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Bignè alla crema

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Illustrazione di Agrin Amedì
Prima Pomeriggi interi sulla poltroncina foderata con la stoffa verde chiaro con gli orsetti, io seduta e tu in braccio a me, a leggere. Fumetti, favole, racconti, enciclopedia… tutto leggevamo. Ti piaceva così tanto ascoltare la mia voce che snocciolava parole mentre tu guardavi le figure.

Prima
Pomeriggi interi sulla poltroncina foderata con la stoffa verde chiaro con gli orsetti, io seduta e tu in braccio a me, a leggere. Fumetti, favole, racconti, enciclopedia… tutto leggevamo. Ti piaceva così tanto ascoltare la mia voce che snocciolava parole mentre tu guardavi le figure. A volte chiudevi gli occhi e facevi finta di dormire. Poi, sul più bello, io interrompevo la frase e tu, tenendo ancora gli occhi chiusi, la finivi: l’avevi imparata a memoria per quante volte avevamo letto lo stesso libro.

Dopo
Che stai leggendo? Un libro. Sì, questo lo vedo, ma che libro è? Un libro. E’ bello? Nzomma. Chi è l’autore? Nun me ricordo. Chi te l’ha dato? Nun me ricordo. Di che parla? Boh. Chiudi ‘a porta.

Prima
Ti accompagnavo a scuola e il distacco era sempre difficile. Veni, mamma? Non posso venire a scuola anche io, ma torno presto a prenderti. Pecché? Perché a scuola vanno i bambini, non le mamme. Spesso piangevi, ma non sempre, a volte ti facevi forza e trattenevi le lacrime ma io lo vedevo che eri triste. Poi quando venivo a prenderti erano baci e abbracci. Risate e racconti. Anche quando quasi non parlavi, raccontavi: Oggi zocavo co a nave, poi Iapopo ha detto a nave è mia e a maettra ha detto…

Dopo
Ciao, che hai fatto a scuola? Niente. Come è andata? Bene. Raccontami, cosa ha detto il professore della ricerca? Senti, scusa, non mi va di parlare, sono stanco. Mo me butto a letto. Ti sei chiuso la porta alle spalle e ti sei messo a dormire, o forse a mandare messaggi senza voce. Hai ragione, sei stanco, io invece non so perché ma non sono stanca, parlerei ancora per ore di quella nave, di Iapopo e soprattutto vorrei proprio sapere cosa ha detto la maestra.

Prima
La domenica spesso cucinavamo insieme i biscotti. Ci mettevamo il grembiule blu tutti e due, il mio da adulto, il tuo da bambino, ma uguale uguale. Poi: lavarsi le mani, dicevo, e tu correvi al bagno a prendere il sapone. Da quel momento era tutto un impastare, rompere, infornare, aspettare, giocare. Mentre parlavamo di farina, uova, galline che fanno le uova, coccodè, chicchirichi, galletto perfetto, Pimpa e Armando che fanno i biscotti. Ore di spasso puro. I biscotti si assaggiavano solamente (alla fine non avevamo più fame) ed erano sempre buonissimi, anche quando erano bruciacchiati.

Dopo
A ma’, i biscotti!
Oddio, ho dimenticato di comprarli, è vero. Scusa, scusa, posso farti una tortina adesso, veloce veloce. No, forse è tardi, non si cuoce in tempo. Vabbè, ti preparo pane e marmellata? È buono e fa bene. Nun me piace, dici.
Ma perché domenica non li facciamo insieme i biscotti, propongo timorosa. Nessuna risposta, solo uno sguardo che mi brucia come un biscotto di carbone.

Prima
Ricordo benissimo quel giorno. Venni a prenderti al giardinetto. Era già pomeriggio inoltrato, io tornavo dal lavoro e tu eri stato tutto il giorno con Marina, la babysitter. Te la ricordi? Mi vedesti da lontano e mi corresti incontro sulle gambette traballanti: oddio ora cade, pensai. E invece no, arrivasti fino da me sano e salvo, io ti presi in braccio e tu accarezzandomi la testa mi dicesti: Bella mamma coi capelli unghi unghi.
In realtà i miei capelli non erano affatto lunghi, ero andata da poco a tagliarli dal parrucchiere, ma così mi vedevi con gli occhi dell’amore.

Dopo
Ti ho incrociato ieri pomeriggio alla piazzetta sotto casa, tornavo dal lavoro, una giornata faticosa e inconcludente, di quelle che ti fanno sentire brutta e invecchiata improvvisamente, nonostante la seduta dal parrucchiere e il nuovo taglio che – dice – dovrebbe ringiovanire di 10 anni. Mi hai guardata e sei corso verso di me con le tue gambe lunghissime, io ti ho fatto ciao con la mano e ho sfoderato il mio miglior sorriso.
Ehi, ho detto.
Ehi, hai detto, me dai 10 euro?
Perché?
Benza.
Eccoli.
Ti sei voltato e hai inforcato il motorino. Addio. Ma poi ci hai ripensato e guardando indietro con quel tuo sorriso bellissimo hai detto:
Ma che hai fatto ai capelli? (L’hai notato, hai notato che i miei capelli erano diversi) Me pari un bignè alla crema.
Il bignè alla crema, il tuo dolce preferito. Così mi vedi con gli occhi dell’amore. Io lo so. E mi sento bellissima con il bignè alla crema sulla testa.

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