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Dallo stretto di Messina al Machu Picchu con Nadia Terranova

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La seconda lezione magistrale alla scuola Omero parla di luoghi.
E a ben vedere anche la scuola Omero è un luogo misterioso di cui si potrebbe parlare.
Magari un’altra volta.

A parlarci di come raccontare i sentimenti, le trasformazioni e le descrizioni delle geografie letterarie è Nadia Terranova, l’autrice siciliana che parte dai luoghi a lei cari, lo stretto di Messina, e di un recente viaggio sulla littorina intorno all’Etna. Curiosa esperienza, ci dice, quella di partire per un luogo che dovrebbe essere familiare ma che va osservato e visitato con gli occhi di chi lo vede per la prima volta. E l’Etna non è lo stretto di Messina. Per lei dunque una novità.

Il titolo della lezione promette bene con la presenza di Manzoni e di Bufalino, l’uno con il suo ramo sul Lago di Como, l’altro per la bella immagine di melagrana spaccata che descrive Modica.

Ma sento nel naso, d’un tratto, l’odore aspro del carbone bruciato e sotto di me il duro sedile in legno che cigola e dondola a ogni sobbalzo.
Sono in Perù, inverno del 1998.
È l’alba quando assonnata e infreddolita mi arrampico sul treno che da Cuzco arriva alla stazione ai piedi del Machu Picchu. L’ho così sognato, aspettato e desiderato che queste ore che ci separano sembrano interminabili.
La mia montagna sacra!
Il viaggio è lungo e mi metto comoda. Pian piano l’alba fa spazio alla luce del giorno, al sole, al cielo splendente. Le montagne scavano solchi profondi dove il treno a scartamento ridotto si insinua rumoroso e vedo oltre il finestrino, le vette alte e verdi, il fiume Urubamba che ci corre accanto.
Il treno arranca: un po’ a destra, un po’ a sinistra, un po’ in avanti e un po’ indietro e a ogni cambio di direzione arriva l’aria fredda e nera di carbone a ricordarci dove siamo. Ed è lo stesso odore terribilmente acre che pochi mesi fa, in un gioioso maggio estivo ho sentito mentre su di un piccolo treno a vapore cavalcavamo le crete senesi.
Il treno si ferma d’un tratto nel mezzo della campagna toscana e noi tutti scendiamo per proseguire a piedi lungo la Francigena.

Il posto che descriviamo lo dobbiamo conoscere molto bene, dice Nadia Terranova, riportandomi all’improvviso nell’aula di Omero.

Ho viaggiato per un momento nei luoghi a me cari, lontani nel tempo o più recenti, e la littorina sull’Etna, che ha aperto la lezioni sui luoghi, è stata la dimostrazione di quanto sia potente quella geografia letteraria che forse non sempre consapevolmente mettiamo nei nostri racconti rendendo proprio quei luoghi un viaggio a parte, unico. Magico.

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