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Ma vissero davvero insieme felici e contenti?

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Illustrazione di Agrin Amedì
Giunto nella radura, il Bel Principe vide Biancaneve distesa s’un letto di fiori. Si avvicinò, la guardò, la baciò: Biancaneve aprì gli occhi e si svegliò. Il Bel Principe allora la prese e la condusse nel suo castello, dove vissero insieme felici e contenti… Per le prime due settimane.

Giunto nella radura, il Bel Principe vide Biancaneve distesa s’un letto di fiori. Si avvicinò, la guardò, la baciò: Biancaneve aprì gli occhi e si svegliò. Il Bel Principe allora la prese e la condusse nel suo castello, dove vissero insieme felici e contenti… Per le prime due settimane.
Biancaneve aveva inteso che il Bel Principe la stesse ospitando per le cure necessarie. Del resto, un avvelenamento non è cosa di tutti i giorni: lavanda gastrica, antispastici e fisioterapia per recuperare la mobilità dopo un lungo sonno profondo. Il Bel Principe era stato molto generoso e accogliente con lei, senza dubbio aveva avuto fortuna ad incontrarlo. Era proprio come il principe delle fiabe: biondo, con gli occhi blu, vestiva di azzurro, con una buffa calzamaglia che ne metteva in evidenza forme e dotazioni. Questo, del resto, era l’abbigliamento dei principi che si ostinavano a seguire la moda delle favole. Erano, di fatto, rimasti in due, lui e quello di Raperonzolo. Pure Aladino, strenuo sostenitore della tradizione, aveva dato retta a Jasmine e si era finalmente deciso ad abbandonare turbante e scarpe appuntite, optando per un’abbigliamento più casual. Il rapporto con il Bel Principe era stato buono all’inizio: lui veniva due volte al giorno a sincerarsi del suo stato di salute. Le aveva messo a disposizione la suite imperiale, quella con la jacuzzi e la sauna turca, una TV al plasma con abbonamento a Netflix, Sky e Apple TV, così che lei avesse l’agio della scelta. Le aveva messo a disposizione un’infermiera, una cameriera, una parrucchiera, una lettrice (nel caso si fosse stancata di tenere in mano i libri), una massaggiatrice e una dama di compagnia. Tutte queste attenzioni avevano finito per opprimerla, non poteva fare un passo che già si ritrovava l’accompagnatrice accanto che le chiedeva se stesse bene o di che cosa avesse bisogno. Quando il medico di corte le disse che stava finalmente meglio e che aveva recuperato le forze, Biancaneve penso’ che avrebbe potuto finalmente tornare dai suoi nani e portare avanti il business della cava di diamanti. Era infatti entrata in società con i 7 Nani, un gruppo di piccoli azionisti che avevano rilevato una miniera di diamanti attraverso una feroce speculazione finanziaria. Biancaneve era stata nominata amministratrice delegata, così, mentre i primi avrebbero continuato a supervisionare la fase estrattiva grazie alle loro competenze tecniche, lei avrebbe finalmente portato la WhiteSnow Enterprise a essere quotata in borsa. Tutto stava procedendo bene, quando Biancaneve accettò un’offerta da parte di una holding che le proponeva una speculazione sulle mele. I Nani le avevano detto di stare attenta, che il mondo della finanza era spietato, ma lei no, si era voluta fidare di quella Grimilde, erede del Gruppo Mirror, eccellenza nel campo della bellezza, che tante volte era apparsa su Vogue e sul Times: l’offerta che le fece era semplicemente irresistibile. Dopo averla accettata e aver provato una delle mele, era crollata in un coma profondo, dovuto a un avvelenamento, le avevano detto i medici al suo risveglio. Quella donna infingarda e manipolatrice voleva farla fuori dai giochi, voleva liberarsi di lei, l’astro nascente di Wall Street, per tentare di rilevare la miniera di diamanti, uno degli affari più redditizi del momento. E ce l’avrebbe fatta, la maledetta, se non fosse stato per il Bel Principe, che, oltre a un bacio – non richiesto, ma così voleva la consuetudine – le aveva dato l’antidoto la cui ricetta, soprannominata dai monaci che l’avevano creata “alzati e cammina”, era custodita da generazioni nel suo castello. Una volta sveglia, aveva saputo che Grimilde, che da idolo divenuta sua acerrima nemica, era stata trovata morta, tragicamente caduta da una rupe durante un trekking per rafforzare il team-building nella sua azienda. Il suo decesso, aveva pensato, non aveva reso felice solo lei, ma di certo anche molti dei suoi dipendenti. E sopiti i desideri di vendetta, Biancaneve penso’ che fosse proprio arrivato il tempo di ringraziare il suo salvatore e di rimettersi al lavoro. Il Bel Principe, sempre vestito in quel modo buffo e anacronistico, le disse che però non se ne poteva andare, che per tradizione di corte tutti i principi di quel casato avevano sposato principesse; oppure, in assenza di una donna dal sangue blu, avevano sposato giovani donne che avevano miracolosamente salvato. E questo era quello che era successo nel loro caso, la tradizione non si poteva