Condividi su facebook
Condividi su twitter

Una partita a domino

di

Data

Scrivere è un po’ come fare una partita a domino, posizionando le pedine in verticale. Il numero che sta in cima alla pedina corrisponde alla base di quella successiva e cosi via.

Scrivere è un po’ come fare una partita a domino, posizionando le pedine in verticale. Il numero che sta in cima alla pedina corrisponde alla base di quella successiva e cosi via. Il gioco prevede due partecipanti, così come in un racconto: da un lato la razionalità dello scrittore; dall’altra la sua emotività con la sua scia di desideri, fantasie, visioni. Lo scrittore gioca con sé stesso: divide le pedine in due gruppi. Da uno sceglie a caso; dall’altro, nella rosa delle sue possibilità, sceglie consapevolmente quale tassello legare.
Ora il gioco giunge al termine, e sul tavolo restano in verticale tutte le combinazioni che gli è stato possibile usare. Ma se azzarda un finale sbagliato, quell’atto si ripercuoterà sull’intera storia. E basterà una leggera spinta sull’ultimo tassello per vederle cadere una dopo l’altra fino al principio. Le storie sono così: hanno un equilibrio delicato. Un equilibrio da rispettare. E  una verità  che non ammette leggerezze.

Questa settimana i nostri allievi giocano la loro partita con le parole…

La paro. Devo pararla. La palla si flette, corre a una velocità supersonica fino ad assottigliarsi in una lancia che squarcia la mia memoria. Fino a riportarmi a casa della nonna. Riccardo Staroccia si posiziona in porta come Benji Price, con il cuore all’erta e uno sguardo fisso sulla verità delle cose.

Appena ho messo piede in casa, la luce era diversa. La temperatura era diversa. E ogni angolo era uno spigolo. Claudio Chiavari spalanca le porte a una glaciale consapevolezza.

Fermati, basta. Basta con queste botte. Basta con questa vita: io sento l’odore del borotalco. Irene Noli sale su una giostra che la scaraventa fuori dal tempo, verso un nuovo inizio.

Io sono De Santa, una leggenda del basket. Ma nessuno mi conosce, nessuno sa quello che provo. Andrea Pastore indossa i pantaloncini e la canotta di un mito che non ha nome, né eguali.

Il vento in faccia. La mia ansia. Le ruote che prendono velocità, e i miei pensieri che si congiungono all’orizzonte. Silvia Semprini sale su un motorino verso l’infinito.

© Testata giornalistica n. 99 registrata presso il Tribunale di Roma il 24/03/2005 – MagO’
Sede legale: Omero srl Largo della Gancia 5, 00195 Roma – CF. 06823371007

Ultime
Pubblicazioni

Sfoglia
MagO'