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Aria di mare

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Illustrazione di Agrin Amedì
Estate. Anche quest’anno andremo al mare. È così da sempre, da quando il medico l’ha consigliato a mia madre. Le ha detto che non c’è niente di meglio per i bambini dell’aria di mare perché ricca di iodio, magnesio, potassio e altri sali minerali.

Estate. Anche quest’anno andremo al mare. È così da sempre, da quando il medico l’ha consigliato a mia madre. Le ha detto che non c’è niente di meglio per i bambini dell’aria di mare perché ricca di iodio, magnesio, potassio e altri sali minerali. Ha detto che respirarla equivale a fare un aerosol naturale e che mi aiuterà a passare un inverno migliore. L’ha detto 11 anni fa. Mi chiamo Simone, ho 12 anni e vivo a Bologna con mamma e papà. Sono figlio unico, di salute cagionevole. Da 11 anni passo le mie estati al mare, con mamma.
Mamma è molto presente, troppo presente. Mamma mi soffoca. Ogni mattina mi sveglia con una tazza d’acqua calda con limone spremuto, cosa che odio ma come dice lei è per il mio bene. Mi obbliga a far colazione prima di andare a scuola perché è impensabile iniziare la giornata senza carburante. Mi fa trovare pronti sul letto i vestiti che devo indossare e sul comodino le medicine che devo prendere. Controlla che lo zaino non sia troppo pesante. Mi ricorda di allacciarmi bene le scarpe. Mi chiama “piccolo mio” in continuazione. Mi saluta pretendendo un bacio e quando sono giù in strada diretto verso scuola se alzo gli occhi la trovo lì, alla finestra, che mi sorride e mi fa un cenno con la mano. Il suo sguardo sa di paura. È paura. Mi paralizza e poi mi divora. Come se lei sapesse che nonostante tutte le sue attenzioni e il suo impegno per preservarmi intatto, qualcosa o qualcuno là fuori potrebbe comunque farmi del male. I suoi occhi la tradiscono. La sua certezza che non potrà salvarmi mi uccide prima del tempo.

«Tesoro ti sei messo la crema protettiva?»
«Sì mamma.»
«Hai preso il cappello?»
«Sì mamma.»
«E perché non lo metti? Lo sai che è importante proteggere la testa dal sole…»
«Sì mamma.»
«Io mi stendo qui, tu non allontanarti troppo. Intesi?»
«Sì mamma.»
«Bravo piccolo mio.»

La osservo mentre meticolosa sbatte il lettino dalla sabbia e con cura stende il telo. Io afferro una conchiglia. Passo il dito lungo i suoi bordi, prima delicatamente, poi facendo più pressione con il polpastrello. Il sangue comincia scendere lungo il suo guscio. E finalmente, comincio a stare meglio.

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