rompere. Biancaneve rifletté: il palazzo, di fatto, era bellissimo, con i suoi marmi, gli stucchi, gli inservienti, il buon cibo, il potere a portata di mano. Poi però pensò che avrebbe fatto la fine di Cenerentola, che il gossip dava in una clinica di disintossicazione dopo gli anni di matrimonio con il Principe Azzurro che l’aveva tradita più volte, l’ultima con Pocahontas durante una vacanza in Sud America. No no, non avrebbe fatto quella fine: lei non solo era bellissima, con quei capelli neri come l’ebano, la bocca rossa come il sangue e la pelle bianca come la neve, ma era anche colta, intelligente e capace. E poi non poteva mollare i 7 Nani, aveva siglato con loro un contratto e i contratti andavano rispettati, soprattutto quando contenevano una clausola di ingiustificata rescissione da milioni di dollari. In ogni caso, ci teneva a far funzionare quell’affare; loro le avevano dato fiducia e lei sentiva di doverli ripagare. Sopra ogni cosa, infine, non poteva apparire su riviste e rotocalchi al fianco di un uomo in calzamaglia, nemmeno fosse stato Superman! Alzando il dito medio, disse al Bel Principe che poteva prendersi le sue tradizioni e metterle dove sapeva perché lei non si sarebbe fermata in quel posto un minuto di più. Così fu immediatamente circondata dalle guardie e rinchiusa in una delle stanze panoramiche nella torre. Pensò che mancava solo un drago di guardia per essere al completo: il Bel Principe era privo di fantasia, oltre che di un guardaroba decente. Nei giorni che seguirono il Bel Principe e Biancaneve riversarono l’uno sull’altra i peggiori improperi e le offese più atroci, fino a quando, una sera, il Bel Principe, stanco di tanto discutere, le offrì un Cocktail Martini in segno di pace. Al quinto, le barriere cedettero: iniziarono a ridere l’una dell’altro, a prendersi in giro, ma in maniera amichevole. Si raccontarono delle loro rispettive vite, di quando Biancaneve era una povera fanciulla senza famiglia e, per sbarcare il lunario, aveva convissuto con un tizio che aveva la passione della caccia, mentre il Bel Principe le raccontò delle aspettative che tutto il regno aveva nei suoi confronti, di quanto fosse per lui opprimente dover ubbidire alle regole di corte, fino a quando, all’ennesimo Cocktail Martini, prese coraggio e le disse che lui mai avrebbe voluto sposarla e che vi era costretto dai costumi del regno. Biancaneve scoprì così che il Bel Principe, che in realtà nell’armadio teneva nascosti capi di alta moda di Jean Paul Gautier e di Tom Ford, non solo era costretto a vestirsi in quel modo per seguire il reale protocollo, ma era innamorato corrisposto di Arnolfo, lo chef di corte, con il quale da anni viveva una relazione clandestina. Il Bel Principe la supplicò di coprirlo e di accettare la proposta di nozze, dicendole che avrebbe potuto avere altre relazioni, che a lui non sarebbe importato, sempre che avessero entrambi tenuto in piedi la messinscena. Biancaneve valutò questa nuova proposta che era davvero molto allettante: avrebbe abitato in un castello fatato, avrebbe avuto servitori, chef, personal trainer, guardie del corpo, vestiti alla moda, viaggi, una rendita perpetua, non avrebbe più dovuto lavorare nella sua vita, se solo avesse tenuto il gioco al Bel Principe, sposandolo. L’offerta era certamente allettante. Ci pensò, soppesò i pro – tutti i benefici economici che ne avrebbe ottenuto – e i contro – avrebbe dovuto sacrificare la sua libertà. Questo, per carattere, non avrebbe potuto farlo, a nessun prezzo. Prese il Bel Principe per la collottola, lo baciò sulla bocca e gli disse che lui era il Principe, l’erede al trono, e che lui sarebbe stato quello che avrebbe cambiato le regole di quel regno. Parlarono, bevvero e fumarono fino all’alba, quando il Bel Principe si decise a fare il grande passo. Dopo un paio di giorni, tempo che passasse la sbornia e di parlare con Arnolfo, il Bel Principe convocò le più alte cariche dello stato e il popolo tutto. Aveva accanto Biancaneve, già nominata consigliera di corte,  e alla sua sinistra Arnolfo, felice e incredulo. Pronunciò un discorso meraviglioso sulla libertà, sull’amore e sul diritto di essere sé stessi. I suoi sudditi si commossero fino alle lacrime, i dignitari pensarono che fosse impazzito, la televisione parlò per mesi di quel Bel Principe che, nei suoi abiti di alta moda, eleganti ed eccentrici (aveva finalmente cambiato anche il look!) aveva avuto il coraggio di fare coming out e di sposare il suo amato, estendendo lo stesso diritto a tutto il suo regno. Il Bel Principe divenne così un baluardo dei diritti civili, superando in questo perfino Justine Trudeau. Biancaneve si trasferì definitivamente nel Castello del Bel Principe, alloggiando nella suite imperiale, dove, continuando a svolgere la funzione di Amministratrice della White Snow Enterprise, oltre che di consigliera del regno, visse libera, felice e contenta.

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