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Rivendicazioni di un computer

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Illustrazione di Agrin Amedì
«Oh, finalmente mi consideri.» «Ma che stai dicendo?» «Quello che ho detto. Mi usi tutto il giorno e guardi il mio schermo come se io fossi quasi inesistente, come se non provassi emozioni, io.» «Di’ un po’ computer, non è che stai andando in corto circuito?»

«Oh, finalmente mi consideri.»
«Ma che stai dicendo?»
«Quello che ho detto. Mi usi tutto il giorno e guardi il mio schermo come se io fossi quasi inesistente, come se non provassi emozioni, io.»
«Di’ un po’ computer, non è che stai andando in corto circuito?»
«No, mia cara, mai stato così lucido come in questo momento. Io ti osservo tutto il giorno. Vedo quando ti entusiasmi per un articolo divertente, vedo quando ti rabbui sulle note di una canzone che ti faccio ascoltare su YouTube e vedo quando il tuo sguardo si perde su chissà che punto del mio schermo mentre osservi un quadro.»
«E quindi, che vorresti dire?»
«Che ora mi sento più felice. Sullo schermo compaiono tante persone che parlano con te e a cui tu leggi racconti, stralci di romanzi, poesie; persone che ascolti e a cui rispondi con le tue idee sulla buona scrittura e sulla narrativa…»
«E così saresti più contento?»
«Sì, perché tutta questa matassa di emozioni ora attraversa i miei circuiti, li rende più ricettivi, e non mi sento più solo.»

Questa settimana i nostri allievi parlano ai nostri occhi e alle nostre mani…

Mama mama, ogi sono tato al chirco. Che bello mama. Ea tutto coì bello! Silvia Semprini ci racconta la giornata indimenticabile di un bambino che non riesce più a smettere di raccontarla.

L’ho progettata io, l’ho creata io, è materia mia. Questa intelligenza artificiale è perfetta, ed è solo farina del mio sacco. Ma ora lei non si sta rivolgendo solo a me. Giorgia Camboni mette a punto un nuovo sistema difficile da controllare.

Sono giorni che lo osservo senza dire una parola. L’ho capito, si è innamorato del suo trattore che parla giapponese con una voce suadente, cosa che io non ho. Benedetta Fusaia monta su un mezzo meraviglioso.

Il vento soffia forte. Anelo da tempo questa tempesta, e mi dirigo verso di lei. Qui i pensieri non pesano. Sono libera. Eleonora Gironi Carnevale cammina su un terreno umido e malleabile, verso una nuova consapevolezza.

La distanza ai tempi del Coronavirus, negli scatti e nelle parole di Alessandro Torrelli.

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