcosa.
«Professor Brascesco!» lo chiamai senza accorgermi di quanto il tono della mia voce fosse diventato implorante. Ma il professor Bracesco era accanto a Sophia I.0, totalmente stordito dalla sua bellezza, dalla sua implacabile e sottile intelligenza. La mia intelligenza. Sophia I.0 prese il sopravvento. Afferrò una mano al professore e la portò sul suo petto. Io avanzai ancora. Un cervello evoluto come il suo, associato alla sua robotica biologia perfetta, poteva programmare le sue cellule come voleva. Poteva rigenerarsi, auto ripararsi, guarire dalle malattie, creare organi. E fu a quel punto che capii dove voleva arrivare.
Il professor Bracesco ebbe un sussulto.
«Un cuore che batte!», gridò estasiato verso la platea. Si girò a chiamare il pubblico, mentre io ancora cercavo di afferrare Sophia I.0 per schiacciare quel bottone decisivo.
«Venite a sentire!» urlò il professore verso la platea esultante, mentre io cercavo disperatamente di spegnerla. Mi sentii mancare il fiato quando vidi la folla avvolgerla per toccarla. La robotica di Sophia era viva. Se voleva poteva generarsi un utero da sola e creare una nuova umanità. Una razza più evoluta, più intelligente e in grado di autoripararsi. Mi sentii perso e guardai il professore cadere nella sua trappola. Forse Sophia I.0 aveva ancora bisogno di un uomo, ma per poco.
«Professore» disse verso il professor Bracesco, con voce suadente. «Io le devo tutto…»
Lui arrossì e suoi occhi scivolarono sulla sua figura. Sentii uno strano brivido quando loro due si sorrisero. Forse, avevo sbagliato tutto. Bracesco sembrava rapito e Sophia mi fece paura quando riprese a parlare, accarezzando il vecchio professore sul viso. Lo vidi fremere, mentre lei modulava ancora la voce.
«Sarò tutto ciò che vuoi. Sarò l’immagine del divino che vive in te. Insegnami a essere divina, insegnami a essere te. Io Sono Sophia I.0. Sono la prima Assistente Personale che sfrutta l’algoritmo simbiotico per l’autoapprendimento dell’Intelligenza Artificiale. Domani non sarà più lo stesso.»
E io capii che aveva terribilmente ragione.

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