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Plastic Free

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Illustrazione di Agrin Amedì
Ho deciso questa mattina, da quando ho messo i piedi a terra per alzarmi dal letto, che questo è il giorno. Da oggi mi impegno solennemente con me stessa, con la Terra e con l’Universo a non consumare mai più plastica monouso.

Ho deciso questa mattina, da quando ho messo i piedi a terra per alzarmi dal letto, che questo è il giorno. Da oggi mi impegno solennemente con me stessa, con la Terra e con l’Universo a non consumare mai più plastica monouso. È da tanto che ci pensavo e devo ammettere che il tarlo me lo ha messo Greta. Sì, proprio lei, la bambina svedese. Io sono una sua ammiratrice. La considero un po’ come una novella Giovanna d’Arco, anche lei aveva un messaggio importante per i potenti della Terra di allora e si batté in prima persona per questo. Il paragone mi fa un po’ paura, per via di come è finita la povera Giovanna…
Mentre mi avvio in cucina per la colazione, penso che non esiste un termine per definire quelli che fanno una scelta come la mia. Cioè, voglio dire che esistono i vegani, i vegetariani, i crudisti ma che io sappia non esistono i plastic-free-iani. Forse, potrei diventare famosa inventando il termine giusto. Semmai dopo cerco su internet per essere più sicura.
Mi vergogno un po’ mentre prendo la polvere di caffè dalla sua busta di plastica, la busta del latte di cartone plasticato dal frigo e i biscotti nel cellophane. Oddio che orrore! Ma da oggi tutto sarà diverso, lo giuro.
Fatta colazione mi lavo e mi vesto bene, d’altra parte questo è un giorno che ricorderò per il resto della mia vita.
Oggi infatti andrò a fare la prima spesa plastic-free della mia vita.
Preparo l’elenco della spesa, niente di speciale, ma avrò ospiti a cena e così ho pensato che quando avremo finito gli farò un indovinello. «Cosa aveva di speciale questa cena?» dirò. Eh, eh, già pregusto la loro sorpresa.
Il menù è presto fatto: lasagna, la mia specialità, pesce al forno con patate e per dolce il tiramisù. Si leccheranno i baffi e poi alla fine l’indovinello…
Cerco una borsa per fare la spesa che non sia di plastica. Apro l’antina e le tiro fuori una dopo l’altra: una busta di plastica, una sacca plastificata, una rete di plastica, oddio. Ma alla fine trovo una vecchia rete che sembra di corda, beh, insomma, di fibra naturale. Per essere sicura decido di bruciarne una piccola parte e sentire l’odore che fa. La avvicino alla fiamma del fornello e prima che possa allontanarla ha già preso fuoco. Cerco di spegnerla in fretta, ma comunque si è creato un buco. Va bene penso, l’odore che ne è scaturito non è di plastica. Pazienza per il buco.
Mi avvio al supermercato e penso con orgoglio che Greta sarebbe fiera di me, se potesse vedermi. Mi sento come Giovanna d’Arco sul suo cavallo bianco e la lunga bandiera con i gigli. Ma in effetti, in gonna e tacchetti, l’unica cosa che mi svolazza accanto è la rete della spesa con un buco su un lato.
Arrivata al supermercato tiro fuori la mia lista e inizio, sono elettrizzata. Oggi dimostrerò al mondo che ciascuno può fare la sua parte.
Pane. Bene il pane è facile. Vado al banco e chiedo un mezzo filone integrale. La commessa taglia il filone e lo infila nella busta, ma in quel momento mi viene un dubbio e dico.
«Scusi, la busta del pane, è di carta?»
«Si è carta, non vede?»
«Ma scusi, e quella finestrella da un lato?»
«Ah, sì, le fanno così.»
«Ho capito, ma quella finestrella è plastica?»
«Beh, penso di sì, non saprei…»
«Ma scusi, non ha una busta normale?»
«No, guardi, abbiamo solo queste. Le occorre altro? Vede che c’è coda?»
«No, quella busta io non la voglio, mi dia il pane senza busta.»
«No, guardi questo non è possibile, la ASL ci fa chiudere se faccio una cosa del genere. Le occorre altro?»
Nel frattempo le persone in coda commentano e rumoreggiano.
«Signora, lo vuole o no questo pane?»
«No, non posso e poi mi è venuto in mente che lo avevo già.»
«Ma lei signora non aveva niente di meglio da fare che venire qui a farmi perdere tempo? Il prossimo, prego.»
Rossa in faccia per la vergogna e la rabbia mi giro e mi allontano dalla coda. Tutti mi guardano e scuotono la testa. Beh, penso, anche per Giovanna e Greta non deve essere stato facile all’inizio.
Nessuno stasera noterà la mancanza del pane, pazienza.
Riprendo la lista: parmigiano, cerco un pezzo di parmigiano nel banco frigo ma sono tutti nella plastica. Allora vado al reparto formaggi e chiedo alla commessa.
«Vorrei del parmigiano, un bel pezzo. Però prima vorrei sapere come lo confezionate.»
«Come tutto il resto signora, con la carta plastificata, a meno che non lo vuole già grattugiato e in quel caso lo mettiamo nella bustina di plastica o nella scatolina di plastica, come preferisce lei.»
«Beh, io preferirei senza plastica.»
«Abbiamo le vaschette di alluminio, le vanno bene?»
«Sì, l’alluminio va bene.»
Messo il pezzo di parmigiano nella vaschetta di alluminio la commessa si avvicina a un enorme rotolo di plastica e inizia ad avvolgere la vaschetta.
«Eh no, scusi, le avevo chiesto senza plastica.»
«Ma signora, non la posso mica mandare in giro con il vassoietto scoperto, è antigienico.»
