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Solo una goccia d’acqua

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Illustrazione di Agrin Amedì
Quando mi trovo sul punto di dormire, proprio nel momento in cui la stanchezza sta per prendere il sopravvento, sento un leggero rumore, che di primo impatto provoca fastidio.

Questo racconto è stato scritto nell’ambito di un laboratorio di scrittura creativa
“Progetto scuola-lavoro 2020”, tenuto presso il Liceo Scientifico Tullio Levi Civita di Roma
 dalla Scuola Omero

 

Quando mi trovo sul punto di dormire, proprio nel momento in cui la stanchezza sta per prendere il sopravvento, sento un leggero rumore, che di primo impatto provoca fastidio.
Mi chiedo subito cosa possa essere, se qualcosa di interno o esterno alla stanza, ma poi dopo quell’attimo fuggente la riconosco, si tratta senza dubbio di lei, di quella goccia che pareva salire le scale, dalla quale mi sono lasciato cullare nel tentativo di addormentarmi.
Mi brillano gli occhi. Al fastidio iniziale provocato dal ticchettio si è sostituita una sensazione gradevole che spero possa prolungarsi a lungo.
In questo barlume di speranza ho solo una cosa in mente: che la goccia continui imperterrita a salire le scale, a ticchettare, gradino dopo gradino.
Ma sarà realmente una goccia d’acqua? O è qualche altra cosa? Un piccolo animaletto che si sveglia di notte e sale trotterellando le scale per raggiungere il terrazzo all’ultimo piano?
O un insetto che con le sue zampette cerca di arraffare una mollica di pane caduta sul gradino perché un bimbo se l’è persa nello scendere frettolosamente le scale mentre consumava un panino?
O, ancora, potrebbe essere il fruscio provocato da un tubo di gomma trascinato su per le scale dal vecchio portiere dello stabile che ogni giorno crede che sia notte e ogni notte crede che sia giorno?
Nell’indecisione sulla reale natura del rumore, a me piace pensare che si tratti di una semplice, chiara, e piccola goccia d’acqua che prova a salire le scale, a dispetto della forza di gravità e di tutti quelli che credono che si debba cadere per forza.
È una semplice goccia d’acqua così piccola ma tanto capace e abile a generare un’onda di paura così grande quanto un condominio e forse anche di più.
Alcuni addirittura nel miserabile tentativo di dare un’identità a questa goccia sostengono che si tratti allegoricamente di indifferenza, mediocrità, insensibilità, apatia e mancanza di comunicazione di relazione che non permette di ascoltarci gli uni con gli altri.
Altri ancora la definiscono paura, paura per ciò che non conosciamo, per ciò che qualcuno vede già e che per noi non esiste; è la mancanza di fantasia, il poter pensare che qualcosa non sia reale per il semplice fatto che non riusciamo a vederla, mentre un suono lento ritmico ci spaventa.
La consapevolezza che forse un giorno riusciremo a incontrare questa goccia straniera, travolti da un anelito di speranza e apertura, e saremo in grado di guardarla negli occhi e capire come anche lei teme noi, mentre la sua limpidezza ci trasmette che ci stavamo solo sbagliando.
Provate a chiudere gli occhi: eccola lì, la goccia… non sale le scale, bussa alla vostra porta e… non fa più paura. 

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