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La zanzara

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Illustrazione di Agrin Amedì
Poco fa, mentre ero china sul pc a lavorare, una zanzara è entrata dalla finestra aperta. Mi hai sempre imposto di tenerla chiusa perché a te le zanzare pungono. E io, che al contrario non vengo nemmeno sfiorata, l’ho lasciata entrare.

Poco fa, mentre ero china sul pc a lavorare, una zanzara è entrata dalla finestra aperta. Mi hai sempre imposto di tenerla chiusa perché a te le zanzare pungono. E io, che al contrario non vengo nemmeno sfiorata, l’ho lasciata entrare. Ho deciso che voglio accompagnarla di persona da te. Ho un attimo di esitazione, mi alzo con l’impulso di fermarla, persino di ucciderla. Ma dura solo una frazione di secondo. Rimango in piedi e la vedo avvicinarsi al tuo divano bianco, immacolato. Sento il rumore delle sue microscopiche alette e il pensiero del malessere che ti procurerà stanotte mi fa sorridere. La devo mandar via da lì. Per non farle male, lancio morbidamente la ciabatta che plana sul divano. Nonostante la pioggia ho voluto fare colazione in balcone; ed eccola lì, una bella macchia numero 39 sul cuscino grande. Mi avvicino preoccupata. Ma tiro un sospiro di sollievo, la zanzara ronza beata e la forma grigia sul tuo cuscino preferito sembra una macchia di Rorschach. Ora, oggettivamente, quante volte abbiamo detto di comprare un copridivano? La zanzara perlustra la lampada napoleonica di tua nonna. Le do una sberla per spingerla verso la camera da letto ma sbaglio la mira. Il cappello della lampada si stacca di netto e rumorosamente cade sul tavolino di vetro di Murano, che nonostante il prezzo a quattro cifre, si crepa. Lo credevo più resistente. Peccato, tenevi alla lampada quasi quanto alla nonna, che per inciso è morta da sola in un ospizio. Cerco la zanzara spostando sedie, alzando tappeti. Il persiano originale vola sul tuo prezioso vaso Lalique. Il regalo del tuo primo matrimonio cade sul pavimento producendo mille piccoli Lalique. Proprio vero, le cose sembrano solide finché non si rompono. Lei è sul montante della porta ora. Devo solo farle attraversare il corridoio e il gioco è fatto. Mi aiuto con la ciabatta rimasta. Mi allungo piano piano, devo solo indicarle la strada. Con la punta dell’infradito tocco la cornice del Fattori e la cavalla, povera, viene giù. A me i quadri sopra le porte sono sembrati sempre un po’ strani ma questo poi, la cornice grande grande il chiodo piccolo piccolo. Dai. Era solo questione di tempo. Lo sapevamo entrambi che prima o poi cadeva. Lascio la cavalla a terra e seguo la mia zanzara. Sta passeggiando nelle pieghe del totem di legno. Originale indiano. Mica Porta Portese. Uno dei tuoi tesori. Stavolta non c’entro nulla. Inseguo leggiadra la mia amata predatrice e una manica della tshirt rimane agganciata a Ganesh. Il grosso chiodo (che ho messo io)  tiene bene, ma il naso d’elefante si stacca. I tarli indiani sono così. Non violenti, ma non si arrendono. Non lasciano scampo. Vedo la porta dell’antibagno. La camera è vicinissima. Lei, la zanzara, mi precede nascondendosi dietro l’arco, forse attirata dalla scarpiera.nEntra nella porticina socchiusa e perlustra le tue scarpe. Ci manca solo che muoia adesso, con tutta la fatica che sto facendo. Per il suo bene cerco di cacciarla da lì. Sciò sciò, le tiro due manate alla cieca. Lei mi accontenta ed esce dall’armadio, io ho solo il tempo di vedere con la coda dell’occhio una bottiglia di lucido nero colare sulle tue Church rosse. Non ti piacevano, lo hai sempre detto. Il fatto che ora siano rossonere non cambia nulla. Ci siamo, apro la porta della camera da letto. Lei esita. Io strizzo un occhio ammiccando alla tua foto sulla parete: tu bello paffuto, sorridente e senza un capello, che diciamolo per lei è un vantaggio. La zanzara si convince ed entra. Un ultimo sguardo al letto e chiudo la porta. Devo assolutamente chiamare il dottore e spiegargli che le ultime pasticche non funzionano. Mi aveva detto che avrei smesso di vedere animali ovunque e invece… Ora c’è un gatto nero e sporco sulla poltrona di tua madre. Forse, vista la tua forte allergia al suo pelo, è bene che io porti in camera tua anche lui.

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