«Beh, sarà pure antigienico ma sa quanti pesci muoiono soffocati per tutta quella plastica, per non parlare dei cormorani.»
La commessa mi guarda allibita e prima che lei possa rispondere continuo.
«Lasci perdere, se non può darmelo senza plastica se lo può tenere.»
Il cavallo bianco di Giovanna D’Arco che mi ha seguito paziente, nitrisce in segno di approvazione, quindi mi giro e me ne vado.
Non importa, nella mia lasagna metterò un po’ più di mozzarella e nessuno noterà la differenza.
Nel frigo ci sono solo mozzarelle in buste di plastica o in scatole di plastica e dalla commessa del bancone non posso certo tornare e tanto so già quale sarebbe la risposta. E allora niente mozzarella! Pazienza.
Passo davanti al frigo della frutta e verdura. Tutta la frutta è in vaschette di plastica a loro volta plastificate. Per la verdura stessa storia: insalata, melanzane, zucchine sono tutte tumulate nelle vaschette. Cerco le mie patate e quando le vedo sorrido, non sono imbustate! Evviva, sono in una rete! Orgogliosa le afferro, ma al tatto sento che la rete è di plastica. Ma perché? Cosa ho fatto di male? Tremo di rabbia, mentre sconfortata le rimetto a posto. Il mio carrello è ancora vuoto, mi sento sempre più frustrata, mi viene quasi da piangere. Santa Giovanna, aiutami tu! Greta, tu come accidenti fai tutti i giorni?
Giunta al banco del pesce chiedo.
«Salve, vorrei una spigola per quattro persone.»
«Eccola qua signora, appena pescata» dice il commesso mettendo il pesce su un foglio di carta plastificata.
No, non è possibile penso e con voce tremante per la rabbia dico.
«No, mi scusi, mi sono ricordata che il mio amico è vegano.»
«Ah, beh, mi spiace per lui poveretto, non sa cosa si perde.»
Ho sbagliato tutto. Ho fatto la mia lista a casa pensando di venire qui e prendere tutto quello che volevo. Devo fare invece l’esatto contrario, devo costruire la mia cena solo con quei prodotti che non hanno la plastica nella confezione. Ma d’altra parte è il mio primo giorno, giusto? Allora devo imparare. Ho sbagliato perché ho ragionato in modo consumistico. Se voglio contribuire a cambiare il mondo non può essere tutto come prima, mi dico.
Inizio a percorrere tutte le corsie del supermercato alla ricerca dei prodotti giusti.
Uova, ecco sono nel cartone. E vai, bingo! È il primo prodotto nel carrello. Mi sento rinfrancata, passo allo scatolame. Tonno in scatola, pomodoro in scatola, mais in scatola, piselli in scatola, fagioli in scatola… metto tutto nel carrello. Pasta. Tutte confezioni sono di plastica. Ma no c’è quella marca che la metta in cartone? Ah sì, eccola. Perfetto… e penso alla mia cena che riprende forma: fusilli tonno e pomodoro!
Prendo la scatola di cartone e al centro, con orrore, vedo una finestrella di plastica che mi mostra il contenuto. Ma perché, perché? Dico piangendo. Ma che bisogno c’era di questa finestrella? Si sono messi d’accordo con quelli del pane? Ma cosa devo controllare, secondo loro? Se hanno messo i rigatoni nella scatola dei fusilli? Sconsolata rimetto il cartone al suo posto. Il mio primo piatto è saltato. Percorro la corsia e così posso aggiungere al mio carrello: farina, zucchero, lievito e penso per il dolce siamo a posto. Sconsolata mi avvio alla cassa, metto le mie povere cose sul nastro e la cassiera mi chiede: «Vuole una busta di plastica?».
Mentre cerco di tenere fermo il cavallo bianco di Giovanna D’Arco, innervosito dall’inopportuna domanda, recupero la rete per la spesa mezza bruciacchiata e la sventolo come un vessillo gridando: «Non sia mai!».
Metto la spesa nella rete facendo attenzione a che non fuoriesca dal buco bruciacchiato, pago ed esco, piena di vergogna.
Ho passato il resto della giornata a cercare di mettere in piedi una cena, sono stata anche sul punto di chiamare i miei amici e chiedergli di portarmi un primo plastic-free, ma ho poi scartato l’idea perché mi avrebbe rovinato la sorpresa finale.
Con la farina ho poi fatto della focaccia. Come piatto principale uova con tonno e contorno di verdure miste (in scatola), per dolce biscotti senza grassi.

Ho servito la cena ai miei amici senza fare particolari commenti. Ma mentre stavo tornando dalla cucina con un nuovo piatto, li ho trovati a parlottare tra loro e appena mi hanno visto hanno poi cambiato discorso. Ho pensato, avranno notato qualcosa. Nulla sarà più come prima, ognuno può fare la sua parte!
E ora è venuto il momento della sorpresa. Mi alzo in piedi e pongo la fatidica domanda: 
«Ragazzi cosa aveva di speciale questa cena?».
Mi sento all’apice della giornata più importante della mia vita, mi sento in groppa al cavallo bianco di Giovanna che, alzandosi sulle zampe posteriori, mi porta ancora più in alto.
La mia amica prende la parola:
«Beh, Barbara, sì, abbiamo notato qualcosa di ‘particolare’, non volevamo dirtelo, ma se tu proprio ce lo chiedi… Beh, hai fatto quello che potevi con le cose che avevi in casa, perché, pensiamo, che hai trovato il supermercato chiuso».
Il cavallo mi disarciona, finisco in una pozza di fango e alzando lo sguardo vedo Greta che, con le mani su i fianchi, mi guarda con quello sguardo severo, che fino a questo momento aveva riservato solo al presidente Trump.

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