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Tanto lui c’è sempre

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Illustrazione di Agrin Amedì
Tanto lui c’è sempre. Va bene. Ma dove? Dietro la porta? Dentro un calzino arrotolato nei panni sporchi? Ti prego, dimmi, dall’alto del tuo sapere, condividi con me questa grande verità, questa tua certezza.

Tanto lui c’è sempre. Va bene. Ma dove? Dietro la porta? Dentro un calzino arrotolato nei panni sporchi? Ti prego, dimmi, dall’alto del tuo sapere, condividi con me questa grande verità, questa tua certezza. Onorami. Magari è avvinghiato a uno di quei grumi di polvere che si palesano al mattino e fluttua nell’aria. Non tenermi sulle spine, dimmelo. Adesso. Magari nel bianco delle pareti? Ma sai, per quanto mi sforzi di scorgerlo, fino a farmi lacrimare gli occhi, io, in quel bianco vedo tante cose, ma non lui. Forse su Alpha Centauri a 4,7 anni di luce dalla Terra. Ovvero 41,13 trilioni di km. Lo so perché ne parlavamo spesso, la passione per l’astronomia ci univa, leggeva Asimov. Ma non sarebbe per nulla facile andare a controllare.

Tanto lui c’è sempre. Dici? Forse dovrei sbirciare tra pagina 234 e 235 del Capitale di Marx. In effetti tra le opere letterarie sarebbe di certo, per lui, la più confortevole e accogliente dove risiedere, magari proprio accanto al passo: Più un uomo cerca Dio più perde sé stesso. Ricordo con atroce lucidità e dilagante nostalgia, quando a cena, ribadiva con forza l’amore per le proprie idee politiche, memoria vivente di una coscienza di classe. Idee che al contrario io ritenevo stantie ma delle quali non potevo non riconoscere la forza.

Tanto lui c’è sempre. Sto per perdere la pazienza. Ma dove pensi che possa trovarlo? Dove, dico io? Hai ragione, non cerco nel posto giusto. Forse sul portico di casa. Devo controllare. Rimetto i suoi occhiali da vista sul tavolo, quello di plastica con le foglie stilizzate, un bicchiere d’acqua semivuoto e la sua amata bottiglia di vetro. L’acqua dalla bottiglia di vetro è più buona. Rispolvero un vecchio numero di Liberazione. Guardo il tutto dal balcone del salotto, ma non è la stessa cosa. Nulla. Non lo vedo. Aspetta, forse ho capito. Provo a vedere tra i silenzi in quell’auto la mattina, quando andando a scuola preferivo perdermi tra le note musicali piuttosto che parlargli. Ma posso garantirti che non c’è.

Cosa diamine ne puoi sapere? Tanto lui c’è sempre?

Dal corridoio apro la porta della sua camera da letto. La apro molto lentamente, come se questo potesse in qualche modo aumentare le chance di poterlo vedere dormire ancora una volta, magari scorgendo i suoi capelli brizzolati emergere pacifici da sotto al piumone. Ma, nulla. Tu che poggi la mano sulla mia spalla e che con insopportabile presunzione esclami “Tanto lui c’è sempre”, cosa cazzo ne puoi sapere? Che io, per un suo  abbraccio, già sarei in viaggio per Alpha Centauri.

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