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Libri indisciplinati

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Ieri un libro si è messo a girovagare per casa. Il gatto ne era entusiasta, aveva trovato una nuova occupazione a cui dedicarsi. Superato il primo stupore gli si è avvicinato. Il libro così ha sfoderato la sua rigida copertina e gli ha dato un colpetto sul muso.

Ieri un libro si è messo a girovagare per casa. Il gatto ne era entusiasta, aveva trovato una nuova occupazione a cui dedicarsi. Superato il primo stupore gli si è avvicinato. Il libro così ha sfoderato la sua rigida copertina e gli ha dato un colpetto sul muso. Poi urlando «Mi amor mi amor», con un impeccabile accento argentino, si è messo a inseguirlo per casa e il gatto si è nascosto sotto un mobile della cucina. A quel punto è saltato giù dalla libreria un secondo libro dall’aspetto ancora più  vivace. Ha blaterato velocemente qualcosa in inglese e si è messo sul divano a guardare la tv. Osservando la scena dall’alto, si è fatto coraggio un vecchio libro dai vestiti stropicciati. È stato cauto a scendere lungo i ripiani del mobile e una volta giunto a terra ha sospirato qualche parola in latino, prima di affacciarsi alla finestra per contemplare il cielo. Il gatto continuava a restare nascosto. E poi lo ha raggiunto infine un piccolo volume dai toni circensi che è risalito lungo la libreria prima di lanciarsi in mirabili capovolte tra una mensola e l’altra fino a toccare il pavimento. Ha raggiunto il gatto sotto il mobile della cucina e con charme, in un perfetto francese, si è rivolto a lui: «Oh, Pierrot Pierrot, non ti preoccupare, adesso ti preparo una croque monsieur da leccarsi i baffi. Su, esci fuori».
A sera poi c’era una tale confusione che mi è quasi sembrato di vedere il gatto ciondolare sul lampadario. E vabbè.

Questa settimana i nostri allievi si lanciano in picchiata nei loro mondi pulsanti di verità e fantasia…

Gioca gioca, mi ripeto. Continua a giocare. Gioca. Colpisci, le urla. Gioca. Non ti fermare. Loro non si fermano. Tu non ti fermare. Gioca. Eugenio Gurnari combatte una partita carica di tensione.

Mi ricordo. Sì che mi ricordo la salvia, il giardino, le rose intrecciate. Mi ricordo. Certo  che mi ricordo la… Giulia Melideo riguarda al vecchio mondo di un’anziana, forse ancora abitato.

Lei era una ragazza, io ero una bambina. Lei era africana, io ero italiana. Lei si prendeva cura di me, e io le chiedevo di raccontarmi una storia. Flaminia Cordani dà voce a una storia di nostalgia e consapevolezza.

Era piccolo, era solo un bambino indifeso. Amava il mare, inquieto e pacifico, a seconda della voce di sua madre. Paola Biggio si lascia andare a un flusso altalenante fatto di paure e rabbia in movimento.

Perché non ti fermi un momento? Perché non mi ascolti? Io ci sono sempre stato, a modo mio, nella routine che riguarda ogni coppia. Io c’ero. E ora perché c’è un cane sul divano?Francesca Dell’Unto attraversa una casa in cambiamento.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
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